la Dieta Mediterranea?

March 17, 2012

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la Dieta Mediterranea?

“La dieta mediterranea, ossia la dieta più celebrata al mondo, e universalmente riconosciuta come il regime ottimale per favorire la salute, nessuno sa cosa sia. Tantomeno nel nostro paese, dato che è praticata appena dal 10% degli italiani”. Così afferma il Prof Antonino De Lorenzo, uno dei più importanti studiosi di nutrizione e di dieta mediterranea, direttore della scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione all’università di Roma Tor Vergata.

Prof.De Lorenzo, si pensa comunemente che la dieta mediterranea, proclamata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO poco più di un anno fa, sia la dieta simbolo di noi italiani. Lei che dice?
Occorre chiarire il concetto di dieta mediterranea, di cui si abusa da anni. La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento è la dieta moderata comunemente seguita dalle classi lavoratrici dei territori mediterranei intorno alla metà del secolo scorso: basata su cereali, legumi, ortaggi, frutta fresca e secca, prodotti della pesca e olio vergine di oliva come alimenti prevalenti. E, per le bevande alcoliche, vino. Il tutto associato ad una soddisfacente attività fisica. Questa dieta è il punto di arrivo di una tradizione ininterrotta di abitudini alimentari già presenti nell’Italia antica presso greci, romani e popolazioni italiche.

Ossia quella che fu studiata prima da Keys, specie a Nicotera in Calabria alla fine degli anni Cinquanta, poi da Fidanza e poi da lei dal 1990 al 2010?
Esattamente.

Cosa è cambiato dagli anni Cinquanta ad oggi?
Si è avuto un graduale abbandono della dieta mediterranea a favore di stili alimentari meno salutari. E ciò, nonostante i risultati degli studi indichino che lo stile alimentare cui tendere per una vita sana e lunga sia quello della Dieta Mediterranea. Questa, per la maggior parte degli italiani, non è più la dieta di riferimento, a parte il fatto che si assumono più calorie e se ne consumano di meno. Siamo a circa 400 kcal al giorno in più di quanto è raccomandabile. È aumentato il consumo di grassi, carni e dolci. Sono invece diminuiti i consumi di cereali minori, di riso e legumi secchi, di alcuni ortaggi. È in costante ascesa il consumo di agrumi e frutta, soprattutto importati. Così è in forte e costante crescita il consumo di birra, di superalcolici e di bevande zuccherate.

E questo cosa comporta?
Ad esempio un incremento delle malattie croniche legate alla dieta, specie nelle popolazioni meno abbienti e più esposte: come in Sud Italia. Il passaggio dalla società agro-famigliare a quella industriale ha modificato il nostro stile di vita, con un forte impatto sul comportamento nutrizionale e sulla spesa energetica. L’esistenza di una relazione tra alimentazione, stato di salute e patologie cronico-degenerative è ormai riconosciuta da tempo. Nelle diverse macroaree geografiche mondiali, le malattie cronico-degenerative sono in costante e progressivo aumento, fenomeno spiegabile sia con l’invecchiamento della popolazione sia con i profondi cambiamenti nei modelli alimentari e comportamentali che hanno caratterizzato il nostro paese negli ultimi 10 anni. Fra le patologie cronico-degenerative, le malattie cardiovascolari continuano a gravare nelle statistiche di mortalità rappresentando le principali cause di morte. In Italia causano circa il 40% dei decessi (60% circa nel mondo). Tra i fattori di rischio modificabili, spesso non menzionati, hanno un ruolo determinante la dieta e l’attività fisica, che insieme rappresentano il principale determinante modificabile delle malattie croniche, in grado di influenzare lo stato di salute a qualsiasi età e i principali fattori di rischio noti.

Ma come si può tornare a mangiare come i nostri nonni?
La riproposizione di un modello alimentare salutare come la Dieta Mediterranea ricalca quello del modello maggiormente salutare, ponendo maggiore attenzione alla “qualità” che alla “quantità”. Nutrire per prevenire può essere considerato lo slogan del Terzo Millennio che sintetizza le azioni a cui la Sanità Pubblica deve tendere per far si che la salute non sia dei ricchi e la sanità sia dei poveri.

Dato che il sistema sanitario nazionale non è lontano dal collasso, perché non abbiamo una adeguata politica alimentare?
Siamo ancora ai prodromi di una politica alimentare. Esistono analisi conoscitive, ma non un piano di intervento intersettoriale credibile ed efficace. Che potrebbe garantire il diritto alla salute, diritto fondamentale dell’individuo, tenuto conto che la prevenzione esclusivamente sanitaria non è sufficiente a fronteggiare il continuo aumento delle malattie non trasmissibili.

Non c’è un istituzione di riferimento a cui affidarsi?
Ci sono molte istituzioni ma manca un reale coordinamento credibile ed efficace nell’orientare il consumatore consapevole. Consideri che l’adesione alle linee guida è stimata intorno al 3% della popolazione. È stato elaborato un Indice di Adeguatezza Mediterrana (I.A.M.), per valutare quanto una dieta liberamente scelta si avvicini ad una dieta mediterranea presa come riferimento. Ma manca una posizione ufficiale ed un comitato scientifico indipendente che possa rispondere ai quesiti posti dai consumatori e che troverebbe in una struttura di coordinamento un ruolo importante in termini di credibilità e di adesione alle scelte salutari. A tal proposito nel 2005 abbiamo fondato, insieme al Prof.Fidanza, l’Istituto Nazionale per la Dieta Mediterranea e la Nutrigenomica (INDIM), che tra le varie azioni sta cercando di creare un raccordo tra tutti gli Enti di ricerca che operano nel settore.

Ma non c’è l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN)?
Sarebbe meglio chiuderlo all’istante e destinare i fondi a un’adozione generalizzata della Dieta Mediterranea basata su prodotti biologici, la cosiddetta IMOD. Essa permetterebbe di salvaguardare non solo la salute umana, ma di tutelare anche l’ambiente, in virtù dei minori consumi energetici, del minore impatto potenziale sul riscaldamento globale e del miglioramento della qualità dell’ambiente stesso. Studi recenti dimostrano che, a parità di consumo calorico, la differenza tra la dieta nordamericana (consumo prevalente di carne e dolci) e la Dieta Mediterranea è del 80.6% in termini di Carbon Footprint (emissioni di diossido di carbonio CO2 e altri gas serra, GHG) ed è del 57.9% in termini di consumo di terra Ecological Footprint (area biologicamente produttiva, di mare e terra, necessaria per produrre le risorse consumate dall’uomo e per assorbire i rifiuti che genera). Analisi economiche, a supporto delle pianificazioni sanitarie, politiche ed economiche, dimostrano che, tra gli interventi nutrizionali, la Dieta Mediterranea Biologica, insieme al cambiamento dello stile di vita (TLC), assomma il miglior rapporto costi-benefici.

Insiste sui prodotti biologici, ha cui ha dedicato un profonda ricerca, è vero che fanno aumentare i costi delle famiglie come spesso si sente dire?
No. Una dieta a bassa densità calorica, fondata su legumi e cereali, frutta e verdura, ortaggi ed erbe selvatiche, permette una riduzione dei costi della spesa alimentare giornaliera, determinando una migliore distribuzione della budget monetario tra i diversi gruppi alimentari.

festival del vino e dell’eros

March 16, 2012

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festival del vino e dell’eros

Comincia sabato 16 marzo, negli spazi del centro sociale Forte Prenestino di Roma, e va avanti fino a lunedì. Stiamo parlando di Enotica, una maratona di tre giorni all’insegna del vino e dell’eros. Il motto del festival (qui il programma), “La seduzione attraverso l’arte, il gusto e la musica. Impariamo ad ascoltare i nostri sensi” promette un intreccio tra cultura, vino, arte e sessualità: “Abbiamo voluto mettere in scena questo connubio – spiegano gli organizzatori – per ridare attualità a riti antichissimi: il vino da sempre e in ogni cultura è spirito afrodisiaco dell’amore, riposo dei guerrieri, sacra offerta agli dei, linfa di cultura, motore di ispirazione, ebbrezza dell’arte in ogni sua forma” (vai al sito).

