codice condotta imprese

Tempo fa c’era una campagna di Amnesty International e moltissime altre associazioni… si chiamava “meno beneficenza, più diritti”, Una campagna per incentivare le imprese a comportamenti rispettosi
dei diritti umani e dell’ambiente in tutto il mondo…
e gli obiettivi erano:
1)definire un codice di condotta per le imprese europee basato sui più importanti trattati internazionali in tema di lavoro, diritti umani e protezione dell’ambiente;
2)introdurre una base giuridica vincolante per la disciplina delle attività delle imprese europee all’estero;
3)introdurre l’obbligo della presentazione di un bilancio socio-ambientale accanto a quello finanziario;
4)attivare degli incentivi fiscali e finanziamenti per le imprese che possono dimostrare il raggiungimento di adeguati standard;
5)introdurre parametri etici e ambientali vincolati per le imprese che operano per conto degli stati e dell’unione europea, ed un adeguato meccanismo di controllo.

Sarebbe un bel passo avanti… se il prezzo della manodopera diventasse umano comincerebbe ad esserci un certo equilibrio…

Associazioni promotrici:
ARCI
AMNESTY INTERNATIONAL
ACTIONAID INTERNATIONAL
LEGAMBIENTE
COORDINAMENTO LOMBARDO NORD SUD
CTM ALTROMERCATO
LIBERA
CITTADINANZA ATTIVA
BANCA ETICA
UNIMONDO
ROBA DELL’ALTRO MONDO
SAVE THE CHILDREN
TRANSFAIR Italia
MANI TESE
AIFO – ASSOCIAZIONE ITALIANA AMICI DI RAOUL FOLLEREAU

This post was submitted by zuini.

December 19, 2009

Inserito da:

Categoria: Lavoro, Tutto il resto

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Commenti (1)

asso

December 19th, 2009 at 20:13    


Una piccola riflessione da profano

Io credo che di per se non sia un male per l’umanità che le imprese si spostino dove la produzione costa meno a causa dei bassi salari. Significa che in certi Paesi c’è una grande povertà (molto più che da noi) e un’impresa involontariamente aiuta a portare ricchezza dove si insedia. Ci sono delle obiezioni molto giuste:
1) spesso le imprese che portano lavoro all’estero mantengono i lavoratori in condizioni di quasi schiavitù e ricattano i Paesi ospitanti, dicendo che se si oppongono a questo modo di fare loro si trasferiscono in un altro Paese.
2) l’eventuale aumento di ricchezza di un altro popolo consola poco il lavoratore licenziato da noi.

Secondo me ci sono dei rimedi, pur considerando che un po’ di delocalizzazione ci sarà sempre e che comunque aiuterà altri popoli a migliorare la propria condizione:

1) obbligare un’impresa che vende i propri prodotti in Italia/Europa a certificazioni di enti indipendenti relative a diritti umani, ecologia, salari adeguati. I prodotti non certificati dovrebbero essere vietati. Questo velocizzerebbe il miglioramento delle condizioni dei Paesi in via di sviluppo e renderebbe contemporaneamente meno attraenti le delocalizzazioni.
2) favorire un’alta specializzazione delle imprese in settori difficilmente “copiabili” all’estero.
Questo a livello “statale” o europeo. I dazi secondo me sono anacronistici nell’era del commercio globale.
Queste cose dovrebbero essere fatte dai governi.
Per quanto riguarda la nostra parte è necessario acquistare con oculatezza. Informarsi (esistono pubblicazioni come “Guida al consumo critico” e “Guida al risparmio responsabile”, per citarne due) sulla serietà di una ditta/banca/multinazionale… e boicottare quelle scorrette e favorendo le altre.
Inutile scagliarsi contro una multinazionale e poi comprare i suoi prodotti.
Detto questo sono assai scettico sul fatto che tutto ciò avvenga a breve…
Ciao a tutti

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