Made in China
amici
Guardiamo una persona “normale” non il solito imprenditore o “padrone” che dir si voglia… ovvero il comune cittadino. Nella sua mirco-economia cosa fa quando deve fare la spesa ? : Per i “grandi investimenti” va al super-iper-mercato o negli hard-discount, per le piccole cose dal verduriere sotto casa.
Magari a voi il paragone sembrerà forzato, ma se ci pensate bene… tutto è rapportabile.
Ora scusate se parlo da uno che sulla barricata dell’Imp-Exp. dai paesi asiatici ci è stato per molti anni, ovviamente traendone dei vantaggi economici.
Oggi che sono “fuori dalla mischia” quindi super-partes, senza volermi assumere il ruolo dell’economista, che perlatro non mi compete, credo semplicemente nella logica delle cose.
Lasciatemi fare giusto qualche esempio:
Guarda caso quando nel 1990 la Piaggio era praticamente l’unico produttore di Scooter ed a Taiwan già circolavano migliaia di scooter, gli stessi che oggi girano per le ns. strade.
Tutti prodotti a Taiwan all’80%. E’ bastato far cadere alcune restrizioni doganali.
Stesso periodo… la “Fiat” aveva praticamente il monopolio in Italia (sempre grazie alle barriere doganali) mentre in Belgio (ove le stesse non esistevano) il mercato era già saturo delle varie Toyota,Nissan, Honda ecc.
Entriamo in Europa (1993) apriamo le frontiere ed il gioco è fatto, anche noi siamo pieni di auto giapponesi (seppur a onor del vero prodotte parzialmente in Europa)
Se scrivessi l’avevo detto… probabilmente non mi credereste, ma l’avevo detto.
In certi settori (quello auto x es.) il prodotto Made in China non è ancora arrivato solo ed esclusivamente per mancanza di omologazione del prodotto (standard euro-2 euro-4).
Ma non illudetevi.. questa “barriera” è solo una carta velina.
Ci sarà poi sicuramente un “periodo tecnico” in cui l’utenza dovrà assimilare il nuovo prodotto, ma poi non c’è speranza, saremo invasi da auto e moto cinesi.
Un’altro settore di mercato ove il Made in Europe andrà “a gambe all’aria”.
Per contro, non dimentichiamoci di alcuni fattori:
1) la concorrenza del “Made in Asia” se da un lato ha fatto dei danni enormi alle aziende europee (ed ai suoi lavoratori) dall’altro canto ha favorito un abbattimento dei prezzi al consumo.
Se oggi entrate in un ipermercato ed uscite con una Mountain-Bike spendendo solo 50-60 Euro, dite grazie ai “cinesi”
Ora decidiamo bene da che parte della barricata vogliamo stare, e comunque credo che non esista la medecina che sana tutti i mali.
In un paese come il Brasile dove il blocco delle importazioni dei prodotti esteri è stato per anni quasi totale applicando i dazi doganali, il risultato è stato che il prodotto “made in Brazil” in generale era una porcheria, tecnologicamente antiquato e caro.
Solo ed esclusivamente perchè mancava la concorrenza dei prodotti esteri.
Oggi il Brasile ha liberalizzato l’import ed anche i Brasiliani possono finalmente premettersi la loro bella Mountain-Bike ed il loro Computer a prezzi decenti.
L’Italia non è piu’ libera di decidere autonomamente dazi e sanzioni, fa parte della Comunità Europea e tutto viene deciso a Bruxelles.
A mio personale giudizio, l’unico modo per “bloccare i cinesi” è molto semplicemnte porre nuovamente delle barriere doganali che siano esse sotto forma di dazi o quant’altro.
Fare poi degli accordi bilaterali dove vi sia un bilancio dell’import-export dall’europa verso la cina e viceversa.
Ovvero: volete venderci 1 Euro di merce ? Acquistaeci 1 Euro di merce.
E’ impensabile che cosi’ all’improvviso il mercato interno del lavoro in Cina possa cambiare ed assimilarsi allo “Statuto del Lavoratori” del sig. Gino Giugni (era Lui ?)
Vedrei comunque benissimo la proposta di Controversial Controversial (che saluto, ringraziandolo per questo spazio)di mandare i ns. sindacalisti in Cina.
Magari è capace che li mettono ai lavori forzati in una risaia e cosiì finalmente almeno una volta nella vita lavorano anche loro.