La manifestazione è frutto dell’esperienza dell’Enoteca Forte Prenestino che dal 2004, con la prima edizione di “Terra e Libertà/Critical Wine” dell’anarco-enologo Luigi Veronelli, ha come obiettivo quello di contrastare le catene di distribuzione: “Vogliamo contribuire a creare un circuito virtuoso – spiega Veronelli – tra qualità dell’ambiente, qualità della produzione e qualità delle relazioni sociali. Per rendere pratica questa ricerca il nostro movimento propone un catalogo di autocertificazione, ossia il diritto/dovere di indicare l’origine delle materie prime, la loro tipologia, i metodi di trasformazione, di conservazione e di confezionamento usati c. E occorre anche evidenziare la denominazione comunale d’origine, in modo che la produzione e la provenienza siano garantite e certificate dal sindaco: solo così si riesce a localizzare le responsabilità relative ai rapporti di produzione, alla qualità e ai prezzi dei prodotti”.

Tutto questo, secondo Veronelli, è possibile attraverso un rapporto diretto con i produttori, senza intermediari, e centrale diventano quindi l’attenzione per la terra e il rifiuto dell’agricoltura industriale, la valorizzazione delle diversità del territorio e la ricerca di un “vino critico”, cioè appunto di provenienza certificata, che non speculi sul prezzo, che rispetti l’ ecosistema e che non sia filtrato e deviato dalla produzione industriale di massa (sabato e domenica mattina, al mercato Terra Terra, si potranno acquistare prodotti del genere). In un contesto così sensibilizzato, in un ambiente giovane e alternativo ma concentrato sulla qualità, a Enotica si alterneranno dibattiti, djset, concerti, spettacoli, sfilate di moda e soprattutto, ogni giorno, degustazioni di vini provenienti da più di quaranta produttori biologici e biodinamici da tutta Italia. E per i più curiosi, venerdi 17, torna il format “Bidibi Bodibi Burlesque”, una performance dedicata al new burlesque per rafforzare la stimolazione dei sensi. Tutti i sensi.

March 11, 2012

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La musica italiana finita nel 68

Facciamo riferimento alla musica del 2012 oppure proseguiamo rivolgendo lo sguardo al passato? Si preferisce rincorrere il mito o meglio fermarsi e riprendere fiato?

Dal punto di vista musicale far fronte al periodo in cui viviamo è certamente difficile: i luoghi comuni (ammesso che lo siano), dominano le nostre incertezze. “La musica è morta alla fine degli anni 70!” qualcuno afferma. Vero o falso che sia, il passato rappresenta indubbiamente un rifugio sicuro ma uscire allo scoperto, per scrutare l’orizzonte, può regalare improvvise soddisfazioni.

Pare già di sentire i soliti cori a difesa del “tempo che fu”. I nati negli anni 50, posti in prima fila, rivendicano l’opera omnia dei Beatles e dei Rolling Stones. I sessantottini, ancor più rapidi, invocano il Flower Power, per non parlare di quelli cresciuti a pane e anni 80: non vedono l’ora di cotonarsi i capelli, nella speranza che un giorno Robert Smith possa tornare ad illuminare la strada. Poveri illusi! Per gettarli nell’inesorabilità dello sconforto è bastato un pugno di pischelli, maturati al suono corposo degli anni 90, i quali a detta loro, sono ingiustamente sottovalutati: “Perché Nirvana Massive Attack e Oasisconcludono – a quei tempi non pettinavano certo le bambole”!

E ai giorni nostri? Cosa combinano le nuove generazioni? Quali sarebbero i loro ascolti? Ammesso che vi siano, dovrebbero essere supportati da un corso accelerato sulle dinamiche che storicamente regolano la musica, la quale si sostiene comprandola e non scaricandola, rinnovando in tal modo tradizione, cultura e speranze. Dite che mancano i soldi? Quelli della mia generazione a diciotto anni, per accaparrarsi il disco nuovo dei Bauhaus, erano disposti a tutto, anche a fare la fame.

Tornando al presente musicale, è l’onestà d’intenti il focolaio al quale attingere e non la ricerca forsennata del futuro. In tempi come questi può essere sufficiente anche e solo individuare lo spirito rinnovato di un grande artista, il quale, se ben indirizzato, può sempre fare la differenza. È il caso di Mark Lanegan. Un ritorno che agita i territori sconfinati dell’inquietudine e restituisce alle nostre incertezze la giusta dignità. Blues Funeral funziona almeno quanto un lifting facciale: via i segni del tempo (gli esordi), fuori le ruvidità (Screaming Trees), soppresse pure le negligenze passate (dischi solisti). Il lavoro che ne consegue esalta l’opera di un rocker in stato di grazia. Compratelo (e non scaricatelo), ne vale la pena.

Conoscete le First Aid Kit? Le due sorelline svedesi arrivate alla terza fatica discografica, sono capaci di rispolverare la miglior tradizione cantautorale americana, decifrandone i dogmi con cognizione di causa. The Lion’s Roar è il frutto di un’integrità artistica che, seppur derivativa, lascia senza fiato. Provare per credere.

In Italia invece che succede? Nell’attesa di ascoltare Padania (se è bello come il titolo “siamo a posto”) degli Afterhours, è la casualità a governare gli ascolti. La rotta intrapresa porta in Abruzzo, più precisamente a Pescara, Antonio Vitale in arte Jester at Work ha dato vita a Magellano, un album che illumina a giorno il fantasmagorico sottobosco musicale. L’analogico flirta con l’elettronica misurata mentre i toni virati delle chitarre evidenziano una voce da brividi. Difficile fare meglio.

Dunque, in attesa che la nuova frontiera della musica si riveli, il solito dj qualunque, a sostegno della propria tesi ha trovato soltanto tre dischi su nove, e preoccupandosi, si chiede come farà a trovare i restanti sei prima che il passato torni prepotente a bussare alla sua porta.

9 canzoni 9 … per (non) dimenticare il passato

Lato A

This Night Will Be Death • Jester At Work

In the Hearts of Men • Firs Aid Kit

No Future, No Past • Cloud Nothings

Another Bad • The Twilight Sad

Lato B

Queen of Denmark • Sinead  O’Connor

Ode to Sad Disco • Mark Lanegan

Show me Everything • Tindersticks

I Spit Roses • Peter Murphy

Show Me the Place • Leonard Cohen

March 6, 2012

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Lezione di disegno

(e perché disegnare è cosa politica)

La domanda è: perché da piccini non c’è niente che non sappiamo disegnare, astronavi draghi montagne pesci e velieri? E invece da adulti la cosa che può gettarci nella più devastante crisi di autostima è che qualcuno (professore, figlio, collega) ci chieda a bruciapelo di disegnare una cosa comunissima come – mettiamo – una mano?

(Non tutti, certo).

Per rispondere vi invito a questa prima lezione di Disegno come allievi dell’Accademia, primo anno di Pittura. Regole minime da condividere: cercare di non parlare, disinserire il dispositivo del giudizio, vietati commenti sia espressi che pensati. Silenzio. E ancora: non si cancella nulla, la gomma  non esiste (né il temperamatite, poi vi dirò perché). Mettetevi comodi seduti, il foglio fermato sul tavolo, con la mano destra (il contrario per mancini) impugnate la matita, la biro, il pennarello. (Il medium sarà per adesso esattamente quellochecapita).

Appoggiate il gomito sinistro sul piano e tenete la mano semiaperta. Inchiodate lo sguardo su questa cosa, e riportate sul foglio con una linea continua quello che vedete. Seguite il profilo salendo dal polso lungo la base del pollice, poi la curva e l’angolo aperto dell’articolazione che si raddrizza verso una seconda deviazione, su su verso nuova penisola slanciata e appena piegata in avanti… State sorvolando un’isola bizzarra e con la matita tracciate la mappa delle coste, e ne percorrete insenature promontori e increspature.

Lentissimamente. Senza staccare la punta dal foglio. Andando e tornando come se la punta della matita fosse l’estremità di un plotter. Non pensate-guardate. State disegnando con i vostri occhi. La punta riporterà sul foglio direttamente il movimento del vostro sguardo.

Andate avanti piano, concentrati, abbiamo tutto il tempo, non c’è niente di più importante da fare adesso.

Se smettete di controllare quello che state tracciando sulla carta, (bravissimi! siete molto occupati nel vedere) può capitare che il disegno tracimi. Eventualità non temibile: potete ritornate indietro – sempre senza staccare la punta dal foglio – ma potete anche allegramente continuare il vostro disegnare sul piano della scrivania e oltre. (Picasso rincorrerà tutta la vita la sovrana libertà del disegno infantile)

(Dove andare a vedere tutto di tutti: http://www.artcyclopedia.com/).

C’è da ripulire la visione. Guardare le cose come fosse  la prima volta, sbarazzarsi di quelle immagini di seconda e terza mano che ci hanno distratto e sviato. Stereotipi che hanno colonizzato e guastato la nostra autonoma originale sghemba capacità di racconto, aderente e fedele alle cose.

