December 21, 2009

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software scarico musica peer to peer

Caro Controversial,

vorrei portare alla vostra attenzione la recente sentenza della Corte Suprema statunitense contro i produttori del software peer-to-peer Grokster.

La Corte Suprema ha infatti ritenuto direttamente responsabili gli sviluppatori di tale software poichè il 90% dei file scaricati tramite tale programma erano films e musica protetti da copyright; in breve, i produttori sono stati incriminati per l’uso che gli utenti facevano del loro programma.
Alla luce di questo fatto, nella quasi totale certezza che presto l’Italia seguirà le orme del padrone statunitense, mi domando se sia possibile incriminare aziende come la Beretta, la Smith & Wesson o la Magnum Research, e tanti altri produttori di armi, per lo stesso motivo. Poichè infatti il 90% delle armi vengono usate per uccidere e/o usare violenza sulle persone, si può quindi processare tali aziende come dirette responsabili degli omicidi con arma da fuoco?

Quando si smetterà di manipolare il diritto e la giustizia per difendere gli interessi di corporation e grandi aziende, e si ricondurrà la giustizia al suo ruolo originario, cioè difendere le persone?

Grazie.

This post was submitted by bulcor.

December 19, 2009

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Il silicio

Il silicio e’ uno dei minerali piu’ diffusi in natura la notizia che le scorte sarebbero finite non corrisponde al vero (pensa che la sabbia delle spiaggie e’ composta prevalentemente da silicio), questo lo rende un materiale altamente economico.Il costo in termini di tecnologia ed energia sta nel renderlo puro ovvero nel modificare la struttura cristallina tale da trasformarlo in un semiconduttore.
Questa operazione si chiama “drogaggio” del cristallo. Il processo tecnologico per costruire un pannello fotovoltaico e’ lo stesso di quello che viene usato per costruire i transistors presenti in qualunque apparecchio elettronico.
Si potrebbe addirittura riciclare qualche centinaio di transistors eliminare il rivestimento esterno cablarli opportunamente e sistemarli in un telaio. Avresti cosi’ realizzato un pannello fotovoltaico di media potenza ad un costo molto basso.
Ciao

This post was submitted by werter.

December 19, 2009

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i brevetti sulle medicine

Le industrie farmaceutiche godono di un monopolio ventennale su questi cocktail
ed usano questo potere per massimizzare i profitti.

Intendiamoci, i brevetti sulle medicine – anche secondo me – non sono una
cosa sbagliata. I costi della ricerca devono essere ammortizzati in qualche
modo. E la privativa, a livello sociale, è un forte incentivo.

Quando i leaders africani si sono accorti della carneficina cercarono di
procurarsi i farmaci a prezzi inferiori, alcuni di questi approvarono una
legge che consentiva l’importazione delle medicine brevettate prodotte/vendute
in un’altra nazione con il consenso del titolare del diritto (le c.d. importazioni
“parallele”: generalmente consentite dalle norme dei trattati internazionali
sul commercio nonché, specificamente, all’interno dell’Ue). Le medicine vendute
p.es. in india potevano essere importate in africa.

Il governo usa si oppose al decreto, esercitò pressioni sul sud africa per
modificare la legge: nel 1998 l’office of the united states trade representative
inserì il sud-africa tra i paesi passibili di sanzioni commerciali.

Nello stesso anno oltre 40 società farmaceutiche iniziarono azioni legali
nei tribunali africani per contrastare la decisione governativa. Agli stati
uniti si aggiunsero poi altri stati europei.

Tutti contestano la violazione degli obblighi delle norme internazionali
consistente nella discriminazione dei brevetti farmaceutici. I governi chiedono
il rispetto delle norme indipendentemente dalle conseguenze sulla cura dell’AIDS
nel paese.

Consideriamo inoltre che il farmaco, in questo caso, non è una “risorsa scarsa”
ovvero se lo esportiamo in africa non è vero che poi non ce n’è per gli occidentali.
Peraltro, non si realizza nemmeno un danno per le case farmaceutiche: una
cura da 1.500 dollari non la vendi certo ad un africano.

Le case farmaceutiche hanno paura che i beni rientrino in usa (piuttosto
che in europa) a prezzi inferiori (mercato grigio) , inoltre, potrebbe esserci
poi qualcuno che, in nord america (o europa), si inalbera perché le pastiglie
costano 1 dollaro in africa e 1.500 dollari in usa (e in eurpa).

Sembrerebbe che, di fatto, le azioni dei governi e delle corp. abbiano bloccato
non solo le importazioni parallele (con il sistema delle licenze brevettuali)
ma anche il flusso di conoscenze su come utilizzare sostanze presenti in
africa per produrre medicine per l’AIDS.

Questo è gravissimo.

Certo non sono i brevetti la ragione più importante del fatto che gli africani
non hanno accesso alle medicine ma il prezzo dei farmaci ha effetto sulla
domanda ed i brevetti sul prezzo.

In africa stanno morendo a pacchi… noi fra 30 anni come ci giustificheremo
davanti ai nostri figli ?

Come si risolvono – senza colpevoli omissioni – questi problemi in concreto
? io penso che anche il boicottaggio sia un modo per esprimere una volontà
politica, per affermare un senso “etico” che non può mancare neanche nelle
multinazionali: non è possibile perseguire unicamente il profitto senza promuovere
il progresso sociale.

