facili giudizi sull’arte
Quando i comunisti erano una chiesa (io sono ancora comunista, a scanso di equivoci) il conformismo generale istigava a facili giudizi sull’arte. Secondo i più l’arte sarebbe dovuta essere comprensibile alle masse e migliorarle; la sua utilità sociale poggiava ancor meglio sul famoso messaggio, soggetto nel nostro ambiente alla censura politica. Ricordo con orrore i gruppi di discussione.
Il contraltare di questo atteggiamento è il cafone che si chiede l’utilità di Klee. Stranamente, nessuno o quasi si interroga sulle prebende parlamentari o sul reddito dei maghi del pallone. Ancora più difficile sembra per l’uomo comune rendersi conto della immensa rendita parassitaria rappresentata dalla pubblicità e reinvestita in potere occulto…
Quando un giornalista gli chiese quale fosse il messaggio di Ran, Akira Kurosawa rispose risentito che preferiva affidare i suoi messaggi alle Poste. L’arte trasmette sè stessa, indipendentemente dai contenuti. Rappresenta l’evoluzione storica dello spirito umano nel senso più completo: perchè tramanda con la testimonianza dell’opera concreta; e perchè interroga le generazioni successive sulle molte questioni etiche ed estetiche che introduce. Fintando c’è questa capacità di cogliere e intendere i segni nell’opera d’arte, l’arte è viva. Un museo non è un magazzino, né tantomeno un mausoleo. Capiamo così il rispetto tra artisti ed intellettuali militanti su opposte sponde: per fare un esempio, Pasolini teneva in grande considerazione Ezra Pound.
Consideriamo un pittore che copia in piena luce l’opera di un grande davanti a lui. Non si tratta di un plagio meccanico, quanto del tentativo di ripercorrere l’esperienza dell’artista che lo ha preceduto. Una dimensione sconosciuta al pubblico è il fare arte. Un tempo la poiesi era circondata da un alone di rispetto: le persone ignoranti avvertivano la condizione unica dell’artista e così nobilitavano di un valore positivo la propria stessa ignoranza (perché su quell’assenza di sapere poggiava la forza dell’artista e dell’uomo di cultura); nel mondo di oggi, paurosamente livellato al basso, l’ignoranza dell’uomo-massa fonda invece se stessa come non-valore, negazione di esperienza creatrice.
Sono d’accordo con chi sostiene che un bombardiere ha una profonda ragion d’essere. Tutto ciò che concorre al potere non può essere considerato un semplice spreco. Ma allora dovremmo ragionare su come correggere o cambiare il sistema che produce queste aberrazioni.
This post was submitted by aretino.