Riprendersi tramite il disegno mani bocca occhi veri di un corpo vero (il nostro) fin sotto la superficie e oltre l’apparenza. Riprendersi matita in pugno il mondo circostante, qualcosa di cui ci siamo fatti, espropriare docili al giudizio di non essere capaci. Dimenticando l’allegria infantile e pazzesca di rifare il mondo e di esserne re e regine.

Vedrete uscire fuori  il disegno bellissimo raffinato di una mano – una  mano! – come mai l’avevate vista disegnata.

Aspetto vostre prove.

March 6, 2012

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Zuppa di cipolle e pane raffermo

Cosa troviamo di meglio in questi giorni di freddo e pioggia che imperversa anche sulla Sicilia che una bella zuppa? Ieri pomeriggio, mi ero tenuto libero proprio per riposare un po’ a casa leggendo ed ascoltando musica. Poi però, s’è posto il problema della cena ed allora mi sono ricordato di avere tra i miei appunti questa ricetta che mi ha passato mio sorella. È una zuppa di straordinaria semplicità sia per preparazione, sia per gli ingredienti… (Ricetta suggerita da peppe57

crisi partito democratico

STORIA D’UN PARTITO SULL’ORLO DI UNA “CRISI DI NERVI”…
de profundis.. “TAFAZISMO DEMOCRATICO”

La Sinistra italiana si è sempre contraddistinta per tratti di puro “masochismo”, una “pulsione autodistruttiva” sintetizzabile nello slogan “facciamoci del male!”.
Ma l’ancor in fasce Partito Democratico deve aver ereditato “il meglio” dai suoi predecessori, visto che, bruciando ogni tappa, in soli 4 anni sta raggiungendo vette ancora inesplorate di “sadismo”!

Parlar male del Pd appare quantomeno inelegante… un pò come “sparare sulla Croce Rossa”!
E’ inevitabile, però, di fronte ad un Partito nato “già vecchio”, quasi “insapore” dopo 17 anni di politica in pura salsa (anti)berlusconiana!
Un partito che, mentre il proprio principale avversario (il Pdl) esce morente dalla caduta del suo leader, dal canto suo non riesce “nemmeno per inerzia” a conquistare nuovi consensi, dovendosi accontentare di mantenere le posizioni e lasciare campo agli avvoltoi (di destra e sinistra) in agguato.

Siamo di fronte ad una lenta, inesorabile “agonia”: fin dal 2008 (anno di sua fondazione) il Pd non ha dato dimostrazione di alcuno slancio (o “sussulto di dignità”), collezionando solo “divisioni” interne, “emorragie” politiche e “batoste” elettorali degne del migliore Tafazzi!
Ma dove il Pd è riuscito davvero a superare se stesso è stato con le “primarie”, ovvero le consultazioni interne alla base del centrosinistra per la scelta dei candidati di coalizione (le quali, per un’ovvia legge matematica, generalmente dovrebbero limitarsi a conferire un “imprimatur popolare” al candidato espressione del partito maggiore).
Lo strumento delle primarie, invece, più che in un punto di forza (una formidabile “spinta democratica”) si è oramai trasformato in un “handicap” per il Pd: partito “primo in Europa” ad averle introdotte (quale formidabile strumento democratico di selezione delle candidature) ma anche “unico al mondo” a perderle!

PRIMA VENDOLA… POI PISAPIA, DE MAGISTRIS E ZEDDA… ORA DORIA!

Oramai la storia si ripete sempre uguale a se stessa… Non fa più nemmeno clamore!
Nessun candidato alle primarie per il Pd (anche se indipendente, pur se proveniente dalla società civile, anche se una personalità d’indiscusso valore -quale l’architetto Boeri a Milano-) può sfuggire alla “maledizione di Veltroni”: è sufficiente l’“abbraccio mortale” del Partito ad un candidato perché questo venga automaticamente “fatto fuori”, guardato con sospetto dai suoi stessi elettori, che vedranno in lui solo un “uomo d’apparato”!

Prima venne la Puglia (la doppia vittoria alle primarie, nel 2005 e nel 2010, del governatore Nichi Vendola, nettamente preferito all’on. Boccia, il candidato di D’Alema). E tutti -nel Pd- la presero con filosofia…
Poi vennero Milano, Napoli e Cagliari (le più importanti città in cui si è corso alle ultime competizioni comunali, dove le primarie hanno premiato tutti i candidati “antagonisti” al Pd!). E alcuni -nel Pd- iniziarono a interrogarsi con circospezione…
Oggi è toccato a Genova (l’inaspettata vittoria alle primarie dell’aristocratico Marco Doria, sostenuto da Sel, contro le due donne di ferro del Pd: l’uscente sindaco Vincenzi e la senatrice Pinotti).

Se nel Pd c’è ancora qualche segnale di vita, credo che qualcuno debba adesso seriamente preoccuparsi… (preoccupare del fatto che persino Apicella potrebbe risultare un candidato vincente alle primarie se solo si presentasse come un candidato di rottura, un uomo “antisistema”… insomma un antagonista del Pd!).
Quando “dalemiani” e “veltroniani” (correnti, più che politiche, oserei direi “metapolitiche”!) si sottoporranno ad un “bagno d’umiltà” e daranno ascolto ai ripetuti segnali di “insofferenza” provenienti dal proprio elettorato?

Nel frattempo il Pd, piuttosto che lavorare per ricompattare ed ampliare il centrosinistra, sembra impegnato con tutte le sue forze per dividerlo!
Non è da sottovalutare la scelta di garantire il proprio “decisivo” sostegno:
- a Roma al governo Monti, in alleanza col Pdl e l’Udc
- ed in Sicilia al governo Lombardo, in alleanza col Terzo Polo.
Governi, pur legittimi, entrambi “ribaltonisti” e non legittimati dal voto!
Se è questa la strada che si è scelta per recuperar consensi… attendiamo impazienti le prossime primarie!

Gaspare Serra

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February 3, 2012

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Monti è un grande economista ….

Liberalizzazioni

Dopo molti anni di studio i professori di economia hanno inculcato in noi il concetto di liberalizzazione. Un attività o servizio è liberalizzata se non esistono vincoli a poter intraprenderla.
Tradotto se io mi alzo la mattina e voglio fare il notaio avendone i requisiti (titolo di studio), posso farlo, dopo aver comunicato la mia intenzione all’apparato burocratico di competenza.
In questo modo, sempre i dottori di economia di cui ho accennato, affermano che l’offerta aumenta e consente a parità di curva della domanda di far abbassare i prezzi.
Tutto ciò è bellissimo e si vedono anche gli effetti positivi per gli utenti finali (noi).

In questo bellissimo (si fa per dire) discorso però c’è un neo. Gli stessi dottori di economia che ci spiegano questa bella favola, la dimenticano, appena possono attuare tale cambiamento.

Monti, che sicuramente è un luminare dell’economia, quanto attua la liberalizzazione dice che bastano 500 (al massimo 1000) notai in più (oppure 500- 1000) farmacie in più, ma non la libertà di fare il notaio e/o aprire la farmacia.

La domanda allora è perchè si comportano in tal modo?

Se si è in pace con se stessi perchè non dire che quelle attuate non sono liberallizzazioni? Perchè continuare a propinarci delle favole ?

L’unica cosa che posso dire è meditate gente!

PS. ma Monti è davvero un bravissimo economista ? Bah ….

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January 22, 2012

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le cose importanti per noi italiani

L’importante e’ che si riesca ad andare allo stadio la domenica e guardare il grande fratello al lunedi vero?non posso credere che siamo cosi ridicoli,un paese che non si oppone a gente simile e’ da non raccontare a nessuno.Abbiamo sotto il naso tutti i giorni le cazzate che fanno,i soldi che ci rubano e tutto cio’ deridendoci ancora,ci prendono per il culo e ci riescono bene perche’ siamo un popolo di conigli presuntuosi capaci di guardare solo al nostro orticello e a volte fare tra di noi la guerra dei poveri.In fin dei conti chiunque ci prenderebbe per il culo tanto noi italiani siamo cosi,pensiamo di essere furbi quando invece siamo i piu’ ignoranti di tutti.Oggi l’informazione ha fatto passi da gigante siamo al corrente di cosa fanno le merde che siedono a roma eppure c’e’ sempre qualcuno che dice si ma,si ma forse,si ma pero’ etc etc.Per una volta riusciremo a scendere nelle strade’nelle piazze e tutti insieme ribellarci?Con le buone o con le cattive dobbiamo sbarazzarci di loro che con quelle facce di merda vanno in giro a dire a noi come dobbiamo vivere,lavorare fino alla morte e versare i contributi sperando di riaverli e non schiattare prima.Ma qualcuno si rende conto oppure io sono rincoglionito?Paghiamo tutto,dal bollo alla voltura alla tassa sulle nostre case e tra qualche anno pure l’aria che respiriamo..Ma l’importante e’ che lo stadio sia pieno e al grande fratello qualcuno si faccia una chiavata..giusto?Ciao Beppe come sempre mai banale.