Una società (e per tale ritenendosi tutti i soggetti coinvolti) che non persegua,
insieme al profitto, anche il progresso e la pace sociale, è destinata a
fallire autodistruggendosi. Adesso chi sta pagando per i “danni” che le multinazionali
disseminano nel mondo ? Chi pagherà per l’africa ? Chi sta pagando per l’irak
?

Se non troviamo un giusto equilibrio tra i brevetti ed il pubblico dominio
la carneficina continuerà.

Il punto è che, adesso, a decidere “chi fa cosa” sono le corp. ed io penso
che l’ultima parola sulla “salute mondiale” non debba essere lasciata a questi
soggetti

This post was submitted by sweet man.

December 18, 2009

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Molise senza ADSL

Ciao Controversial,

ti dico innanzitutto che scrivo dal Molise, dalle mie parti, citando la frase di una nota pubblicità, la gente ragiona ancora a 56K…questo perchè solo il 20% circa del territorio molisano è coperto dall’ADSL! A qusto indirizzo potrai trovare i dati relativi alla copertura in Molise: http://digilander.libero.it/petizioneadsl/copertura.htm

Come se non bastasse il segnale UMTS non ci arriva e non possiamo usufruire (paradosso) neanche del digitale terrestre che anche noi abbiamo finanziato con le nostre tasse…
beh se questa la chiamano innovazione tecnologica…
io non sono esperto di R&S però posso aggiungere a questo post che l’Italia è agli ultimi posti anche nello sviluppo del commercio elettronico, anche perchè soprattutto al sud la maggior parte delle imprese piccole e medie non sa nemmeno che cosa sia un PC…e non mi va di dare la colpa alla gente.
il commercio elettronico potrebbe rappresentare per il Sud Italia una sorta di taglio alla distanza con il Nord e il resto dell’Europa.
In questi ultimi anni si stà assistendo a un nuovo fenomeno di emigrazione che è quello delle “menti”, cioè di quei tantissimi giovani che una volta laureati sono costretti ad emigrare nelle aree ricche del Paese per riuscire a trovare un posto di lavoro, quasi sempre con un contratto a progetto o un contratto di inserimento.

Grazie per lo spazio concessomi

ps scusatemi se mi sono dilungato troppo in uno sfogo personale e sono anche uscito fuori tema…

In conclusione riporto letteralmente uno degli articoli a mio avviso più belli della nostra Costituzione

Art. 3. della Costituzione Italiana

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

This post was submitted by winter sun.

December 18, 2009

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didattica dell’Astronomia e scienze esatte

Io sono un fisico e lavoro in una struttura educativa (fondata da me e da un mio amico e collega astronomo) che si occupa di didattica dell’Astronomia e delle scienze esatte. Giriamo per le scuole proponendo attività di laboratorio di Astronomia e lezioni di approfondimento con l’uso di un planetario itinerante. Da questa prospettiva, tutt’taltro che comoda ci rendiamo conto di tutta una serie di problemi quali, la scarsa motivazione di buona parte del corpo docente sia all’approfondimento scientifico che al coinvolgimento in percorsi interdisciplinari che coinvolgono e promuovono le Scienze esatte. Credo che una colpa comune a tutte le generazioni di politici sia non avere quasi mai fatto nulla (con l’eccezione della legge sull’autonomia scolastica approvata nella tanto bistrattata scorsa legislatura e resa inefficace da quest’ultimo governo) di aver ignorato che alla base dell’innovazione ci deve essere una solida preparazione scientifica, per avere la quale occorre che ci siano una motivazione, un interesse o anche una curiosità diffusi per la Scienza e per le Scienze esatte in particolare (che forniscono il linguaggio e i fondamenti di conoscenza per lo sviluppo della tecnologia in tutte le sua forme). Credo che il problema riguardi la scuola e l’università e che qui le colpe siano profonde e non chiamano in causa solo quest’ultimo governo.
Se mai questa ultima accolita di pagliacci fa ridere perchè, a differenza di altri, millanta di riformare questo e quell’altro e parla di cultura, di ricerca e innovazione, ma non ha una pallida idea del significato neanche delle parole che usa.
Molto significativa è poi la conclusione con quel riferimento alle “potenti influenze astrali del segno della bilancia”; è una prova ulteriore non tanto dell’ignoranza crassa di Berlusconi e dei suoi promoter (anche se io al posto suo mi sarei sentito offeso nella mia razionalità), quanto soprattutto del target cui lui si rivolge e del bassissimo profilo delle persone con cui ha successo, compresi quelli che sproloquiano che lui è il baluardo contro il pericolo della sinistra comunista (e dagli con Stalin e con Castro…)… che poi è come credere alle potenti influenze astrali ecc ecc…

This post was submitted by artusi.

December 18, 2009

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l’informatizzazione italiana

Amici di Controversial

Il fatto che si dica che l’Italia ha raggiunto un buon livello di informatizzazione e questo solo perché oggi tutti hanno un computer è una grande c…..a, c’è una grande differenza tra essere informatizzati ed essere informati sull’uso che se ne può fare della tecnologia associata dell’informatizzazione.

Non basta avere il piccì, bisogna avere la pazienza e tempo di imparare a conoscere il mezzo e soprattutto quali sono i vantaggi che si possono avere, oltre a quello intellettuale.

