vivere senza frigorifero

May 17, 2012

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vivere senza frigorifero

A fine marzo, abbiamo deciso di buttarci in una nuova avventura e di provare a vedere se effettivamente sarebbe stato possibile, come avevo già postato altrove, vivere senza frigorifero. Abbiamo pensato quindi di cominciare subito, in quanto più in là ci sarebbe stato troppo caldo, e di prolungare il progetto a un mese, quindi dal 1 al 30 aprile. Come è andata vi chiederete?


Intanto devo dire che noi normalmente facciamo una spesa al mese, di solito all’inizio del mese, ed è raro che capiti la necessità di correre all’alimentari se finisce qualcosa. Quindi anche in aprile abbiamo fatto la spesa il primo, comprando sì verdura fresca ma prediligendo scatolame (legumi, sugo e tonno), legumi secchi, pasta e riso. In più ho preso le cipolle, che si mantengono comunque fuori, e le patate le abbiamo ricevute dal contadino.

La prima settimana abbiamo mangiato la verdura fresca, che si è mantenuta abbasanza bene a temperatura ambiente: insalata, peperoni, melanzane e cavolfiori. Ho notato che tenerli per più di una settimana sarebbe stato azzardato, ma presumo che in inverno sarebbe stato possible.

Poi siamo passati a pasti a base di legumi e verdura in scatola, per lo più con pasta e riso. In più sono riuscita a continuare a fare il pane usando la pasta madre che rinfrescavo ogni giorno e si è mantenuta benissimo a temperatura ambiente. E verso la fine del mese piatti di patate, integrati con vari tipi di crostini caldi, bagnati per esempio con uno stufatino di piselli (in scatola) o con degli spinaci ripassati in padella, che sono stata in grado di raccogliere dall’orto.

L’esperimento quindi è riuscito benissimo. Sì abbiamo mangiato frugalmente, ma questo lo facciamo anche a frigorifero acceso ;-) . Cosa non abbiamo mangiato questo mese, a causa di impossibilità di conservazione adeguata, è stata la carne, il formaggio, il burro e il latte, che sono comunque scarsi anche normalmente da noi.

Inoltre, un bonus è stata una incredibile quiete… non vi immaginate quanto sia rumoroso un frigorifero fin quando non lo spegnete…

Cosa avremmo potuto mangiare in questa situazione che non abbiamo pensato di comprare? Salumi interi, che si mantengono a temperatura ambiente appesi in un luogo fresco e più frutta come mele e pere.

A parte questo, ripeto e ribadisco che la cosa è fattibilissima, e mi ha dato molta soddisfazione vedere che con un po’ di accorgimenti si può in effettti risparmiare anche sul frigorifero, se necessario. Sono titubante però sul rinunciarvi d’estate, perché qui fa molto caldo e non usando né aria condizionata, né ventilatori (a parte forse un paio d’ore, una o due volte in tutta l’estate, quando siamo proprio cotti cotti…), l’unica cosa che ci tiene freschi è l’acqua del frigorifero! :-)

Vi è mai capitato di dover stare senza frigorifero? Potreste immaginare di rinunciarvi, anche per un breve periodo, per risparmiare un po’ di energia elettrica?

Come risparmiare sulla carne

May 17, 2012

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Come risparmiare sulla carne

Dopo il mio post sull’alimentazione vegetariana, che implica l’eliminazione della carne dalla nostra tavola, vediamo come possiamo risparmiare se proprio della carne non possiamo farne a meno. Ci sono numerosi modi per non spendere troppo e che ci consentono di ugualmente gustare piatti di carne. Vediamo quindi come:


Intanto vorrei dividere questi consigli in due parti, una che riguarda le carni economiche e un’altra che riguarda quelle più care… nel caso che vogliate o dobbiate assolutamente comprarle.