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il piccolo imprenditore

SONO BEN LIETO DI SCRIVERE IL MIO PENSIERO PURO E SINCERO,SONO UN PICCOLO IMPRENDITORE, MOTIVATO DA SCELTE PASSIONALI NON DA INTERESSI COMMERCIALI – PERO’ PURTROPPO IN QUESTO PAESE ESSSERE POSSESSORI DI PARTITA IVA-DIVENTI AUTOMATICAMENTE -IMPRENDITORE – RICERCATO E SPARATO A VISTI DA UNA MOLTIDUDINE DI CECCHINI SPIETATI AL SERVIZIO DI UNO STATO CORROTTO,NON HAI NESSUN MOTIVO DI ESPRIMERE LE TUE LOGICHE RAGIONI – DEVI SOLO PAGARE -PAGARE – PAGARE -X NON OTTENERE NIENTE IN CAMBIO,SOLO CHIACCHERE. SONO TANTI ANNI CHE GLI ITALIANI DORMONO UN SONNO LUNGHISSIMO . DROGATI DA UNA TV FALSA – DA GIORNALISTI VENDUTI -DA SINDACATI STRACORROTTI , DA PARTITE DI CALCIO TRUCCATE, PERO’ LE POCHE PERSONE ONESTE ED INTELLIGENTI CHE NON SI SONO FATTE CORROMPERE, MA SOPRATTUTTO SONO RIMASTI SVEGLI NON RIESCONO FAR VALERE I LORO GIUSTI E UMANI DIRITTI DI UOMINI LIBERI E TROPPA LA SOFFERENZA E L’INGIUSTIZIA DA SOPPORTARE.COSA FARE COME REAGIRE A TUTTO QUESTO IN UNO STATO ASSURDO DOVE LA MENZOGNA REGNA INCONTRASTATA ,PEPPE GRILLO HA AVUTO UNA GIUSTA LOGICA MOTIVAZIONE ESTERNARE IL SUO PENSIERO MA SUBITO E’ STATO AGGREDITO CRITACATO ATTACCATO DA SERVI LECCACULO COME STA GRANDE CHIAVICA DI NOME CAPEZZONE DEL CAZZO GENTE CHE NON HA MAI LAVORATO VORREI VEDERE QUESTO TIPO DI SCIMMIE UMANE IN UNA CAVA DI PIETRE INSIEME TUTTI COLORO CHE HANNO ROVINATO IL PAESE , SOTTRARGLI TUTTI I BENI DI CUI HANNO RUBATO ADDUCENDO SEMPRE LA FRASE NELL’INTRESSE DEL PAESE . X IL BENE DELL’ITALIA . SCHIFOSI LURIDI MAIALI DA VOLTASTOMACO , SERVILI E PUZZOLENTI CIALTRONI VENDITORI DI FUMO , SEGUITI DA UN ESERCITO DI IMBECILLI PRONTI A LECCARE IL CULO A CHIUNQUE X UN POSTO DI LAVORO SENZA MERITI E CAPACITA’- PURTROPPO QUESTO E’ IL VERO QUADRO DI QUESTO PAESE , ORMAI ALLA MERCI DI SFRUTTATORI SENZA SCRUPOLI -EQUITALIA- PARLAMENTO – CAMERA SENATO – E TUTTO L’ESERCITO DI PARASSITI CHE NE FA PARTE – E’ NELLA NATURA DELL’UOMO -L’EGOISMO LA FALSITA’ LA BUGIA IN PARTICOLAR MODO LA DISTRUZIONE DI SE STESSO ……

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January 21, 2012

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famiglie italiane oggi

la disperazione che coinvolge molte famiglie italiane.
La sera quando rientro a casa faccio mentalmente il calcolo di quanto ho speso in tutta la giornata: la benzina per andare a lavorare a 40/45 minuti da casa, qualche volta un panino ed un caffè, la spesa per la cena. Poi penso al mutuo, alle bollette a risparmiare per poter uscire il sabato sera e partire una settimana, se riesco, per le ferie estive.
Ma questo non è niente la mia vera ed unica paura è che il mio compagno chiuda la sua piccola attività.
Lo stato lo tartassa di tasse, le banche gli stanno con il fiato sulla gola e i creditori che non pagano aumentano. Se un’ onesto cittadino non paga una multa lo stato è subito pronto a riscuotere ma se una persona decide di aprire un’ attività, d’assumere persone non viene pagato né se fornisce un servizio o bene alle pubbliche amministrazioni né se lo fornisce a privati. Allora mi chiedo ma qui lo stato dove si trova???? Quando ho letto la storia dell’imprenditore di Padova e Catania che si sono tolti la vita ho pianto, pianto perché comprendo l’angoscia di chi conduce una vita normale, troppo difficile in un paese come l’ Italia che aiuta le caste e si basa un clientelismo di uso comune in ogni ambito e attività.
Dott. Monti forse lei la notte dorme sereno ma provi almeno per una volta a mettersi nei panni di una persona comune. Non ci aggravi di altri aumenti e tassi chi realmente può subire un lieve danno perché è vive già nell’agio.
Le chiedo, inoltre, una riforma che tuteli tutti i piccoli imprenditori che non hanno leggi che li tutelino contro i creditori che ordinano la merce ed hanno la possibilità di non pagarla, se questa non è mafia legalizzata dallo stato non ho altre parole per definirla

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January 12, 2012

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La Patrimoniale

sono francese , ma vivo in Italia da sempre. >Non voglio fare il “chauvin”, ma la patrimoniale che applichiamo in francia non è un’ orrore. Poi, sempre francese , dunque di un paese molto laico, mi permetto di dire , ma i beni ecclesiastici? vivo a monteverde, e anche vicino al quartiere aurelio, ma lo sapete qual’è in percentuale, in queste zone la percentuale del patrimonio che appartiene a comunbità ecclesiastiche, e che, sopratutto dal giubileo del 2000, quanti di questi immobili, sono diventati alberghi, ostelli, che lucrano sui pellegrini, facendo concorrenza agli operatori del turismo, laici comuni mortali, che pagano ici? Monti, è stato commissario alla concorrenza in europa , dovrebbe sapere di che cosa si parla.

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January 11, 2012

Posted by: Gaspare Serra

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Silvio Berlusconi: l’“ultimo comunista”…

STORIA D’UN PAESE IMPROVVISAMENTE SVEGLIATOSI “CONTRO NANO”…

Il dato è tratto: Silvio Berlusconi è morto! (politicamente, s’intende…)
Il 12 novembre, rassegnando le dimissioni, il Cavaliere ha irrimediabilmente inciso la parola “fine” su di una stagione politica protrattasi quasi un ventennio, inaugurata e conclusasi praticamente allo stesso modo: con un videomessaggio agli Italiani, coerente fino all’ultimo con il suo inimitabile stile da “tele imbonitore”.

Era il ‘94 quando il magnate italiano delle tv commerciali “scendeva in campo” annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo in un’impresa dai più giudicata temeraria: smontare pezzo per pezzo l’impetuosa “macchina da guerra” dell’allora Pds, segnando di fatto l’avvento della seconda Repubblica.
Un’era geologica nel frattempo è trascorsa, segnata dal trapasso dall’età delle “monetine” (di Craxi) a quella delle “papine” (di Silvio), ultime comparse di quel “teatrino” (si direbbe ormai “festino”) della politica di cui il Cavaliere si era presentato come acerrimo avversario (almeno prima di assumere anch’egli in esso una parte da protagonista!).
Eppure l’ex Premier può vantare oggi di aver già raggiunto almeno un traguardo: essersi ritagliato un ruolo da protagonista nei libri di storia che leggeranno i nostri figli (anche se, sul contenuto della “narrazione berlusconiana”, è probabile che in molti storici non mancherà la tentazione di calare un “velo pietoso”, desiderando archiviarla in fretta!).