L’Italiano medio è un ANIMALE nel più ampio senso della parola, poco incline ad informarsi e a pensare … quindi che se ne farà mai del computer?

E’ per questo che abbiamo il bel risultato di avere i governanti che ci sono oggi, troppa tivvù e c…..e varie che ledono il cervello delle masse!

Ci vorrebbe una rivoluzione intellettuale …

This post was submitted by swqrti.

December 18, 2009

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RFID : Radio Frequency Identification Device

A quanto pare c’e’ invece chi si preoccupa di introdurre innovazione allo stato puro anche nei rasoi usa e getta….. roba da non crederci ….

Piuttosto mi farei crescere la barba!

Un caccia supersonico da guerra che c’entra con un rasoio da barba? ve lo ricordate? Per il lancio del suo nuovo rasoio a tre lame la Gillette produsse uno spot in cui il semplice oggetto quotidiano veniva messo in relazione con una sofisticata tecnologia militare. Va bene – si potrebbe obiettare – è solo pubblicità. I confini della pubblicità sono stati tuttavia valicati e il collegamento tra la potente multinazionale della rasatura (il suo maggiore azionista Warren Buffet è l’uomo più ricco del mondo, dopo Bill Gates, s’intende) e le tecnologie militari si è realizzato al di fuori dei confini della virtualità.

La notizia è di questi giorni. Negli Stati Uniti, con il titolo ironico di Piuttosto mi farei crescere la barba, è stata lanciata una campagna di boicottaggio nei confronti della multinazionale Gillette, una campagna diversa dalle altre perché questa volta non abbiamo il solito copione di una corporation rea di sfruttamento di minori, violazione dei diritti sindacali, attentato all’ambiente o alla salute pubblica e quant’altro si possa desumere dalla storia dei boicottaggi di questi ultimi decenni. L’accusa è quella di avere introdotto e sperimentato, negli Stati Uniti e in Inghilterra, una strategia di marketing invasivo, lesivo della privacy, installando sui suoi prodotti microcomputer denominati RFID.

Cosa è un RFID? RFID sta per Radio Frequency Identification Device e consiste in un minuscolo microchip collegato a un’antenna miniaturizzata, il tutto facilmente occultabile sia nel packaging sia nel prodotto stesso, che se opportunamente interrogato mediante radiofrequenze da appositi dispositivi lettori, trasmette nel raggio di una ventina di metri tutte le informazioni memorizzate. Questa tecnologia consente pertanto di tenere sotto controllo per sempre ogni singolo oggetto messo in commercio, dai vestiti ai barattoli di yogurt. Tanto per aggiungere un tocco di mistero a tutta la faccenda, nella storia compare anche un’azienda specializzata il cui nome è tutto un programma, la Alien Technology, verso la quale la Gillette avrebbe appena emesso un primo ordine per ben 500 milioni di RFID. Sì, avete letto bene: mezzo miliardo di unità RFID.

Sostiene, la multinazionale, che gli RFID rappresentino una naturale quanto innocua evoluzione dei codici a barre, ma è anche vero che ci sono sostanziali differenze che non possono passare inosservate. Prima di tutto il codice a barre identifica la tipologia di prodotto e non la singola unità di prodotto. Ad esempio, una lattina di aranciata venduta in Svezia ha lo stesso codice a barre di una venduta in India, mentre l’RFID identifica un oggetto unico che, nella più probabile delle ipotesi, lega per così dire la sua storia di prodotto alla storia di un singolo individuo. In secondo luogo, l’RFID è un componente attivo, cioè può essere letto a distanza in quanto capace di dialogare con altri dispositivi lettori che emettendo una determinata radiofrequenza recuperano, in qualsiasi momento e luogo, tutte le informazioni contenute nel chip. In terzo luogo, mentre il codice a barre risulta innocuo, l’RFID comporta per la persona che lo “indossa” un bombardamento continuo di onde elettromagnetiche prodotte dai lettori che, in un ipotetico futuro, saranno dislocati in tutte le aree di interesse. Facciamo un esempio, lo scenario potrebbe essere questo: entrando in un luogo dove sia presente un lettore, veniamo immediatamente investiti da una serie di frequenze elettromagnetiche che “risvegliano” tutti gli RFID degli oggetti che ci portiamo appresso e, nel giro di pochi attimi, qualcuno potrebbe leggere sullo schermo di un computer un’accurata lista: i vestiti che indossiamo, gli oggetti che abbiamo nella nostra borsa, la data del loro acquisto, il luogo, e molto altro se consideriamo che il Web permetterebbe di costruire immensi database nei quali delineare le abitudini di consumo di ognuno di noi. Manca solo la foto e ci troveremmo di fronte a una vera e propria schedatura. Ma qui viene la sorpresa: la foto c’è!

Infatti la Gillette, che è solo la capofila di una serie di multinazionali (Philip Morris, Procter & Gamble, Wal-Mart) che hanno già cominciato a sperimentare gli RFID sui loro prodotti, ha anche saggiato le futuristiche proprietà dei cosiddetti “scaffali intelligenti” che, proprio grazie all’uso degli RFID, sono in grado di raccogliere automaticamente una serie di dati. Non solo il conto dei pezzi prelevati dai clienti riuscendo, a detta dei rivenditori, a gestire in modo ottimale e tempestivo la catena di vendita, ma anche l’immagine, viso e figura intera, dei consumatori. Sorridete quindi! Già! Perché non appena un prodotto viene prelevato dallo scaffale, poco intelligente ma molto “agente segreto”, una microcamera nascosta nello scaffale scatta una foto all’ignaro acquirente.