1) Carni meno care:

  • macinato: il macinato si può trovare a poco, specialmente quando è in offerta, e questo vale sia per il macinato di manzo, sia per quello misto (se vi serve del macinato di salsiccia, meglio comprare le salsicce intere e privarle della pelle, così costa meno). Ho visto anche macinato di tacchino/pollo a 3,50 Euro, quindi questo dipende proprio dalle occasioni che si trovano. Il macinato, se lo usiamo per polpette e polpettoni, si può “raddoppiare” di peso aggiungendoci, a parte uovo, latte e aromi, del pane tagliato a dadini, precedentemente ammollato, o grattugiato, della ricotta, delle verdure cotte sminuzzate (verdure qualsiasi, come carote, a foglia verde, broccoli e cavolfiori, zucchine e zucche, patate, ecc.). Una volta formate le polpette o il polpettone, possiamo conservarli in freezer (crudi o cotti).
  • pollo: possiamo comprarne maggiori quantità quando è in offerta, sia intero che a pezzi, e conservarlo in freezer. Poi possiamo cucinarlo al forno e salvarne una parte, disossarla e metterla in freezer per utilizzarla in piatti come insalata di pollo, padellata di pollo e patate, crocchette di pollo o in panini con insalata, pollo e maionese. Con le ossa possiamo preparare un buonissimo brodo.
  • salsicce: lo so che sono grasse, ma sono buone ;-) ! Si può risparmiare molto se si compra il pacco formato famiglia. Io poi le impacco singolarmente o a due a due e le conservo in freezer. Si possono cucinare alla brace, in padella o al forno e io generalmente ne servo una o al massimo due a testa insieme a insalata, patate o verdura cotta per riempire il piatto. Oppure le cucino facendo uno stufato invernale di fagioli o di lenticchie, sempre calcolando una salsiccia a persona, e poi le taglio a pezzetti, così sembra più carne!
2) Carni più care (rimane sempre però il consiglio di comprarle solo ed esclusivamente in offerta):
  • spezzatino di manzo: dopo aver cotto (preferibilmente un abbondante) spezzatino (insieme ad ancora più abbondanti patate o piselli per esempio), serviamolo riempiendo il piatto più con il contorno che non con la carne. Poi conserviamo lo spezzatino avanzato e utilizziamolo come condimento per un piatto a base di riso bianco pilaf: un bel piatto di riso con un po’ di spezzatino sopra, un po’ d’olio d’oliva e volendo parmigiano!
  • cotolette di maiale: Io le cuocio in padella insieme a cipolle rosolate e patate.Viene uno stufato molto buono che faccio avanzare per due o tre pasti, inizialmente servendo del pane e poi in caso, tagliando la carne a dadini, e accompagnandola con il riso pilaf.
  • arrosto: di manzo, maiale o tacchino, quello che c’è in offerta. Dopo averlo mangiato al forno, il resto lo taglio a fettine e le conservo separatamente (incartate con la carta stagnola) in freezer. Poi le uso per preparare panini caldi tipo crostini o freddi con una foglia di insalata e fette di pomodoro e cetriolo. E il resto lo spezzetto, lo faccio saltare in padella con della cipolla tritata, e aggiungo del sugo. E poi ci condisco la pasta :-)
  • prosciutti, mortadelle, salame pancetta e würstel: i salumi sono quasi inesistenti a casa mia. Ma a volte (se non ce li ha portati mia madre) li compro seguendo queste regole: sui salumi prediligo la mortadella perché si può trovare a pezzi interi a prezzi molto bassi e lo stesso vale per i würstel che spesso in offerta costano molto poco e che uso tra l’altro al posto della pancetta in molte ricette. 
Altri tipi di carne sono fin troppo cari anche quando sono in offerta, almeno per il mio portafoglio. Questo però dipende anche dalla zona in cui si vive.
le carni economiche

May 16, 2012

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le carni economiche

Dopo il mio post sull’alimentazione vegetariana, che implica l’eliminazione della carne dalla nostra tavola, vediamo come possiamo risparmiare se proprio della carne non possiamo farne a meno. Ci sono numerosi modi per non spendere troppo e che ci consentono di ugualmente gustare piatti di carne. Vediamo quindi come:


Intanto vorrei dividere questi consigli in due parti, una che riguarda le carni economiche e un’altra che riguarda quelle più care… nel caso che vogliate o dobbiate assolutamente comprarle.