Mister B è (politicamente) morto.
Eppur Lui sembra non accorgersene… come se nessuno dei suoi “consiglieri di corte” abbia ancora avuto l’ardore di premonirlo!
Contro l’impietoso responso dell’anagrafe, a dispetto delle separazioni (politico-familiari) subite e bufere (giudiziar-sessuali) patite, il Cavaliere par ancor convinto di poter “resistere, resistere, resistere”… come se nessun cataclisma si fosse nel frattempo abbattuto sulla politica italiana!
Come un don Giovanni tradito dal tempo (ma che non perde tempo, tra una defaillance e l’altra, a guardarsi allo specchio…), come un indomito “don Chisciotte de Arcore” incitante gli ultimi suoi servitori a seguirlo, l’Unto d’Arcore par sicuro di riuscire a domare ancora una volta gli Italiani dando prova dell’ennesima resurrezione (politica, s‘intende).

Il tempo, però, è un giudice più supremo di ogni corte, più impietoso di ogni toga, “implacabile” nelle sue sentenze.
E così colui che 17 anni fa si presentava al Paese come l’“homo novus” (geniale imprenditore di successo, modernizzatore e fuori dagli schemi), oggi -se non altro per sopraggiunti “limiti d’età”- appare soltanto l’ombra di se stesso… il reduce di una seconda Repubblica ancor minorenne… (eppur già scomparsa!).
Per questo Mister B (che si ricorderà nei libri di storia come il più grande “estetista” degli ultimi 150 anni!) appare oggi come l’“ultimo giapponese”: come quei reduci dagli occhi a mandorla della Grande Guerra dimenticati dal loro Paese in una miriade di isolotti oceanici ai confini del mondo (dove per anni son sopravvissuti continuando a resistere contro un nemico immaginario, con la sola compagnia di armi arrugginite), allo stesso modo il Cavaliere, già da tempo abbandonato dai suoi stessi alleati, continua a combattere come un “protagonista solitario” della storia, un patriota disposto a immolarsi per una causa (l’anticomunismo) nella quale nessuno più crede!

Sinceramente convinto di esser sceso da cavallo (piuttosto che esser stato “disarcionato” dalle cancellerie europee e dai mercati!), il Cavaliere non ha perso occasione nel corso della sua prima uscita pubblica da dimissionario per blandire l’arma più logora del suo repertorio: l’anticomunismo!
Il clima, però, è irrimediabilmente mutato: non sono in pochi, anche tra i suoi stessi sostenitori, a interrogarsi se valga la pena rispolverare antichi slogan ideologici e populisti in una fase in cui il Paese tutto, sotto attacco della speculazione internazionale, corre seri rischi di “default”.
L’impressione che emerge è che l’incorreggibile Silvio, a corto d’argomenti, speri di “riesumarsi” tirando fuori dal cilindro sbiadito il solito “asso della manica”, il “cavallo di troia” più esibito della retorica berlusconiana, emblema di una destra (quella italiana) confusa e sguaiata.

“La sinistra non è cambiata, sono ancora gli stessi”, ha sentenziato lo scorso 25 novembre Berlusconi dal palco di un convegno dei Popolari liberali, aggiungendo che sarebbe “l’uomo più felice se dalla sinistra arrivasse quella maturazione verso la libertà, verso un rapporto libero tra cittadini e Stato, mentre loro vogliono che lo Stato sia superiore al cittadino, con il cittadino messo al servizio dello Stato”.
Mr. Bunga Bunga ha ricordato per l’ennesima volta i motivi del suo impegno politico: “siamo scesi in campo nel ’94 per non lasciare il Paese in mano a quelli che nel loro profondo sono rimasti comunisti. Per questo stesso motivo siamo ancora in campo! I comunisti non hanno mai fatto i conti con il loro passato e con gli orrori di una ideologia spaventosa, la più disumana e criminale della storia dell’uomo che ha prodotto solo miseria, disperazione e più di 100 milioni di morti!”.
Infine, l’Uomo d’Arcore ha così rassicurato i suoi sostenitori: “siamo e resteremo in campo per garantire a tutti di poter vivere in un Paese democratico e libero… continuiamo a combattere uniti!”.

Non molto tempo prima il Cavaliere -ancora nelle vesti di Premier- aveva sentito l’urgenza di interloquire direttamente con i telespettatori della trasmissione Kalispera per ribadire il seguente concetto: “I comunisti italiani si sono imborghesiti, hanno imparato a vestirsi con capi firmati e scarpe fatte su misura, pasteggiano a caviale e champagne. Hanno cambiato il nome più volte ma il trucco non ha funzionato perché sono rimasti gli stessi di prima con gli stessi pregiudizi, lo stesso modo di fare politica… l’abitudine di mistificare la realtà, demonizzare l’avversario e calunniarlo cercando di farlo fuori!”.
Poco conta poi se gli stessi metodi non sono affatto stati disprezzati dall’entourage del Cavaliere, servitosi delle stesse armi (la “demonizzazione” dell’avversario, a tutti i costi e con tutti i mezzi) per far sistematicamente fuori:
1- giornalisti scomodi (si ricordino le calunnie all’ex direttore de l’Avvenire, Dino Boffo);
2- magistrati protagonisti (si vedano i casi del giudice Mesiano -accusato da giornalisti compiacenti di indossare in pubblico indecenti calzini turchesi!- e del pm Boccassini -accusata d’aver simpatizzato sentimentalmente “negli anni ’70” con un giornalista militante dell’estrema sinistra-);
3- e alleati ribelli (si ricordi l’attacco a Fini sulla vicenda della casa di Montecarlo, orchestrato dall’ormai noto affarista Lavitola!).

Niente di nuovo, dunque: Berlusconi persevera nel suo “sproloquio” preferito (secondo solo alle sue ormai celebri “barzellette”!).
Anzi, di nuovo qualcosa c’è: questa volta -forse per la prima volta- il ritornello più caro al Presidente suona davvero “stridulo” agli Italiani, come una litania ormai trita e ritrita quasi più di quelle note gag di Totò e Peppino mandate in replica innumerevoli volte sugli schermi televisivi!
Non è difficile controbattere, ad esempio, che in Italia non è facile intravedere più nemmeno un’“ombra rossa”: dei sostenitori di quella contestata ideologia non ne è rimasta più nemmeno traccia nelle Istituzioni!
“Al lupo, al lupo!”, sembra imperterrito ammonire il Cavaliere…
Ma chi sarebbe lo “spauracchio” del Presidente? Chi gli “eversori rossi” che attenterebbero alle nostre libertà?!
Il freddo e tecnocrate Mario Monti (di fatto nominato dalla “culona tedesca” -come ribattezzata da “il Giornale”- per realizzare quelle riforme liberali che la destra italiana non è stata in grado in un ventennio nemmeno di cantierare)?
Il fuori dagli schemi Nichi Vendola (che persino Bertinotti accusa di star spingendo Sinistra e Libertà verso una socialdemocrazia di stampo europeo)?
Gli ormai consunti D’Alema e Veltroni (tra gli ultimi post-comunisti che siedono in Parlamento e tra i primi promotori di un governo di tecnici e banchieri e di un’alleanza politica coi post-democristiani)?
Oppure Giorgio Napolitano (ex comunista che oggi siede al vertice dello Stato con il non secondario merito di risultare l’unica autorità pubblica che vanta ancora della fiducia della stragrande maggioranza degli Italiani)?
Gira e rigira, rischiamo di finire con lo scoprire come l’ultimo comunista nei dintorni risiede a Mosca… (ed ha la non pratica consuetudine di regalare “lettoni” agli amici di vecchia data!).

This post was submitted by Gaspare Serra.

January 4, 2012

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Idee per festeggiare l’Epifania

Un famoso detto dice: “L’Epifania tutte le feste le porta via”. Il modo migliore per chiudere in bellezza la stagione natalizia è senz’altro con una buona ricetta da condividere a tavola con amici è parenti.

Un piatto leggero a base di pesce è una buona opzione per concludere le festività del Natale, senza esagerare con le calorie.

Inoltre per riempire la calza della befana dei nostri amici che si sono comportati bene abbiamo pensato di preparare delle sane e gustose barrette di cioccolato, cereali e frutti secchi.

Filetti di sogliola alle mandorle

Come piatto principale cucineremo dei filetti di sogliola alle mandorle.

Infariniamo leggermente i filetti di sogliola, sbattiamo le uova in una fondina, saliamo e pepiamo a piacere.

Tritiamo le mandorle non troppo finemente, passiamo i filetti di pesce nell’uovo sbattuto poco salato e poi nelle mandorle come se fosse un’impanatura.