Perchè non dimentichiamocelo i comunisti non mangiano i bambini… ma su certi argomenti s’incazzano e, a loro se gliela conti troppo in un attimo ti rimettono i carri armati in piazza.
Però buffa il destino…. l’europa socialista e/o socialdemocratica.. messa in ginocchio dai comunisti neo-capitalisti.
Grazie a chi mi ha letto, un saluto a tutti i cervelli liberi.
This post was submitted by zuini.

Commenti (4)
waterman
December 19th, 2009 at 19:54
Non si è voluto regolamentare l’entrata della Cina nel WTO, perchè le lobby internazionali (petrolio, finanza, armi etc..)non potevano farsi scappare il ghiotto boccone rappresentato dalla Cina.
La verità , ahimè, è che la Cina ha rappresentato un’irripetibile opportunità per i grandi investitori ed è finita con il diventare una scelta obbligata per tutti gli altri imprenditori.
Una soluzione ci sarebbe: introdurre una tassa riservata ai soli prodotti delocalizzati e a quelli prodotti in Cina sotto licenza.
waterman
December 19th, 2009 at 19:57
L’anno scorso in Cina sono stati attivati 30 MILIONI di nuovi numeri di cellulari, la meta’ di tutti i numeri italiani.
Ci sono 15 MILIONI di “nuovi ricchi”, ma ricchi per davvero.
(In Italia sono decine di migliaia, cioe mille volte meno)
Le uniche Cadillac che ho mai visto le ho viste a Guangzhou, dove ci sono decine di concessionarie di auto di lusso europee.
Questo per dire che in Cina non c’e’ solo un bacino produttivo, ma anche un grosso e fruttuoso bacino di clienti.
Se l’AGV va’ in Cina a produrre caschi, si vorra’ anche aprire il mercato cinese che e’ 1000 volte piu’ interessante di quello europeo.
Se non ci sara’ piu’ nessuno in Italia in grado di acquistare i loro caschi, poco male, tanto li possono vendere in Cina.
E l’acquirente cinese non compra patacche, ma compra solo prodotti originali.
Invece che alzare barricate doganali o cose del genere (dopo tutto i cinesi stanno facendo quello che noi italiani abbiamo fatto nel dopoguerra) perche’ non chiediamo l’istituzione di un marchio da apporre su ogni prodotto che ne indichi REALMENTE la provenienza?
Se una maglia fatta in Cina costa 10 euro e la stessa fatta in Italia ne costa ad esempio 25, io acquirente posso scegliere se privilegiare la produzione locale oppure risparmiare.
Il problema invece nasce quando spendo 25 euro credendo che la maglia sia fatta in Italia, ed invece e’ stata fatta in Cina: qualcuno mi ha rubato 15 euro!
vinozzi
December 19th, 2009 at 20:08
Ok, però non prendiamocela solo con gli “articoli di lusso”.
In qualunque mercato rionale si può notare che le bancarelle “nostrane” lasciano sempre più spesso il posto a quelle cinesi, che sono sempre affollatissime…
Oltre tutto, hai voglia a comprare NO LOGO, ma secondo voi, le t-shirt bianche di cotone (senza marca) dove le fanno?? E i calzini di spugna che vendono i “lavoratori con borsoni” fuori dai supermercati?
Secondo me l’idea dei dazi (e non solo su prodotti provenienti dalla Cina) non è mica tanto sbagliata.
asso
December 19th, 2009 at 20:09
BASTA DI COMPERARE PRODOTTI DI MULTINAZIONALI CHE PRODUCCONO IN CINA E CI FANNO PAGARE A PREZZI COMO PRODOTTI IN ITALIA O EUROPA
ESEMPIO
TIMBERLAND,LEVIS,NIKE,ADIDAS,NAVIGARE SERGIO TACCHINI, KAPPA, E TANTISSIMI ALTRI
VESTIAMOCI CON ROBA ITALIANA AL 100% PRODOTTA CON IL NOSTRO SUDORE, NON FACCIAMO I FIGHETTI SOLO ROBA ITALIANA ANCHE SE NON FIRMATO VAFFA…. A TUTTI I CORDERO DI MONTEZZEMOLO CHE CI DICONO UNA COSA E NE FANNO UN’ALTRA.
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