1) Carni meno care:

  • macinato: il macinato si può trovare a poco, specialmente quando è in offerta, e questo vale sia per il macinato di manzo, sia per quello misto (se vi serve del macinato di salsiccia, meglio comprare le salsicce intere e privarle della pelle, così costa meno). Ho visto anche macinato di tacchino/pollo a 3,50 Euro, quindi questo dipende proprio dalle occasioni che si trovano. Il macinato, se lo usiamo per polpette e polpettoni, si può “raddoppiare” di peso aggiungendoci, a parte uovo, latte e aromi, del pane tagliato a dadini, precedentemente ammollato, o grattugiato, della ricotta, delle verdure cotte sminuzzate (verdure qualsiasi, come carote, a foglia verde, broccoli e cavolfiori, zucchine e zucche, patate, ecc.). Una volta formate le polpette o il polpettone, possiamo conservarli in freezer (crudi o cotti).
  • pollo: possiamo comprarne maggiori quantità quando è in offerta, sia intero che a pezzi, e conservarlo in freezer. Poi possiamo cucinarlo al forno e salvarne una parte, disossarla e metterla in freezer per utilizzarla in piatti come insalata di pollo, padellata di pollo e patate, crocchette di pollo o in panini con insalata, pollo e maionese. Con le ossa possiamo preparare un buonissimo brodo.
  • salsicce: lo so che sono grasse, ma sono buone ;-) ! Si può risparmiare molto se si compra il pacco formato famiglia. Io poi le impacco singolarmente o a due a due e le conservo in freezer. Si possono cucinare alla brace, in padella o al forno e io generalmente ne servo una o al massimo due a testa insieme a insalata, patate o verdura cotta per riempire il piatto. Oppure le cucino facendo uno stufato invernale di fagioli o di lenticchie, sempre calcolando una salsiccia a persona, e poi le taglio a pezzetti, così sembra più carne!
2) Carni più care (rimane sempre però il consiglio di comprarle solo ed esclusivamente in offerta):
  • spezzatino di manzo: dopo aver cotto (preferibilmente un abbondante) spezzatino (insieme ad ancora più abbondanti patate o piselli per esempio), serviamolo riempiendo il piatto più con il contorno che non con la carne. Poi conserviamo lo spezzatino avanzato e utilizziamolo come condimento per un piatto a base di riso bianco pilaf: un bel piatto di riso con un po’ di spezzatino sopra, un po’ d’olio d’oliva e volendo parmigiano!
  • cotolette di maiale: Io le cuocio in padella insieme a cipolle rosolate e patate.Viene uno stufato molto buono che faccio avanzare per due o tre pasti, inizialmente servendo del pane e poi in caso, tagliando la carne a dadini, e accompagnandola con il riso pilaf.
  • arrosto: di manzo, maiale o tacchino, quello che c’è in offerta. Dopo averlo mangiato al forno, il resto lo taglio a fettine e le conservo separatamente (incartate con la carta stagnola) in freezer. Poi le uso per preparare panini caldi tipo crostini o freddi con una foglia di insalata e fette di pomodoro e cetriolo. E il resto lo spezzetto, lo faccio saltare in padella con della cipolla tritata, e aggiungo del sugo. E poi ci condisco la pasta :-)
  • prosciutti, mortadelle, salame pancetta e würstel: i salumi sono quasi inesistenti a casa mia. Ma a volte (se non ce li ha portati mia madre) li compro seguendo queste regole: sui salumi prediligo la mortadella perché si può trovare a pezzi interi a prezzi molto bassi e lo stesso vale per i würstel che spesso in offerta costano molto poco e che uso tra l’altro al posto della pancetta in molte ricette. 
Altri tipi di carne sono fin troppo cari anche quando sono in offerta, almeno per il mio portafoglio. Questo però dipende anche dalla zona in cui si vive.

May 13, 2012

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la fine dei politici italiani

