L’INFERNO CRISTIANO

L’aldilà è solo una invenzione consolatoria.
L’inferno come lo conosciamo noi cristiani non è altro che una trasposizione di una contrada sita alla periferia di Gerusalemme antica, (stiamo parlando di 2300-2400 anni fa) ove si gettavano i feti morti, gli aborti, si lasciavano morire le persone anziane o i malati senza speranza di essere guariti: un luogo deputato alla morte, con sofferenza.
Per intuibili ragioni di igiene (in base ai canoni delle conoscenze scientifiche allora disponibili) ogni tanto si metteva fuoco in quell’area ripulendola. Prospettare ad una persona che doveva abitare in quella contrada era come augurarle di fare una brutta fine legata alla sofferenza. L’utilizzo del fuoco, poi, ha fatto il resto (consegnandoci un inferno pieno di fiamme come un forno). Il nome di quella contrada è proprio quello dell’inferno della bibbia, cioè Ge’enna (un avvallamento al fondo del quale scorreva un torrente che lambiva Gerusalemme).
Questa esperienza è tipicamente mediterranea. Infatti in tutte le città collegate dalle sponde del mediterraneo esisteva una contrada destinata a quel servizio (donde il toponimo italiano, carnaro ed altri).

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August 18, 2008

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Categoria: Tutto il resto

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Commenti (1)

genny

August 18th, 2008 at 05:22    


La morte è qualcosa di certo, si ed è stupido non accettarla serenamente facendosene una ragione senza disperarsi per il venir meno della vita che, invece, è una nostra impressione. La cultura di accettazione della morte non è necessariamente legata alla religione cioè non è necessario uno spirito religioso per imparare a convivere con la morte anzi l’esperienza ci insegna che chi rinuncia allo spirito religioso vive meglio il suo rapporto con la morte. A sua volta la religione più che la morte e la vita ha come fine il potere. La morte, con annesso principio dell’aldilà e dell’inferno, è un modo per creare gerarchie di potere speculando su di esse. La cui laica anti religiosa, invece, non ha bisogno di siffatte nefaste speculazioni.

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