Lasciamo soffrigere un po’ d’olio d’oliva nel tegame e vi adagiamo i filetti. Li cuociamo alcuni minuti per parte girandoli con delicatezza. Infine li disponiamo su un piatto da portata e li guarniamo con un poco di prezzemolo.

Per l’elaborazione di questo piatto consigliamo le mandorle sgusciate della linea cucina Noberasco, un’ottima scelta per coloro che sono soliti diffidare della frutta secca in busta, le mandorle o le noci Noberasco sembrano appena colte dall’albero!!

Barrette di cereali e frutta secca

Innanzitutto dobbiamo procurarci delle calze belle e divertenti. Per preparare questi insoliti dolcetti per i nostri cari amici abbiamo bisogno di:

una tazza di fiocchi di avena

una tazza di mandorle e semi di girasole

una tazza scarsa di albicocche secche e uvetta

tre cucchiai di malto di riso
4 quadratini di cioccolato

Anche in questo caso è indispensabile puntare sulla qualità dei prodotti che utilizzeremo, dato che il sapore e la genuinità degli ingredienti principali è importantissimo perche’ questa ricetta riesca bene. Tra le marche che fanno al caso nostro, Noberasco è ancora una volta una scelta giusta, per la qualità e perchè è facile da trovare nei nostri supermercati.

Tostiamo le mandorle e poi separatamente i semi di girasole in un pentolino a fuoco basso mescolando spesso, fino a quando non “profumino”. Spegniamo e aspettiamo un attimo che l’acqua finisca di evaporare in modo che si secchino bene, diamo qualche mescolata per evitare che si brucino. Poi li passiamo al mixer insieme ai fiocchi e al cioccolato.

Rimettiamo nel pentolino insieme all’uvetta, le albicocche tagliate a pezzettini e il malto e riaccendiamo a fuoco basso. Facciamo evaporare l’acqua contenuta nel malto. In questo caso il malto serve esclusivamente da “colla” per attaccare insieme gli ingredienti quindi ce ne deve essere pochissimo, quanto basta per incollare.

Dopo pochi minuti possiamo spegnere e stendere su un piano oliato. Stendiamo ungendoci un po’ le mani in modo che non appiccichi e mettiamo in frigo. Possiamo poi tagliare a quadretti o rettangoli e li mettiamo sulle nostre bellissime calze. Un’idea, buona leggera e sorprendente per festeggiare con gli amici l’Epifania!!!

This post was submitted by Cuoca ligure.

November 11, 2011

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Goldman Sachs e Italia

Ordunque la Goldman scongiura le elezioni in Italia auspicando un governo tecnico presieduto o comunque veicolato da Mario Monti. Che, tò guarda, è stato nominato ieri senatore. E, tò guarda, è international advisor della suddetta Goldman Sachs (per i meno preparati trattasi della banca più potente del globo terraqueo), presidente europeo della Trilateral Commission (per i meno preparati trattasi di organizzazione internazionale non elettiva di cui fanno parte 300 privati cittadini al servizio del mondialismo quale modello unipolare di sviluppo globale, by David Rockefeller) e membro del Gruppo Bildeberg (che sempre per i meno preparati è un gruppo di simpatici men in doppiopetto già ideatore della Trilateral Commission).
In soldoni, mentre state lì a piangere o gioire per l’addio del Berlusca è iniziata la svendita definitiva del vostro paese. sempre per i meno preparati la Goldman Sachs (insieme a Leman Brothers e tante altre belle associazioni a delinquere travestite da banche, comprese le famose agenzie di rating tanto famose in questo periodo) è quella che grazie all’invenzione dei prodotti derivati ha combinato il più grande disastro economico della storia, cioè la crisi che stiamo vivendo e che ci ha trascinati nella me..a!!! (sempre per i meno preparati consiglio di vedere il film – documentario “Inside Job”…giusto per capirci qualcosina)

This post was submitted by tonio.

November 10, 2011

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Per risollevare l’Italia

Per risollevare l’Italia dall’attuale dissesto economico vengono proposte terapie e misure che in un modo o nell’altro richiedono ancora sacrifici alla maggioranza delle famiglie, giovani e pensionati i cui redditi sono al livello di sopravvivenza, mentre una elite(30%circa) detiene il 60% e più della ricchezza nazionale e non paga, nella maggior parte dei casi, le imposte dovute.E’ ormai noto che nel nostro paese sussiste una evasione fiscale pari a 3 bilanci dello stato ed è la più alta in Europa. Se solo si riuscisse a recuperare 1/4 di essa, oltre ridurre il debito pubblico, si potrebbero finanziare, senza chiedere sacrifici, sviluppo e crescita e con esse lavoro e concrete prospettive soprattutto ai giovani.L’evasore fiscale oltre mancare di senso del dovere e della solidarietà, costituzionalmente previsti,approfitta della insufficienza dei controlli e verifiche da parte degli apparati preposti(Guardia di Finanza; Uffici delle Imposte,Agenzie delle Entrate e quant’altro) i cui organici sono inadeguati rispetto al fenomeno.In America lo Stato dispone di ferrei e capillari apparati di controllo oltre a leggi molto severe e di rapida applicazione contro l’ evasione. Non c’è spazio per condoni o pattuizioni. C’è la galera per l’evasore. Si è sempre sostenuto che i dipendenti statali sono troppi e improduttivi è incidono molto sulla spesa pubblica.Perché non prenderne una buona fetta( appartenente alle qualifiche più alte)e fargli fare un corso approfondito e serio di almeno un anno sulle materie finanziarie e sui bilanci d’impresa, riprofessionalizzandoli a costo zero?.Si creerebbe così un nutrito corpo civile di ispettori di finanza in grado di esplicare verifiche e controlli su tutto il territorio nazionale contrastando efficacemente l’evasione fiscale.A ciò aggiungere una legislazione che dia poteri sanzionatori agli ispettori e sia più severa e snella per gli evasori.D’accordo su una patrimoniale, che vada però a colpire solo i grossi patrimoni.

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November 10, 2011

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L’Italia è già in bancarotta

L’Italia è già in banca rotta fraudolenta,la situazione può essere risanata, si fa per dire, solo da una svalutazione della moneta, vedi come sono preciso,svalutazione della moneta, quello che doveva dire lei l’ho detto io.
Ma possiamo immaginare che tu, il grande prof della Bocconi, dall’alto della tua scienza , ti sia prodigato per un intervento, magari consapevolmente fasullo, ma con lo scopo di calmare i sciacalli, e le iene.
Ma anche in questo caso sei un pò patetico, non ti rendi conto che non si possono trattare gli italiani come coglioni. Mi ricordi Bertinotti quando scioperava contro il governo , e lui era al governo.Poi abbiamo visto la fine che ha fatto.
Caro prof tu sei corresponsabile di questo disatro, almeno sul piano morale.Che cosa hai insegnato in tutti questi anni alla bocconi ?
Vorrei darti un piccolo consiglio di economia di vita, non ti mettere ad aggiustare le maniglie delle porte delle cabine che sono un pò difettose, sei sul Titanic.
Sei sul Titanic ragazzo.

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November 10, 2011

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sistema politico italiano

Ma perche’nessuno dice chiaro e tondo che questo sistema politico non eìpiu’sostenibile,costa troppo,con o senza berlusconi,bisogna semplificare e fare un governo di gente che lavora e guadagna il suo stipendio e basta e se sbaglia licenziati.Il quirinale va’abolito,costa troppo ,basta una residenza normale ,non e’mica un re il presidente della repubblica,troppi camcri che zavorrano i costi.PENSIAMO A CHI NON HA LAVORO E QUESTI POLITICI PRENDONO LO STIPENDIO CHE L’ITALIA VADA MALE O NO….NON E’PIU’SOSTENIBILE CIO’,BISOGNA FALCIARE TUTTI I PRIVILEGI E SEMMAI FARE CHE CHI GOVERNA ABBIA DELLE AGEVOLAZIONI PER IL LAVORO CHE DEVE SVOLGERE,MA MAI AUTO BLU E SCORTA A CHI NON E’IN CARICA,SIAMO ASSURDI ,TROPPE SPESE E TROPPI ABUSI,
PRIMA PENSARE A CHI NON HA LAVORO E CHI NON ARRIVA A FINE MESE.ALLORA FORSE SAREMO UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA ED EUROPEI.SOLO ALLORA.
CIAO

