i brevetti sulle medicine

Le industrie farmaceutiche godono di un monopolio ventennale su questi cocktail
ed usano questo potere per massimizzare i profitti.

Intendiamoci, i brevetti sulle medicine – anche secondo me – non sono una
cosa sbagliata. I costi della ricerca devono essere ammortizzati in qualche
modo. E la privativa, a livello sociale, è un forte incentivo.

Quando i leaders africani si sono accorti della carneficina cercarono di
procurarsi i farmaci a prezzi inferiori, alcuni di questi approvarono una
legge che consentiva l’importazione delle medicine brevettate prodotte/vendute
in un’altra nazione con il consenso del titolare del diritto (le c.d. importazioni
“parallele”: generalmente consentite dalle norme dei trattati internazionali
sul commercio nonché, specificamente, all’interno dell’Ue). Le medicine vendute
p.es. in india potevano essere importate in africa.

Il governo usa si oppose al decreto, esercitò pressioni sul sud africa per
modificare la legge: nel 1998 l’office of the united states trade representative
inserì il sud-africa tra i paesi passibili di sanzioni commerciali.

Nello stesso anno oltre 40 società farmaceutiche iniziarono azioni legali
nei tribunali africani per contrastare la decisione governativa. Agli stati
uniti si aggiunsero poi altri stati europei.

Tutti contestano la violazione degli obblighi delle norme internazionali
consistente nella discriminazione dei brevetti farmaceutici. I governi chiedono
il rispetto delle norme indipendentemente dalle conseguenze sulla cura dell’AIDS
nel paese.

Consideriamo inoltre che il farmaco, in questo caso, non è una “risorsa scarsa”
ovvero se lo esportiamo in africa non è vero che poi non ce n’è per gli occidentali.
Peraltro, non si realizza nemmeno un danno per le case farmaceutiche: una
cura da 1.500 dollari non la vendi certo ad un africano.

Le case farmaceutiche hanno paura che i beni rientrino in usa (piuttosto
che in europa) a prezzi inferiori (mercato grigio) , inoltre, potrebbe esserci
poi qualcuno che, in nord america (o europa), si inalbera perché le pastiglie
costano 1 dollaro in africa e 1.500 dollari in usa (e in eurpa).

Sembrerebbe che, di fatto, le azioni dei governi e delle corp. abbiano bloccato
non solo le importazioni parallele (con il sistema delle licenze brevettuali)
ma anche il flusso di conoscenze su come utilizzare sostanze presenti in
africa per produrre medicine per l’AIDS.

Questo è gravissimo.

Certo non sono i brevetti la ragione più importante del fatto che gli africani
non hanno accesso alle medicine ma il prezzo dei farmaci ha effetto sulla
domanda ed i brevetti sul prezzo.

In africa stanno morendo a pacchi… noi fra 30 anni come ci giustificheremo
davanti ai nostri figli ?

Come si risolvono – senza colpevoli omissioni – questi problemi in concreto
? io penso che anche il boicottaggio sia un modo per esprimere una volontà
politica, per affermare un senso “etico” che non può mancare neanche nelle
multinazionali: non è possibile perseguire unicamente il profitto senza promuovere
il progresso sociale.

Una società (e per tale ritenendosi tutti i soggetti coinvolti) che non persegua,
insieme al profitto, anche il progresso e la pace sociale, è destinata a
fallire autodistruggendosi. Adesso chi sta pagando per i “danni” che le multinazionali
disseminano nel mondo ? Chi pagherà per l’africa ? Chi sta pagando per l’irak
?

Se non troviamo un giusto equilibrio tra i brevetti ed il pubblico dominio
la carneficina continuerà.

Il punto è che, adesso, a decidere “chi fa cosa” sono le corp. ed io penso
che l’ultima parola sulla “salute mondiale” non debba essere lasciata a questi
soggetti

This post was submitted by sweet man.

December 19, 2009

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Categoria: Scienza, Tutto il resto

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