Per i politici italiani la sola cosa che conta è vincere le elezioni e tutto il loro tempo gira intorno a questa cosa. Ma quando finalmente arriva il giorno della verità nulla cambia: i vincitori cominciano subito a studiare come restare sulle poltrone mentre i vinti a come batterli alle prossime elezioni. Questa per lor signori si chiama “politica”. Da oltre trent’anni gli italiani sono costretti ad assistere a questo spettacolo e mentre essi si circondano di assurdi privilegi, tutto intorno a loro crolla. Non si accorgono che l’Italia sta raggiungendo il record di suicidi, non vedono che la meglio gioventù fugge dal proprio paese, dove ha studiato e sognato di poter porre al servizio di tutti il proprio sapere, vedersi invece costretto da arricchire altri paesi. Non vedono che il nostro è diventato un paese di vecchi perché viene impedito alle coppie di procreare, non avendo più alcuna possibilità di mantenere i figli, visto che non sono più in grado di mantenere neppure sé stessi. Sono sordi alle urla di chi non riesce più a sostenere questa situazione, di chi protesta, per le tasse assurde che sono costretti a pagare e che in buona parte finiscono nelle loro tasche. Chiusi nei loro bunker con le loro pance piene non possono capire i disagi, le sofferenze, la fame che attanaglia quelia popolazione che si erano impegnati a governare e che sfruttano soltanto.
Osano definire demagogo o populista, chi si permette di condannare questa miserabile classe politica proponendone la sostituzione con gente onesta e capace. Osano chiamarsi politici quando hanno ampiamente dimostrato di essere solo degli scrocconi. Da noi la stampa tace e necessita rivolgersi a quella straniera per poter leggere le stesse cose che Grillo e il M5S proclamano da sempre. Oltretutto subire l’umiliazione di vedersi sottomettere da dei coglioni è intollerabile, se perlomeno questi cosi fossero più intelligenti di noi, sarebbe meno tragico.

This post was submitted by tom.

May 13, 2012

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Le madeleine e il bollito

Nel mio quotidiano elogio alla Cucina Bassa, letto ciò che scriveva Proust nel suo elogio della musica popolare, non ho alcun dubbio che tutti noi riponiamo lì, come nella musica, la certezza delle nostre emozioni più fragili ed intime. Così, assodato che un Lucio Battisti come un Lucio Dalla o un John Lennon circoscrivono ciò che di più prezioso si possa mai “avere”, trasformandoci in delle persone capaci di “essere” migliori di quel che saremo senza di loro, è nella memoria di un bollito avanzato che io percepisco il riaffiorare di memorie formative e indelebili.
Ed è li che oggi vado a ricercare ciò che di più grezzo e intimo ho nel mio cuore, nel mio amare, sopra ogni cosa lo stare insieme ad altri intorno ad un tavolo, condividendo in prima istanza l’altrui e il mio bagaglio.

Se vi avanza del bollito, va da sé che potrete farci, com’è noto a noi toscani, il Lesso rifatto con le cipolle, che nella mia città si chiama Francesina. Anche se difficilmente riesco a fermarmi dall’idea di farmi una frittata, sempre di bollito tritato e parmigiano, buona calda, ma fredda, e in gita fuori porta, meravigliosa. Almeno che non vi venga in mente, come a me è venuto, un altro utilizzo entusiasmante di cui vi voglio far partecipi:

L’insalata di bollito avanzato ridotto in tanti pezzettini di due/tre centimetri cubi con pari e identici tocchetti di patate lessate, una bella dose di cipolla bianca affettata finemente, utilizzando anche le sue verdi foglie, una bella dose di basilico spezzettato manualmente, più un cucchiaio di prezzemolo tritato ogni quattro patate, olio e aceto di vino. Sale e una presina di pepe chiuderanno questa sfamante e deliziosa insalata sui generis. Potrete variarla ovviamente come vi pare aggiungendo peperoni arrostiti, qualche capperino, qualche oliva di Gaeta ecc.. ecc.. Ma ricordatevi che l’essenziale incontro fra patate, lesso, cipolle, basilico, prezzemolo, olio e aceto scatena di per sé potentissime e placanti endorfine produttrici di visioni di mondi migliori.

Carbonara di peperoni

May 11, 2012

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Carbonara di peperoni

Rimanendo in tema di alimentazione vegetariana, ieri ho pensato di preparare per pranzo una carbonara di peperoni… purtroppo dopo mangiato mi sono accorta di aver dimenticato di fotografarla, e così oggi l’ho rifatta!
Devo dire che l’accostamento peperoni-uova è eccezionale e una pasta così non si può neanche definire un “ripiego” dalla carbonara originale… anzi direi che è un vero e proprio piatto di classe! Allora vediamo come l’ho preparata:
Ricetta Carbonara di Peperoni

Ingredienti per 2/3 persone:

250 gr. Rigatoni/tortiglioni o la pasta che preferite
1 peperone grande
1 uovo
olio d’oliva
cipolla in polvere
sale e pepe
parmigiano (facoltativo)

Mentre fate cuocere la pasta, pulite il peperone e tagliatelo a strisce sottili. Fate scaldare un po’ di olio d’oliva in una padella e mettetevi i peperoni. Aggiungete sale e cipolla in polvere, coprite, e fate cuocere per 15/20 minuti, rigirando di tanto in tanto finché i peperoni non saranno teneri e leggermente rosolati. In un piatto fondo rompete l’uovo, sbattetelo e conditelo con sale e pepe.
Quando la pasta è cotta, scolatela e rimettetela nella sua pentola. Versatevi dentro i peperoni con il loro sughetto, mischiate e aggiungete l’uovo. Girate per bene e fate cuocere a fuoco basso per qualche minuto, fintanto che l’uovo cominci a rapprendersi. Spegnete e servite se volete con del parmigiano.
Va bene per due persone se mangiano solo il primo o tre se mangiano anche il secondo.

Naturalmente la carbonara si può fare con varie verdure al posto della classica pancetta, come zucchine, melanzane, broccoli, cavolfiori e anche spinaci! Il bello è che ci si può sbizzarrire come si vuole, secondo cosa abbiamo in frigo, e creare un piatto veramente squisito!

Buon Appetito!

diventare vegetariani

May 11, 2012

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diventare vegetariani

Il mondo occidentale ormai è diviso in due gruppi: il gruppo che mangia carne e quello che non la mangia. Naturalmente ci sono moltissimi sottogruppi, che integrano più o meno prodotti animali, o che si distinguono per il consumo o l’astinenza di particolari cibi.  Quando vogliamo affrontare frugalmente la questione di cosa portare in tavola ogni giorno, una riflessione su un certo tipo di dietetica, a prescindere da necessità mediche o morali, è necessaria, perché volente o nolente, alcuni cibi costano più di altri, ma alla fine quello che conta è essere sazi, no?


La carne è l’alimento più caro tra tutti i cibi che possiamo mangiare, quindi limitarne il consumo o addirittura smettere di mangiarla, potrebbe risolversi in un notevole risparmio. Voglio dire, pensando logicamente, se devo scegliere tra due pasti, uno con la carne e uno senza, e l’uno mi costa 5 euro e l’altro 1 euro, se voglio risparmiare, quale sceglierò? È ovvio che da un punto di vista puramente lineare e logico, se la carne costa, il problema si risolve eliminandola….

A me personalmente la carne piace. Da bambina a casa mia si mangiava, anche di vari tipi, per esempio pollo,  manzo e vitello, maiale e qualche volta agnello. Da adulta poi, ho cominciato a limitarmi a pollo, tacchino e macinato (spesso misto), per risparmiare. Se devo essere sincera, però, potrei, se voglio, farne a meno. Ci sono tantissime ricette veramente gustose che si possono realizzare senza carne, e il fattore salute non dovrebbe costituire un grosso problema, fintanto che si badi ad integrare la dieta anche con altri cibi proteici.

Ora, quali cibi proteici sono adatti ad una dieta vegetariana? Negli anni novanta c’è stato il boom dei prodotti a base di soia, come le “bistecche” di soia, il “macinato” di soia, ecc., una carne vegetale, insomma, e spesso si è sentito dire che addirittura il sapore se ne avvicinava. Il problema della soia, però, secondo me è che, per renderla così vicina alla carne deve essere processata in un certo modo e questo fa diventare la soia un prodotto non più genuino ma industriale. Ciò, monetariamente parlando, significa che la soia è cara e il suo consumo non rientra in una scelta di menù frugale. In più, negli ultimi anni, abbiamo scoperto che la soia viene geneticamente modificata e c’è chi ha anche sviluppato una sua intolleranza.

Se vogliamo diventare vegerariani, quindi, perché non farlo nel modo più naturale possibile? Ci sono dei cibi “vegetariani” molto semplici e frugali. Non annovero fra questi cibi proteici il quinoa o altri cereali alla moda che sono solo cari e a mio avviso, per quanto sani, superflui:

Legumi: fagioli, lenticchie, ceci, piselli. I legumi sono buonissimi ed esistono infinite ricette, una più succulenta dell’altra, nelle quali possiamo utilizzarli!

