contratto a progetto

Lo sapete quando ho scoperto che l’Italia sta andando male? Non guardando la borsa, ne’ le misere promesse berlusconiane mai mantenute e neppure la bocciatura dell’economia creativa da parte dell’EU. No.
Da quando anche persone trilingue e bi-laureati, con la moglie architetto con un pacchetto professionale Cad e 3D di pluriennale esperienza e incinta, diventano disoccupati. Da questo momento ho capito che l’Italia non va e per stare bene servono o le conoscenze giuste oppure una famiglia di provenienza quotata in borsa.
Capisco e apprezzo tante iniziative per far capire ai governanti che le cose non vanno, da un semplice sciopero che vuole alzare lo stipendio non a 60 ma a 90 euro. Capisco che alcuni occupati si preoccupano per il rinnovo delle loro tredicesime e quattordicesime, permessi malattia o TFR. Capisco e condivido. Ma siamo sempre noi che dobbiamo prendere la macchina e mettere gli ultimi dieci euro del mese di benzina per arrivare a fare il monitoraggio. Avete penalizzato solo noi poveri ancora più poveri di voi. Personalmente ho un contratto a progetto e prendo attorno agli 800 euro, non vi devo spiegare cosa vuol dire a progetto. Che oggi si lavora e domani forse. Che se vuoi un permesso oppure le ferie chiedilo a te stesso nei tuoi sogni estivi, tanto non vengono retribuiti. Mia moglie, libera professionista appena rimasta incinta, al 4°mese l’hanno buttata fuori dallo studio dove lavorava. Senza motivo, era anche lei a progetto. All’improvviso il progetto era finito. E’ vero che appena nasce il bimbo prende dallo stato 3000 euro ma fino al 9° mese bisogna svaligiare la pensione del nonno per arrivarci. Io riesco appena pagare l’affitto di 800 euro, quindi fatevi i conti. Certo possiamo scioperare, sciopero di fame, tanto siamo già li.
Da questo momento nostro e da migliaia altri simili momenti ho capito che Italia non va’.
Non voglio lamentarmi, anzi sono felice nel nostro piccolo. Voglio far notare che non sta male solo la classe operaia, ma anche la classe laureata con un pacchetto professionale molto alto.

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May 5, 2010

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Categoria: Lavoro, Tutto il resto

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Commenti (1)

rita

May 5th, 2010 at 14:31    


Il termine esternalizzato mi ricorda parole come ospedalizzato, intubato.

Il fascino del termine: esternalizzato.

Io, azienda, ti esternalizzo, tu, lavoratore, sei più libero, leggero, non fai più parte di un grande gruppo.
Acquisti dimensioni umane, il tuo rapporto con la nuova e più piccola proprietà ti consente di essere cassintegrato, licenziato in modo lieve.
Senza la pesantezza dei sindacati, senza i riflettori dei media.

Piano, piano, nel suo piccolo cono d’ombra, l’esternalizzato può ridursi e scomparire senza disturbare i grandi manager.

Ma quanti sono gli esternalizzati?
Tanti, un esercito.

Esiste anche un sito dedicato a loro, http://www.esternalizzati.it , “Il portale dei lavoratori trombati dall’articolo 2112 del Codice Civile”.

Esternalizzati d’Italia, fatevi sentire.

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