La tecnologia degli RFID proviene direttamente dal Pentagono e le sue possibili applicazioni, anche militari, sono allo studio presso l’Università di Berkeley. In particolare si parla di “sabbia elettronica”, ovvero mircrochip simili agli RFID sparsi in quantità su un determinato territorio allo scopo di registrare dati di ogni genere: suoni, immagini, temperatura e altri dati sull’ambiente in cui la sabbia sia stata distribuita. Ma a quanto pare la sperimentazione sul campo ha già avuto inizio nel mercato delle merci, distribuendo granelli della sabbia intelligente nelle nostre tasche, per sapere cosa compriamo, quali oggetti portiamo con noi e quando li abbiamo comprati. La tecnologia inoltre sta diventando printable, stampabile, e, tanto per mettere i puntini sulle “i”, sarà proprio in uno di quei puntini che potrebbe essere nascosto il dispositivo. Basterà una semplice scritta sul prodotto, anche le antenne, grazie a uno speciale inchiostro conduttivo, si potranno stampare sul prodotto.

Quale scenario di fronte a noi? Ce n’è per un romanzo! Il mercato in crisi, ed è bene sottolinearlo, drammaticamente in crisi, ha bisogno di raccogliere dati sui consumatori e le vetuste statistiche di mercato non reggono più, andranno in pensione lasciando spazio a una schedatura individuale: la foto (il nostro aspetto fisico è oggi il dato di base per disegnare il target di consumo), quali prodotti compriamo, quando, per quanto tempo li usiamo. Il consumatore diventa un sistema da controllare, un’idea mediata seguendo il modello dei cookies che si annidano nel nostro computer di casa, i famosi “biscottini” che spiano le nostre navigazioni, le nostre azioni quotidiane, per trasformarle in informazioni che ci descrivono come possibili utenti di servizi e consumatori di prodotti.

Se il mercato riuscirà nell’impresa di tracciare dettagliatamente tutto il nostro mondo materiale, allora cambierà anche il concetto stesso di pubblicità, sempre più personalizzata, disegnata sul nostro profilo cognitivo-consumistico, entrerà direttamente nelle nostre case attraverso le televisioni interattive. O magari in modi anche molto più inconsueti.

Un negozio di abbigliamento, come tanti. Ci fermeremo davanti alla sua vetrina a dare un’occhiata. Ci basterà appena il tempo di gettare uno sguardo per scorgere tra i capi esposti un pannello elettronico sul quale andrà componendosi una scritta: “Sono tre anni che porti quei pantaloni. Per non parlare delle scarpe. Non ti sembra un po’ troppo? Entra a dare un’occhiata ai nostri saldi!”.
Mi sembra si stia materializzando lo scenario di minority report.

This post was submitted by assolan.

December 18, 2009

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l’informatica in italia oggi

Volevo esprimermi anche io riguardo a questo spinoso argomento;

Sono un giovane (23 anni) programmatore web – sistemista linux e nel mio piccolo ambiente (il Trentino Alto Adige) volevo solo aggiungere che il computer (o meglio lo strumento computer) viene ancora visto come un accessorio, un “lusso”. Poche persone vedono le potenzialita’ di questo strumento e ancora meno capiscono che e’ necessario un piccolo periodo di “alfabetizzazione informatica”.

Ovvero il Grosso problema del’utente medio e’ quello di usare il computer come un normale elettrodomestico un “frullatore” insomma. Accendi il bottone e deve funzionare insomma. Ma nessuno (pochi appassionati a parte) si preoccupa minimamente di come funziona e cosa potrebbe fare…

Il problema + grosso a mio modesto parere e’ quello che la maggior parte delle persone vuole la pappa pronta (che e’ gran comodo lo ammetto) ma il computer e’ uno strumento complesso versatile e molto avanzato che per essere sfruttato al meglio richiede un po’ di apprendimento e di conoscenza.

Il problema aziendale poi e’ di natura diversa in quanto spesso il reparto informatico viene gestito da manager e non da tecnici (con gestito non intendo i sistemisti ma i manager di reparto che spesso non ci capiscono una mazza ma pretendono che i sistemisti facciano miracoli e salti mortali).

Inoltre un grosso problema e’ dato dal fatto che ancora non si sia giunti ad una gestione razionale delle risorse informatiche e mi spiego, che senso ha fornire dei contributi statali a giovani (la promozione un paio di anni fa era destinata agli studenti sedicenni) se non hanno nemmeno una base di alfabetizzazione informatica??
che senso ha ancora spingere le scuole su sistemi chiusi (leggasi Microsoft) che costano uno sproposito in costi di licenza (l’accoppiata windows + office costa per ogni singolo pc + di 300 euro) quando si possono ottenere notevoli risparmi evitando queste licenze usando programmi aperti (ce ne sono tantissimi ma per la produttivita’ scolastica l’accoppiata vincente a mio parere e’ linux + openoffice).
Su questo argomento non vogli oessere polemico (le guerre tra sistemi oerativi aperti o chiusi le vedo ogni giorno su Punto-informatico.it) ma vorrei che qualche dirigente scolastico sappia che ha alternative + economiche per sviluppare l’alfabettizzazione informatica.