Frutta secca: noci, mandorle, nocciole, arachidi. Nella stagione giusta si trovano abbastanza a buon mercato e si possono utilizzare, non solo in pasticceria ma anche in cucina per preparare salse e aggiugnerle alle insalate. Non annovero i pinoli perché sono carissimi e il pesto di basilico viene buonissimo ANCHE utilizzando la frutta secca sopracitata. Le noci ovviamente possono anche essere consumate allo stato naturale, come merenda tra un pasto e l’altro, per esempio, e sono sanissime anche grazie ai buonissimi oli che contengono.

Uova: sono un cibo estremamente frugale e si possono utilizzare per preparare splendide frittate di tutti i tipi e gusti, per legare polpette vegetariane, mangiarle sode in insalata o in sfiziosi panini e mischiate con la maionese, e in tante altre ricette.

Formaggi: ok, i formaggi sono cari, ma dipende da quale tipo e anche in quale zona dell’Italia ci troviamo e quale formaggio è tipico di quella zona e quindi generalmente più economico. Normalmente posso dire che la ricotta e la mozzarella sono abbastanza abbordabili. Il formaggio può sostituire il secondo se accompagnato da un contorno, come insalata o patate lesse. Anche il parmiggiano, spolverato in vari cibi, contribuisce ad aumentare il contenuto proteico della pietanza.

Come costituire quindi un menù senza carne che sia ugualmente equilibrato? Integrando I cibi proteici ad ogni pasto o almeno una volta al giorno. In questo modo non ci saranno carenze e il menù sarà anche adeguatamente variato.

Con tutto questo discorso, significa che da oggi in poi sarò vegetariana?

NO. Ma semplicemente cercherò di non comprare carne. La mangerò se ne riceverò in dono (come avviene spesso quando mia madre ci viene a trovare ;-) ) o se sono invitata, perché in fin dei conti mi piace e la comprerò in casi eccezionali quando mi avanzerà qualche soldo in più dalla spesa o in occasione di qualche festa in particolare, o perché forse ho trovato un’offerta vantaggiosissima.

A breve un post su come risparmiare se si vuole comprare carne!

E voi siete vegetariani? Lo siete diventati per risparmiare o per seguire un ideale? Se non lo siete, potreste rinunciare alla carne e optare per proteine vegetali allo scopo di risparmiare sulla spesa?

May 10, 2012

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Dalla Patafisica al Pataurbanesimo

La band che oggi andiamo a conoscere è L’Officina della Camomilla e la prima cosa che c’è da sapere su di loro è che sono “pataurbani” come Alfred Jarry era patafisico. Per chi non lo sapesse, la Patafisica è “la scienza delle soluzioni immaginarie”, nata dalla mente geniale dello scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry. “Al giorno d’oggi – cito Wikipedia – riaffermando gli assiomi rivelati dal suo inventore, la Patafisica continua a soffermarsi, attraverso l’arte e la letteratura, sulle eccezioni che affiancano le teorie e i metodi propri alla scienza, usando espressioni che fondono in un tutt’uno il nonsenso, l’ironia e l’assurdo”. Nella biografia della band milanese è scritto: “L’Officina della Camomilla è un movimento artistico, culturale, musicale, filosofico, poetico, invernale, gastronomico, calcistico, randagio/casalingo, estremamente mattutino fondato sulla tristezza e sui biscotti. Ci buttiamo nei fiumi e dormiamo fra le capre. Poi prendiamo l’autobus e torniamo a casa. Tardi”. Fatte le dovute proporzioni, bastano queste poche righe per capire le affinità (anche nel loro esser folli) tra le correnti, grazie al loro scrivere “randomico” che disorienta e che li rende, appunto, pataurbani. Composto da 14 “canzoni da cameretta, testi che sono poemi adolescenziali e polaroid pop, arrangiamenti minimali lo-fi di chitarra acustica e tastiere giocattolo”, Fabrizio Galassi ha ascoltato per noi il loro omonimo disco d’esordio. 