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November 9, 2011

Posted by: Laura

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Studio Commercialista

Studio Commercialista,fornisce tutti i supporti necessari alla tenuta delle scritture contabili sia elaborandoli da supporto cartaceo presso la propria sede sia dando gli strumenti (Hardware e Software) al Cliente per l’imputazione in proprio.
Qualora il Cliente desideri elaborare in proprio la contabilità, Start Up fornisce un servizio di consulenza contabile e manutenzione del software gestionale, unitamente alla produzione ed archiviazione elettronica di tutte le dichiarazioni e stampe fiscali connesse.   Grazie alla gestione in modalità Server Farm il Cliente non dovrà preoccuparsi nè degli aggiornamenti software nè del backup dei dati.
L’assistenza viene fornita sia c/o la sede del Cliente che mediante connessione ad internet con collegamenti remoti che permettono sia la trasmissione dei dati che il controllo del digitato e la risoluzione di eventuali problemi.
Contabilità
Dalla tenuta delle scritture contabili alla predisposizione e stampa di tutti i registri, le comunicazioni e dichiarativi previsti dalla vigente normativa civilistico fiscale.
Possibilità per il nostro Cliente di avere rendiconti e prospetti comparativi periodici e di accedere via web ai propri dati contabili aggiornati.
Per la clientela dotata di proprio ufficio amministrativo possibilità  di utilizzo del nostro software per la tenuta delle scritture contabili e produzione di rendicontazioni e classificazioni predefinite e personalizzabili. Non è richiesta alcuna installazione software né implementazione hardware presso la sede del cliente. Canone di utilizzo omnicomprensivo di backup dati, manutenzione e aggiornamento software, produzione e stampa dei registri civilistico fiscali. 
Documento Programmatico sulla Sicurezza
Predisposizione e redazione personalizzata del Documento Programmatico sulla Sicurezza per il trattamento dei dati personali e sensibili a mezzo di strumenti informatici. Prima redazione completa del documento a nostra cura con successiva possibilià  da parte del cliente di poter gestire in autonomia gli aggiornamenti annuali previsti dalla norma o, se preferisce, affidare alla nostra struttura il mantenimento ed aggiornamento del DPS nei termini di legge previsti.
Privacy Documentale
Predisposizione e redazione personalizzata di tutta la modulistica necessaria per ottemperare alla normativa sul trattamento dei dati personali.
PEC
Espletamento di tutte le pratiche per la registrazione di indirizzi di Posta Elettronica Certificata. Possibilità  per il cliente di scegliere il proprio indirizzo@pec.it al costo di 25 euro comprensivo di CINQUE anni di registrazione e manutenzione indirizzo PEC
Regolamento informatico aziendale
Predisposizione e redazione personalizzata del regolamento informatico aziendale contenente , tra le altre, le indicazioni ai collaboratori sulle modalità  di utilizzo dei sistemi informatici aziendali e sulle modalità  di trattamento dei dati ai quali hanno accesso durante lo svolgimento delle proprie mansioni. 

Bonifica, ottimizzazione e protezione PC e Notebook

Interventi presso la sede del Cliente e da remoto per l’individuazione e rimozione di software dannosi e virus. Approfondite analisi ed interventi per il ripristino delle prestazioni ottimali di personal computer e notebook, recupero dati e file danneggiati, recupero spazio libero su hard disk. Ritiro hard disk da PC da rottamare o dismessi per l’eliminazione sicura dei dati a norma di legge (non è sufficiente la semplice formattazione).

Software Antivirus
Acquistiamo per i nostri clienti direttamente dai maggiori distributori nazionali ed internazionali avvalendoci, inoltre, del supporto di partner commerciali con i quali collaboriamo da più di venti anni. 
Smstartup

SMStartUp è il programma che promette di semplificare la vostra comunicazione, permettendovi di inviare, con la massima facilità e flessibilità , e-mail ed sms a più gruppi di destinatari selezionandoli con un solo “click” da un unico elenco centralizzato.

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October 8, 2011

Posted by: Gaspare Serra

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IL “PARADOSSO” DELLA FELICITA’…

ELUCUBRAZIONI ALIEATORIE E SPARSE SUL SENSO COMUNE DELLA FELICITA’…

COS’E’ LA FELICITA’?

Bernard Shaw (scrittore e drammaturgo irlandese) sosteneva che “il segreto per essere infelici è di avere il tempo di chiedersi continuamente se si è felici o no…”.
Sarà vero?
Ad ogni modo, chi di noi non si è mai posto almeno una volta nella vita l’interrogativo “ma io sono felice?”.
Se ponessimo a chiunque ci sta vicino questa semplice domanda -”sei felice?”-, stiate certi che riceveremmo pressoché sempre la stessa risposta: “forse, o meglio qualche volta…”.
Ma se a questo interrogativo aggiungessimo anche la domanda “ma cos’è per te la felicità?” ci accorgeremmo presto di ricevere non una ma tante diverse risposte quante le persone a cui ci saremmo rivolte.
Per quale ragione?
Perché la felicità è un sentimento universalmente conosciuto e perseguito ma non facile da descrivere.
Forse non c’è nulla nelle nostre vite di più soggettivo ed opinabile, vago e relativo, discutibile e surreale come il concetto stesso di “felicità”, indeterminato a tal punto che -sosteneva Immanuel Kant, che non ha certo bisogno di presentazioni…- “nonostante il desiderio di ogni uomo di raggiungerla, nessuno è in grado di determinare e dire coerentemente che cosa davvero desideri e voglia”!

Tra mille relativismi, un piccolo punto fermo è possibile apporlo alla descrizione della felicità: con tale parola non intendiamo di certo una condizione materiale, uno stato oggettivo, bensì una condizione sentimentale, uno stato d’animo positivo, di pieno benessere psico-fisico.
Se volessimo, poi, ricorrere ad altre parole per descrivere ancor meglio questo concetto, suggerirei le seguenti: la felicità è una straripante sensazione di soddisfazione totale, di “pienezza” che ci pervade l’animo e ci pone per un attimo sulla cima più elevato di un Olimpo!
La felicità -ove sperimentata- è un pò come un Kharma, forse l’unica forma di Illuminazione per davvero alla portata di tutti: uno stato -evidentemente temporaneo- nel quale l’uomo diviene imperturabile di fronte ad ogni avversità, non chiendeno più nulla alla vita nella vana convinzione di non aver bisogno più di nulla per appagare i propri desideri!
Chi è felice è una persona fieramente libera, pienamente autonoma, compiutamente realizzata!

QUANTO PUO’ DURARE LA FELICITA’?

“Davanti ad una prospettiva di felicità permanente e invariata non indietreggerebbero forse tutti, per il terrore di morire di noia?”, si chiedeva lo scrittore britannico Aldous Huxley.
Di certo nessuno potrà mai scoprirlo, poiché non esiste in alcuna forma una felicità “stabile e perpetua”.
Anzi -sosteneva Pier Paolo Pasolini- “la felicità ha sempre vita breve”: “la felicità della vita è fatta di frazioni infinitesimali: di piccole elemosine, presto dimenticate, di un bacio, di un sorriso, di uno sguardo gentile, di un complimento fatto col cuore” (Samuel Taylor Coleridge).
Se la felicità esiste per davvero -e se agli uomini è data la possibilità di viverla-, stiate certi che poc’altro nelle nostre vite appare più sfuggente di quest’effimero stato febbrile chiamato “felicità”!
Arde più di tutti esser felice soprattutto chi ha provato almeno una volta cosa voglia dire esserlo… Ma è proprio chi è stato felice ad esser consapevole più di ogni altro di come la felicità non lo accompagnerà mai abbastanza nella propria vita per appagarlo pienamente!
Se esser felici è impresa alquanto ardua, dunque, praticamente impossibile è restarci a lungo!

PERCHE’ E’ COSI’ ARDUO RAGGIUNGERE LA FELICITA’?

La ragione di tutto forse è più semplice di quanto appaia: la felicità non fa per l’uomo!
E la causa di ciò potrebbe risiedere nell’innata “contraddizione esistenziale” umana, ben descritta da Socrate nella notoria definizione di “animale sociale”.
Secondo una mia personalissima interpretazione del pensiero socratico, difatti, la natura umana è contraddistinta da due forze “uguali e contrapposte”:
1- l’”animalità”, qualità che si ricollega alla natura istintiva, primordiale, emotiva, irrazionale dell’uomo (alla tendenza innata a seguire ciecamente i propri istinti e desideri…);
2- e la “socialità”, qualità che si ricollega alla sua natura razionale, ragionevole, “cogitante” (alla spinta ad uniformarsi ai propri doveri sociali, dettati dalle ragioni di una necessaria convivenza con i propri simili…).
Proprio nella perenne contrapposizione tra queste due “spinte interiori” dell’uomo si può rintracciare il principale ostacolo incontrato nella via verso la felicità!