Se non si da’ una preparazione base su questo punto non potremmo mai iniziare a recuperare sul tempo perso… e dobbiamo agire subito.. In ambito informatico 2-3 anni sono una eternita’ un gap di 5-10 anni equivale ad esseredei dinosauri e noi siamo indietro di 20 anni!!!

SVEGLIA!!!

This post was submitted by muriell.

le piccole aziende in italia

Vorrei solo sottolineare alcune caratteristiche delle aziende italiane, caratteristiche che le allontanano dalla ricerca e dagli investimenti in tecnologia.

In Italia la maggioranza delle aziende è composta da piccole industrie, che non fanno ricerca e progettano all’esterno. Per queste aziende il problema non è la bassa cultura media della forza lavoro disponibile, come dice Vacca. Non è vero che queste aziende hanno bisogno di laureati o di ricerca: hanno bisogno di buoni periti e di abbassare il costo del lavoro, dato che spesso si tratta di aziende manifatturiere con processi tecnologici di basso livello. Finchè la situazione sarà questa, fuggiranno tutti coloro che hanno acquisito competenze tecniche elevate, frustrati dal mercato del lavoro che li sottoimpiega. Cosa ancor più grave, presto fuggiranno le aziende (lo stanno già facendo): un prodotto semplice è sicuramente producibile a costi più bassi nell’Europa dell’Est.

E le aziende grandi? Quelle, sicuramente, fanno ricerca. I loro prodotti sono ad alta tecnologia! O no?
La mia esperienza personale: una decina d’anni fa, fresco di laurea, ho pensato di arricchire la mia preparazione con un dottorato di ricerca (il famoso PhD americano). La mia intenzione era cercare un’azienda privata interessata ad un dottorando. Apparentemente è facile: in fondo l’azienda non deve fare altro che proporre un argomento di ricerca di suo interesse, e può sfruttare una persona che ci lavora a pieno ritmo per tre anni, assistita da professori e laboratori universitari.
La realtà è diversa. Ho fatto tre colloqui in aziende italiane con più di quarantamila dipendenti, e mi sono sentito rispondere che:
1 – la ricerca la facciamo da soli, ma all’estero
2 – chi vuol fare il PhD è affetto da sindrome da peter pan e non vuole affrontare il mondo del lavoro
3 – magari un argomento lo troviamo, ma alla fine lei sarà solo un laureato tre anni più vecchio degli altri
Davanti a tanti miei conoscenti stranieri, che hanno avuto carriere brillanti grazie anche al loro PhD, resto perplesso. Inutile dire che non ho fatto il dottorato.

Conclusione: molte piccole aziende ritengono di non aver bisogno di ricerca e restano attaccate ai loro prodotti a bassa tecnolgia. Quelle più grandi, se la fanno, la fanno a modo loro. E i nostri preparatissimi laureati (la nostra università è ottima)? Li usiamo come disegnatori CAD o li invitiamo a spostarsi all’estero.

This post was submitted by sallustio fino.

December 18, 2009

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il free software e Linux

buonasera a tutti.
sono uno studente, mi interesso e saltuariamente mi occupo e mi impiego nell’informatica, quindi il mio modesto contributo riguarda strettamente il tema del post: i computer.
vorrei diffondere quanto più possibile il concetto di free software e la conoscenza di Linux, che è un sistema operativo che sul free software si basa.
a parte il fascino che l’argomento suscita a livello filosofico e logico, è ormai evidente che se i governi nazionali si muovessero nella direzione di diffonderlo in tutte le strutture statali, moltissimi problemi legati alla gestione della spesa pubblica, alla formazione professionale, al libero accesso alla conoscenza informatica emolti altri, sarebbero per metà risolti.
il brasile di Lula ha adottato questa filosofia proprio mentre il capo delle poste italiane firmava in pompa magna, davanti a giornalisti e fotografi, un accordo con bill gates, buttando nel cesso un sacco di soldi che tutti noi abbiamo pagato, e insieme ai soldi buttando la possibilità a breve di cambiare il corso di questo ambito della nostra società.
non mi dilungo oltre;
questo è un link molto utile per chi voglia documentarsi.

http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

è in italiano.per chi poi abbia voglia di scrivermi e chiedermi informazioni particolari sarò lieto di rispondere.
buon lavoro a tutti.e buona fortuna.

This post was submitted by mastrngelo.

December 18, 2009

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innovazione in Italia ed in Cina

Riguardo all’argomento, c’è poco da dire.
In Italia l’innovazione è una parola per i più, dove i professori universitari che vogliono cercare di portare innovazione e pratica (soprattutto pratica, visto che in Italia è di moda teorizzare senza muovere poi un dito all’atto pratico!) devono pagare di tasca propria gli strumenti per i loro studenti.

Si dice che molto è stato fatto in ambito dell’innovazione, ma non è vero per nulla! Si è cercato di informatizzare un po’ di più l’Italia. Punto.
A qualcuno potrà sembrare un passo enorme avanti, per me (forse perchè lavoro nel settore) è solo una cosa doverosa, scontata da fare!
E’ come se in Italia fino ad oggi si fosse girato su carretti tirati da cavalli e qualcuno abbia avuto la brillante idea di mettere in commercio/favorire le Ford T!

