il governo berlusconi

Ho l’impressione è che l’on. Berlusconi abbia formato a suo tempo un governo estremamente ibrido in termini di capacità tecniche e

politiche dei suoi collaboratori, credo partendo da come egli avrà “immaginato” (o gli hanno fatto immaginare) il contributo

e il ruolo potenziale che ogni collaboratore e ministro avrebbe potuto e dovuto portare (o non portare).

Non credo che abbia scelto a “supportarlo” sempre persone corrispondenti (in termini di effettive capacità e personali

obiettivi) a ciò che molti italiani immaginano che debba essere il ruolo concreto di quel ministro nel ruolo assegnatogli.
Non sempre cioè le “competenze certificate” garantiscono le competenze “effettive” o l’adeguatezza ad assumere un ruolo

direzionale in un certo ambito.
Del ministro Stanca tutto sommato si è sentito poco parlare in questi anni, mentre del fatto che ricerca ed innovazione sono

pochissimo sostenute in Italia si è sentito molto parlare. Forse le due cose sono legate? O sono legate ad altro, quale una

incapacità a capire chi tirava troppo la coperta dala sua parte o ad intervenire?

Si sente tantissimo (troppo), invece, parlare in pubblico tanti ministri “politici”, quelli ciò che sembrano tante volte

agire più da “clac”, da persone schierate aprioristicamente “pro o contro”, che non da persone investite di un ruolo talmente

importante da costituire, ciascuno con il proprio contributo, l’immagine dell’Italia nel mondo.

Molti hanno deciso che poco importa che essi si esprimano quasi più da “tifosi” che da persone che debbano governare realtà

complesse.
Non vale solamente una relazione del tipo “elettori=persone_da_accontentare=tifosi=rielettori=rielezione”.
Ne valgono, credo, tante altre quale quella del tipo “il mondo cambia continuamente=non posso vivere sugli allori”.
E ne valgono anche altre, quali ad esempio “il fatto che mi hanno fatto ministro non vuol dire che ero il migliore da

scegliere, quindi devo dimostrare che hanno scelto bene e almeno io devo esserne convito!”.

Operare da puro tifoso è pericoloso, e voglio fare un paragone calcistico che spero mi perdonerete.
Se la sopravvivenza di una squadra dipendesse dal risultato della prossima partita e la società calcistica si preoccupasse

solamente di schierare in squadra tutti e soli i propri giocatori dal nome più blasonato (e magari anche vendesse tutti i

biglietti solamente ai propri supporter) otterrebbe forse il massimo del consenso. Ma se trascurasse di schierare gli atleti

effettivamante in forma o nel giusto ruolo otterrebbe (forse) il consenso per la durata della partita, ma la partita

rischierebbe di perderla comunque in modo rovinoso. E non solo ciò: il pubblico capirebbe subito che qualcosa non va nella

giusta direzione e vivrebbe nel dramma per tutta la partita.

Se poi in campo la partita da giocare fosse quella contro il “resto del mondo” (e per una nazione le partite sono tutte a

livello internazionale), tale partita non la si può affrontare con la mentalità di una “proloco” malgestita o di una “squadra

parocchiale” ma va preparata e giocata al meglio. E anche gli allenatori devono essere possibilmente i migliori. Non possono

essere scelti perchè hanno la cravatta o la pettinatura più bella, ma perchè capiscono di calcio.

Per tornare all’on. Berlusconi, si ha l’impressione di fondo che il seguire solo il consenso medio o il proprio istinto possa

essergli tornato comodo ma le comodità si pagano. E pagare, in temini politici, credo significhi quasi sempre perdere, prima

o poi, il potere, per quanto rilevante esso possa essere.
Ma la partita contro il resto del mondo la perderemmo tutte le proloco d’Italia, tutte insieme.

Un breve commento a latere, sulla scuola superiore: se roviniamo la scuola pubblica tecnica, “licealizzandola”, riusciranno

le aziende italiane a trovare quei tecnici preparati che già oggi hanno così grande difficoltà a reperire?
Chi farà poi ricerca? Coloro a cui è stato (magari involontariamente) messo in mente che il massimo della conoscenza, nel

futuro, sarà quella che permette di tradurre dei rarissmi testi in greco antico o in sanscrito?
Se si, come mai i giovani acquistano di propria iniziativa milioni di telefonini e pochi, pochissimi, testi in sancrito o in greco antico?
E siamo sicuri che una persona possa iniziare ad applicare, ad esempio, la matematica di una certa complessità (o accingersi

a studiare le potenzialità di una nuova tecnologia) a circa venti anni, magari dopo avere fatto diverse ore di “stage”

lavorativo (non pagato e usualmente con limitatissimi contenuti concettuali) in una azienda, al posto di studiare?

Cosa ne pensa il ministro Stanca della riforma Moratti della scuola secondaria? Personalmente penso che la scuola pubblica tecnica vada potenziata (anzichè ridotta al lumicino) e in parte finanziata da coloro a cui serve maggiormente, ad esempio i signori industriali a livello di comprensorio “allargato” o regionale, con regole valide a livello nazionale e con un sano controllo della spesa e degli obiettivi a livello locale.

This post was submitted by politicantis.

December 18, 2009

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Categoria: Politica, Tutto il resto

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