Italia maledetta! Non puoi dimenticarti di come si vedeva la musica, di come le associazioni e la tristezza e il copia e incolla formavano canzoni, portandosi sempre dietro una fotocopia del freddo.
Maledetta Italia perché L’Officina della Camomilla dovrebbe essere un piccolo tesoro messo sul tetto più alto delle case musicali, per lasciarli lanciare i sassi in viso alla domenica.
Una chitarra pressoché accordata, con una mano che tenta di rovinarla; zoppata la voce, piena di vocali chiuse quando devono essere aperte e il contrario; e la erre sembra quella di quando avevi tre anni, ma tanto sei un’assassina che succhia le tette alle stelle.
Certo Piero Ciampi, sicuramente Syd Barrett e un amore casto per la dark wave degli appennini anni 80, un tacco di cha cha togliendo a turno gli strumenti fondamentali come basso e batteria, sostituita da palline di ping pong, o da quelle oscene pianole e sonaglini vari, ma tanto io della musica non me ne faccio un cazzo e ascolto solo musica orrenda.

Canzoni pop dalla forma stupenda come sirene che non vorresti mai fermare, come ciò che succede quando ascolti “Ti Porterò A Cena Sul Braccio Della Ruspa”, e non di una ruspa, ma DELLA ruspa; che ti innamori perché rotta, corrotta, sbilenca ma dotta; scritta per tutti i piromani che portano le scarpe a strappo.

Oppure ti imbarazzi danzando reggae su “Dai graffiti dei Mercati Generali” con una vocina delicata di lei che non si imbarazza, lei, di non cantare a tempo, di non fare i cori come dovrebbe, di cantare e scrivere secondo coscienza e non secondo un dogma, mentre lui chiede tenero: “Cecilia, oggi sul presto, ti va di dar fuoco alla scuola? Scatteremo polaroid pop a tutti gli studenti morti nel falò”.

Perché non “Gentilissimo Oh”? L’altra perla, sporca di nebbia e cioccolato.
Fioccano anche banalità compositive con “Charlotte” (bella per i semiseriosi cantautori romani, ma non per questi certosognanti milanesi) ed “EE Londra e Londra”, che purtroppo al posto del cuore sembra avere una calcolatrice, perché al posto del cuore ha il veleno che aveva in gola Napoleone.

La chiusa perfetta nel mondo dell’Officina della Camomilla va affidata a “Un Fiore per Coltello”, perché solo dopo tutto questo si può comprendere e accettare il pianificato scrivere randomico evitando così di raccattare sberle e manrovesci di buio e notte mentre casca giù l’inverno travestito da fiorista con il frigorifero pieno di denti di leone.

Si tenta sempre di trovare il degno successore dei grandi autori: mentre Piero Litaliano amava la bottiglia piena di versi, l’Officina della Camomilla ama la battaglia dei versi diversi (anche il vino, certo); mentre Vinicio Capossela (anche lui il vino, certo) è il Rey del cantare patafisico, l’Officina della Camomilla sono i Principles del cantare pataurbano.

 

essere vegetariani

May 9, 2012

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essere vegetariani

Il mondo occidentale ormai è diviso in due gruppi: il gruppo che mangia carne e quello che non la mangia. Naturalmente ci sono moltissimi sottogruppi, che integrano più o meno prodotti animali, o che si distinguono per il consumo o l’astinenza di particolari cibi.  Quando vogliamo affrontare frugalmente la questione di cosa portare in tavola ogni giorno, una riflessione su un certo tipo di dietetica, a prescindere da necessità mediche o morali, è necessaria, perché volente o nolente, alcuni cibi costano più di altri, ma alla fine quello che conta è essere sazi, no?


La carne è l’alimento più caro tra tutti i cibi che possiamo mangiare, quindi limitarne il consumo o addirittura smettere di mangiarla, potrebbe risolversi in un notevole risparmio. Voglio dire, pensando logicamente, se devo scegliere tra due pasti, uno con la carne e uno senza, e l’uno mi costa 5 euro e l’altro 1 euro, se voglio risparmiare, quale sceglierò? È ovvio che da un punto di vista puramente lineare e logico, se la carne costa, il problema si risolve eliminandola….