Se questa viene considerata innovazione, sconsiglio di dare un’occhiata anche solo ai progetti intrapresi dal MIT a titolo privato.. Sono il doppio di quelli intrapresi dall’Italia come stato e hanno una portata un po’ più lunga de “ti do’ il pc”.

Innovazione è fare come la Cina che ha costruito ex-novo un’intera città per aspiranti ingegneri, con tanto di campi prova sul mare, aeroporti, gallerie del vento e quant’altro e ha stipulato contratti e accordi con le più grandi università del mondo in tali campi (CalTech, MIT, Università di Tokyo, Università di Berlino etc etc), una mossa che permetterà alla Cina di avere 20 MILIONI di ingegneri e ricercatori nell’arco di 10 anni.

This post was submitted by chinaman.

December 18, 2009

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costruzione dischi volanti

Cari amici

A.A.A.cercasi istituzioni e privati seriamente interessati alla realizzazione di una industria di dischi volanti. No perditempo.

Cos’è, uno scherzo? No, semplicemente una questione dell’altro mondo, di nome e di fatto. Ma i piedi di un giovane abruzzese, fautore di questa singolare, a dir poco, proposta, sono ben piantati per terra.

In teoria, l’esponente del C.R.N.E., che sta per Centro Ricerche Nuove Energie, vuole sviluppare, testuali parole, una campagna d’informazione che promuova l’innovazione tecnologica di fabbricare dischi volanti con propulsore materia-antimateria al fine di velocizzare gli scambi commerciali, di disporre un immediato pronto soccorso medico ed un tempestivo intervento delle forze dell’ordine. Questo si legge a chiare lettere nel manifesto, definiamolo così, del C.R.N.E.

La fabbrica di dischi volanti potrebbe essere localizzata a Capestrano, nota per il celebre guerriero omonimo, simbolo archeologico dell’Abruzzo. (Piccola digressione, secondo ipotesi più azzardate e se vogliamo fantasiose,la scultura italica avrebbe addirittura origini extraterrestri). Comunque, Capestrano è tra l’altro, tiene a sottolineare il responsabile del Centro ricerche, la sede legale del C.R.N.E.

Già è stata predisposta una raccolta di firme per sostenere l’ipotesi della realizzazione della fabbrica di dischi volanti. E sulla petizione si precisa che si è ben lontani, con questo progetto, dal voler propinare storie romanzate di Ufo e quant’altro. Ma c’è una rigorosa volontà di informare sulla reale utilità della proposta.

Non finisce qui. Accanto a questa industria di dischi volanti che, ribadiamolo, servirebbe secondo gli ideatori, ad abbreviare le distanze e soprattutto a velocizzazare gli scambi commericali e disporre immediati interventi di soccorso e delle forze dell’ordine, c’è un’altra ipotesi, quella di realizzare un vero e proprio museo di dischi volanti, sempre in Abruzzo, basandosi su quelli già esistenti in America, ribadiscono, in cui i dischi volanti “made” in Usa fanno mostra di sè.

Progetto folle, ambizioso, concreto, fantascientifico, scientifico, insomma il dualismo impera mai come in questo caso, negli aggettivi attribuiti alla proposta. Ma della serie purchè se ne parli, tutto fa gioco agli ideatori del progetto che chiedono collaborazione ed un’opportunità, da cogliere al volo, naturalmente.

This post was submitted by scienceto.

December 18, 2009

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la tecnologia in italia oggi

Finalmente si parla del problema! Io sono ingegnere elettronico, specializzato in microelettronica, settore nel nostro paese completamente dimenticato (c’è solo l’STMicroelectronics di Pasquale Pistorio in forza al centro sinistra). Il Prof. Vacca ha ragione, l’innovazione si fa con la tecnologia, ma le bellissime applicazioni web, i programmini per l’ufficio ecc. non sono tecnologia: sono APPLICAZIONI di una tecnologia. L’Italia ha rinunciato da parecchio a detenere la conoscenza, noi applichiamo e basta, gli altri inventano!
Utilizzare i programmini Microsoft non porta nulla di positivo e di innovativo, ma ci rincoglionisce. Perchè non usare Linux? Che è gratis, funziona meglio di Microsoft e farebbe risparmiare quintali di soldi allo Stato italiano. In più Linux crea cultura informatica, perchè chiunque abbia voglia di imparare ci può mettere le mani (non come Windows che è chiuso a chi non lavora per Microsoft), cambiarlo secondo le proprie esigenze e magari migliorarlo.
Comunque il problema è sempre lo stesso: l’Italia ha rinunciato a creare tecnologia già da parecchio tempo e pagheremo questa scelta carissima.

This post was submitted by tecnoinvest.

December 18, 2009

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il telelavoro

La viabilità e la tecnologia informatica.
Ogni giorno in ogni grande città milioni di persone, me compreso, prendono la loro macchinina e si mettono pazientemente in fila per arrivare in ritardo e stressati al loro posto di lavoro.
Si lo so che stai pensado “c…o che bella scoperta che ha fatto questo signore” :-) , ma il punto è che buona parte di queste persone, me compreso, potrebbe tranquillamente esercitare la propria professione senza spostarsi da casa.
Mi spiego meglio.
Sono un tecnico informatico realizzo software per conto di un’azienda italiana, lavoro in un ufficio non aperto al pubblico ed il piu’ delle volte il mio lavoro non richiede interazione con i miei colleghi. In buona sostanza posso affermare che almeno in un paio di giorni a settimana, garantendo una reperibilità telefonica ai miei clienti potrei, svolgere la mia professione direttamente da casa, utilizzando un comunissimo collegamento di rete che tu ormai conosci meglio di me.
Non penso di essere l’unico a trovarmi in una situazione di questo tipo soprattutto considerando la sempre più diffusa presenza intranet aziendali in ogni settore lavorativo.