Cosa concretamente ci impedisce, quindi, d’esser felici?
A farlo sono i “condizionamenti esterni” (legati al mondo delle persone “giudicanti” che ci circonda), i quali ci rendono impossibile essere pienamente “noi stessi”, realizzare compiutamente i nostri più naturali istinti (così finendo col mortificare o spegnere sul nascere i nostri più primordiali desideri).
Ciò spinge gli uomini, piuttosto che a realizzare se stessi, a realizzare i desideri che “gli altri” esprimono su di loro, regolando le proprie scelte sulla base delle aspettative altrui.
Tutti ricerchiamo la felicità, ma il più delle volte finiamo con l’inseguire “target di felicità” a noi inculcati, a cui siamo stati ben allenati, educati, esortati con sapiente maestria fin dai primi anni dell’infanzia.
L’ideale di felicità, così, finisce con l’assomigliare più ad un “pacchetto pubblicitario” preconfezionati dalla società a perfetto uso e consumo di ogni consumatore!

L’affermazione universale di una cultura “consumista ed iper-capitalista”, poi, ha finito col creare una “religione laica interclassista” fondata su un unico dogma: quello per cui l’aumento della ricchezza sia sufficiente a garantire un proporzionale aumento della felicità (o quantomeno a non provocarne la diminuzione).
Una religione il cui straordinario successo è pari solo alla propria assiomatica “velleità”: quella di credere l’uomo un perfetto consumatore e non anche un essere dotato di sentimenti e capace di emozionarsi!
Fondare la felicità sulla ricchezza equivale a costruire un enorme castello di sabbia: come credere che la misura della felicità di un uomo possa dipendere dalla capienza del suo portafoglio?
Come immaginare che la felicità possa essere un bene misurabile con unità di misura economiche quali il Pil, il reddito pro-capite o le rendite di capitale?!
La vera natura umana -diversamente da un comune bancomat!- si nutre non solo di bisogni materiali ma anche di bisogni squisitamente emozionali!
La ricchezza, dunque, può apportare certamente benessere all’uomo modermo ma non offre alcuna “garanzia di felicità”.
“La felicità interna lorda è molto più importante del prodotto interno lordo”, ha recentemente sostenuto sul Financial Times il re del piccolo stato del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck.
Come dargli torto?…

Non solo non esiste alcuna equazione matematica del tipo “+ricchezza = +felicità” ma, almeno stando a Richard Easterlin (professore di economia all’Università della California e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze), vi sarebbe tra tali due termini una relazione inversa.
Secondo il cd. “Paradosso della felicità” (elaborato proprio da Easterlin nel 1974) la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza che si riscontrano nel corso delle loro esistenze.
Anzi alcune ricerche avrebbero dimostrato come, quando aumenta il reddito (e quindi il benessere economico), la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, per poi cominciare a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata!
Può la scienza matematica porsi come oggetto di studio quanto di meno oggettivo e concreto vi sia, quale uno stato d’animo?
A parte ogni legittima perplessità in merito, un dato empirico è comunque facilmente verificabile: inseguire i soldi, il benessere, la fama, il successo o il potere ritenendo che “solo” il loro raggiungimento sbarri le porte della felicità vuol dire condannarsi ad essere infelici: le ansie, le paure di fallire e il senso di inadeguatezza che inevitabilmente seguiranno non faranno che allontanarci sempre di più dal nostro desiderato traguardo!
“Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità” (Chareles Spurgeon, predicatore battista britannico).

Se la “socialità”, quindi, è il primo ostacolo alla nostra felicità, allo stesso tempo non è dato all’uomo altra via che ricercare la felicità in comunione con i propri simili: la felicità, infatti, è l’unico bene che si moltiplica -piuttosto che ridursi- condividendolo con gli altri!
Il paradosso conclusivo cui giungiamo, allora, è che:
- se, da un lato, l’unico uomo in grado di raggiungere una piena e perpetua felicità sarebbe l’uomo “unico” (nel senso di solo sulla faccia della Terra);
- dall’altro lato, un uomo solo, anche se felice, sarebbe condannato all’infelicità!

Per questo non possiamo che riporporre il nostro interrogativo iniziale: ma la felicità è davvero alla portata degli uomini?
La risposta la lascio ad ognuno di voi, ricordando qui chi una risposta se l’è di certo data: “c’è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per esser felici…” (Arthur Schopenhauer).

COME TENTARE DI ESSER FELICI?

“Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada!” (Buddha)
Certamente non esiste “una” via per la felicità -o, quantomeno, se estiste la sconosco!-.
Piuttosto credo che di vie ne esistano almeno 7 miliardi, una per ogni abitanti di questo nostro Pianeta!
Dipende da ognuno di noi trovare la propria strada verso la felicità -e, una volta individuata, percorrerla fino in fondo!-.

Quale consiglio offrire, allora, ai lettori?

1- Siate il più possibile voi stessi!
“La felicità non è sempre e tutta opera del caso”, scriveva Baltasar Gracián (filosofo spagnolo).
Allora ingegnatevi per esser felici!
Rompete le “dighe sociali” costruiteci intorno fin da bambini per frenare i nostri impulsi!
Smettetela di recitare come burattini su di un palco su cui ci è ritrovati senza aver nemmeno partecipato ad alcun provino!
Divenite protagonisti -non più figuranti…- della vostra esistenza!
Riappropriatevi di voi stessi e della vostra autostima!
Cominciate a costruire la vita con le vostre mani!
Fate vostro l’appello di Friedrich Nietzsche (altro grande pensatore che non abbisogna di presentazioni…): “diventa ciò che sei!”.

2- Circondatevi di persone meritevoli del vostro affetto!
La felicità si gusta meglio se condivisa e dipende, più che da ciò che ci sta attorno, da ciò che abbiamo dentro!
Del resto -diceva il filosofo americano Elbert Hubbard- “si può sopportare il dolore da soli, ma ci vogliono due persone per provare gioia”…

3- Prima ancora di essere felici, sentitevi felici!
“Ad alcuni per essere felici manca soltanto la felicità” (Stanislaw Jerzy Lec, scrittore polacco).
La felicità è un modo di vedere, dunque per cominciare ad esser felice occorre anzitutto guardare nella giusta prospettiva!
Felicità non è inseguire sogni ed aspettative ma, al contrario, godere pienamente dell’oggi!
La felicità non è uno stato a cui arrivare ma un modo di viaggiare: non un traguardo ma un cammino, la cui ricerca è il miglior modo di onorare la nostra esistenza…

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Gaspare Serra

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This post was submitted by Gaspare Serra.

September 16, 2011

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Category: Casa Famiglia

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I poster

I poster un tempo erano un accessorio utilizzato solo ed esclusivamente dai ragazzi più giovani per rendere più belle le loro camerette e personalizzarle in modo intenso. Negli ultimi anni però i poster sono diventati un complemento di arredo di grande tendenza ideale per arredare con gusto ogni ambiente della casa e per renderlo molto più moderno.

Oggi è inoltre possibile trasformare in un poster tutte le nostre più belle fotografie e creare così dei poster davvero unici al mondo che sono perfetti anche come regali per le più disparate occasioni. I poster possono essere sfruttati come regali di Natale sia per i parenti che per gli amici. Per gli amici vi consigliamo di realizzare un unico poster uguale per tutti in cui far stampare la più bella immagine di gruppo scattata negli ultimi tempi oppure la più vecchia immagine di gruppo che possedete per far rivivere durante le festività anche i ricordi più intensi. Per i parenti invece vi consigliamo di scegliere un’immagine diversa per ognuno in modo da creare dei regali davvero molto originali e con emozioni profonde che ognuno vivrà come qualcosa di assolutamente eccezionale.

I poster possono essere sfruttati poi anche come regali di anniversario. In questo caso vi consigliamo di scegliere un foto collage su poster, un collage capace di racchiudere in sé tutti i momenti più belli della vostra storia d’amore dai primi giorni sino ad oggi. Vedrete che con un regalo così bello non potrete che fare colpo su tutte le persone che amate. Ovviamente i poster sono un regalo perfetto anche da fare a se stessi, un piccolo pensiero ideale per dare nuova vita alla propria abitazione. Scegliete di rinnovare la vostra casa proprio sotto le feste natalizie offrendovi questo piccolo dono, i vostri ospiti non potranno che rimanerne stupefatti.

This post was submitted by Marco Alteri.

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