Certo chi fa il comico come te dovrà continuare a spostarsi come ha sempre fatto fino ad oggi muovendosi in auto per recarsi al posto di lavoro (teatro o tribunale che sia ;-) ), ma sono sicuro che anche in questo caso dei benefici provenienti dalla riduzione del traffico si farebbero sentire.

Ora la domanda nasce spontanea, e la faccio a te visto che sei un comico :-) ).
Perche non cominciamo anche a parlare di telelavoro?

Ciao

P.S (Mi rendo conto che dare la possibilità ad una persona con scarsa professionalità e scarso senso del dovere, di non presentarsi in ufficio può essere considerato da molte aziende un rischio importante. Ma è anche vero che un lavativo è tale anche se arriva puntuale tutte le mattine in ufficio e questo alcune aziende straniere lo hanno già capito).

This post was submitted by zabitta.

December 18, 2009

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la nanotecnologia molecolare

Amici

E’ opinione di molti scienziati e centri di ricerca, sia pubblici che soprattutto privati, che la nanotecnologia molecolare sia la prossima grande rivoluzione industriale, la cui portata farà impallidire le precedenti. E da quel che ho letto e visto non faccio fatica a crederci.
Tant’è che il governo americano, prima con Clinton e poi addirittura con Bush (che di ricerca scientifica non capisce niente, sappiamo tutti cosa gli piace fare) ha stanziato centinaia di milioni di dollari per un programma pluriennale di ricerca e sviluppo (www.nano.gov). Ma non solo: molti dei più importanti istituti e centri di ricerca americani stanno investendo ingenti risorse in questo senso (ad es. www.texasnano.org, www.calmec.com), nonchè industrie private, come Sandia, costola scientifica della Lockheed Martin che, per chi non lo sapesse, è il maggior produttore mondiale di aerei da guerra.

E’ impossibile spiegare in un post singolo cosa sia la nanotecnologia molecolare e soprattutto i benefici che può dare al genere umano. E poi, a me chi mi ascolta? :) Sarebbe invece grandioso vedere un catalizzatore mediatico come Controversial Controversial parlarne alla gente, nel modo incisivo, semplice e diretto che gli appartiene.

Perchè questa può essere sì la nuova rivoluzione che sconfiggerà definitivamente le malattie, la fame, la povertà e le ingiustizie sociali, ma potrebbe anche essere la nuova ennesima in@$%#ta che i soliti (pre)potenti ci rifilano. Per questo è importante che tutti sappiano cosa bolle in pentola: per evitare che un giorno questa tecnologia divenutà realtà sia nuovamente appannaggio di pochi e non di tutti (stavolta non ci sono reali motivi per cui non debba essere così: la nanotecnologia molecolare permetterebbe a tutti di avere energia infinita a costo zero. Se così non sarà, l’unico motivo potrà essere la meschinità e l’egoismo dei governanti).
Infatti c’è già chi oggi propone di gestire la ricerca sulle nanotech in modo “open”, seguendo lo stesso principio con cui sono sviluppati i software open source.

Ok, ho finito :-)

Saluti a tutti!

This post was submitted by xennata.

December 18, 2009

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servizio VoIP

In merito agli interessanti commenti sul VoIP vorrei segnalare che lavoro per un’azienda svizzera che offre un servizio VoIP tipo Skype, ma con una interessante differenza. Se con Skype la persona deve acquistare le cuffie o un telefono USB ed avere acceso il computer, con la teconologia che offre la ditta per la quale lavoro non é necessario! Una volta acquistato l’adattatore, il cliente può tranquillamente utilizzare il proprio telefono di casa come ha sempre fatto e, in più, non deve nemmeno tenere acceso il computer (é sufficiente che sia acceso il router). Tra clienti con questo abbonamento VoIP inoltre le chiamate sono gratuite.

Certo, la possibilità, scaricando un Software, di chiamare come presso Skype (quindi con lo stesso numero di telefono e le stesse tariffe in tutto il mondo) rimane.

Mi premeva scriverlo perché sono convinto che VoIP sia una tecnologia più semplice di quello che si pensa ed infinitamente più conveniente (niente canone fisso e costi al minuto bassissimi).

This post was submitted by anneto.

December 18, 2009

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studio online per musicisti

Visto che siamo nel reparto tecnologico del vasto blog di Controversial,spero di poter dare una piccola mano a tutti i Musicisti ed Artisti per realizzare al meglio il loro prodotto…

Sul sito www.fxstudio.it, trovate il primo “Virtual Studio” totalmente on-line (ho visto tra i clienti che usufruiscono dei servizi anche nomi grossi tipo Fausto Leali e Mondadori)…

Da quello che ho potuto vedere e’ possibile mandare via mail o via posta il materiale da lavorare, (missaggio, mastering, videoclip, grafica o quant’altro…),ascoltare o visionare lo sviluppo del lavoro giornalmente e una volta finito, pagare alla consegna in contrassegno…

Beh che dire, bell’idea…secondo me, un servizio cosi farebbe molto comodo alla gran parte degli artisti che conosco…

W la tecnologia di INTERNET!!!

This post was submitted by antony.

December 18, 2009

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la tecnologia è diventata inutile

Caro Controversial

volevo condividere la mia opinione con gli altri lettori del blog.
Lavoro nel campo informatico da qualche anno ormai e lo faccio decisamente in prima linea.
Ho aperto circa 5 anni fa un negozio di computer e devo dire che in questi anni ne ho viste di tutti i colori.
Sopratutto la velocità con la quale questo mondo muta è del tutto inutile, perchè, secondo me l’uomo non è predisposto a ragionare e vivere ad una simile velocità, e quando tutto è troppo veloce crea solamente una situazione…. la confusione…
La tecnologia oramai non è più utile perchè l’esagerato numero di scelte che questo mercato,… a mio avviso… decisamente molto mal regolato, crea nelle persone diffidenza ed inoltre vorrei sapere chi controlla gli sbalzi di prezzo e la svalutazione del materiale elettronico?…. certamente chi vuole avvicinarsi al mondo della tecnologia ci pensa due volte prima di acquistare un oggetto che dopo 15 giorni vale la metà di quello che lo ha pagato… e questo comporta sicuramente un allontanamento delle persone dalla tecnologia, lasciandoci sempre più “ignoranti” …. ma a volte penso veramente che questa sia una politica atta a lasciare il cittadino medio con i suoi dubbi e lacune perchè si sà, queste sono le persone più facilmente condizionabili e plasmabili… e credo proprio che a qualcuno questa situazione faccia comodo.

Un Saluto

This post was submitted by artusio.

December 18, 2009

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innovazione tecnologica in italia

Carissimi

L’Italia e’ una vergogna dal punto di vista dell’innovazione. Io vivo in UK da 4 anni e qui sono 1000 anni avanti a noi, solo perche’ usano il buon senso: qui con internet si puo fare tutto, dalle bollette all’assicurazione auto, da acquisti di ogni genere alle applicazioni di domande per lavoro: la mia ragazza da qua ha partecipato (ON LINE) a un concorso universitario in Italia fornendo tutta la documentazione necessaria via E-mails ma non e’ stata presa in considerazione perche’ la lenta burocrazia italiana necessita di triplici copie, allegati, autocertificazioni, carte bollate, e tutte queste cose del secolo scorso che rendono l’Italia un paese veramente piccolo e vecchio confronto ai nostri compagni di UE. Vergogna!!! Voi baroni universitari e leccapiedi annessi, voi contabili e notai atrofizzati in professioni tanto lucrativi quanto inutili, voi ingranaggi autocompiaciuti di un meccanismo ormai obsoleto, svegliatevi che il nuovo millennio e’ cominciato e andra’ avanti senza di voi se continuate con orgoglio a guardarvi la punta dei piedi.
Nessuno nella nuova Europa unita (se mai un giorno ci sara’) avra’ piu bisogno di voi, e scomparirete senza lasciare traccia, vecchi ricordi di un brutto sistema che non puo’ funzionare!

E’ ora di cambiare

This post was submitted by burlacco.

December 18, 2009

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laureati in Scienze dell’informazione e Informatica.

Il Governo ha deciso di giocarsi la mia (sudata) laurea, oltre a quella di altri 30.000 colleghi laureati in Scienze dell’informazione e Informatica.
Con un decreto (riforma del dpr328/2001), in questi giorni l’esecutivo (MIUR) sta ribadendo che i titoli accademici più qualificanti per la ricerca, progettazione e applicazione dei sistemi per l’elaborazione dell’informazione, ossia gli appositi corsi di laurea istituiti nelle facoltà di Scienze MM. FF. e NN. dal 1969, ora non valgono più un c…o !!!

Il Governo, sotto l’egida dell’Ordine degli Ingegneri, sta letteralmente estromettendo dall’informatica professionale alcune decine di migliaia di dottori in Informatica (suona strano vero?).
Ma in cambio dei dottori in Informatica (futuri pizzaioli e/o borsaioli), cosa offre questo esecutivo al privato che richiede prestazioni altamente qualificate nei progetti IT (Information Tecnology), oltre che a se stesso nei ricchi e allettanti bandi pubblici (Informatizzazione della P.A)?
Nientepopodimeno che……Ingegneri!
Ingegneri in tutte le salse….ingegneri meccanici, edili, idraulici etc… dai veterani della ricostruzione postbellica fino a qualche giovane baldanzoso ingegnere informatico (di questi molto pochi però, visto che hanno inziato a sfornarli non prima del 1996!!).
E i dottori in Informatica (che stanno sulla piazza dal 1973)??……vadano a fare le pizze!…che lì comunque c’è sempre mercato!!
Quando si tratta di gestire le professionalità informatiche e le energie innovative del Paese il motto è:
“Meglio salvaguardare l’ingegnere idraulico,edile o meccanico che trentamila scassac…i di dottori in Informatica, che addirittura pretendono di poter continuare ad esercitare la professione informatica per cui sono stati laureati dallo Stato Italiano.”

In bocca al lupo a tutti!!

This post was submitted by arcimboldo.

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