A me personalmente la carne piace. Da bambina a casa mia si mangiava, anche di vari tipi, per esempio pollo,  manzo e vitello, maiale e qualche volta agnello. Da adulta poi, ho cominciato a limitarmi a pollo, tacchino e macinato (spesso misto), per risparmiare. Se devo essere sincera, però, potrei, se voglio, farne a meno. Ci sono tantissime ricette veramente gustose che si possono realizzare senza carne, e il fattore salute non dovrebbe costituire un grosso problema, fintanto che si badi ad integrare la dieta anche con altri cibi proteici.

Ora, quali cibi proteici sono adatti ad una dieta vegetariana? Negli anni novanta c’è stato il boom dei prodotti a base di soia, come le “bistecche” di soia, il “macinato” di soia, ecc., una carne vegetale, insomma, e spesso si è sentito dire che addirittura il sapore se ne avvicinava. Il problema della soia, però, secondo me è che, per renderla così vicina alla carne deve essere processata in un certo modo e questo fa diventare la soia un prodotto non più genuino ma industriale. Ciò, monetariamente parlando, significa che la soia è cara e il suo consumo non rientra in una scelta di menù frugale. In più, negli ultimi anni, abbiamo scoperto che la soia viene geneticamente modificata e c’è chi ha anche sviluppato una sua intolleranza.

Se vogliamo diventare vegerariani, quindi, perché non farlo nel modo più naturale possibile? Ci sono dei cibi “vegetariani” molto semplici e frugali. Non annovero fra questi cibi proteici il quinoa o altri cereali alla moda che sono solo cari e a mio avviso, per quanto sani, superflui:

Legumi: fagioli, lenticchie, ceci, piselli. I legumi sono buonissimi ed esistono infinite ricette, una più succulenta dell’altra, nelle quali possiamo utilizzarli!

Frutta secca: noci, mandorle, nocciole, arachidi. Nella stagione giusta si trovano abbastanza a buon mercato e si possono utilizzare, non solo in pasticceria ma anche in cucina per preparare salse e aggiugnerle alle insalate. Non annovero i pinoli perché sono carissimi e il pesto di basilico viene buonissimo ANCHE utilizzando la frutta secca sopracitata. Le noci ovviamente possono anche essere consumate allo stato naturale, come merenda tra un pasto e l’altro, per esempio, e sono sanissime anche grazie ai buonissimi oli che contengono.

Uova: sono un cibo estremamente frugale e si possono utilizzare per preparare splendide frittate di tutti i tipi e gusti, per legare polpette vegetariane, mangiarle sode in insalata o in sfiziosi panini e mischiate con la maionese, e in tante altre ricette.

Formaggi: ok, i formaggi sono cari, ma dipende da quale tipo e anche in quale zona dell’Italia ci troviamo e quale formaggio è tipico di quella zona e quindi generalmente più economico. Normalmente posso dire che la ricotta e la mozzarella sono abbastanza abbordabili. Il formaggio può sostituire il secondo se accompagnato da un contorno, come insalata o patate lesse. Anche il parmiggiano, spolverato in vari cibi, contribuisce ad aumentare il contenuto proteico della pietanza.

Come costituire quindi un menù senza carne che sia ugualmente equilibrato? Integrando I cibi proteici ad ogni pasto o almeno una volta al giorno. In questo modo non ci saranno carenze e il menù sarà anche adeguatamente variato.

Con tutto questo discorso, significa che da oggi in poi sarò vegetariana?

NO. Ma semplicemente cercherò di non comprare carne. La mangerò se ne riceverò in dono (come avviene spesso quando mia madre ci viene a trovare ;-) ) o se sono invitata, perché in fin dei conti mi piace e la comprerò in casi eccezionali quando mi avanzerà qualche soldo in più dalla spesa o in occasione di qualche festa in particolare, o perché forse ho trovato un’offerta vantaggiosissima.

A breve un post su come risparmiare se si vuole comprare carne!

E voi siete vegetariani? Lo siete diventati per risparmiare o per seguire un ideale? Se non lo siete, potreste rinunciare alla carne e optare per proteine vegetali allo scopo di risparmiare sulla spesa?

May 9, 2012

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vini toscani doc

Come ogni anni ci siamo prestati alla “settimana delle anteprime toscane”, ossia una corsa di assaggi fra i vini delle più celebri denominazioni di origine: Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino. Un’overdose di campioni che indispone, più che dispone, alla comprensione d’un singolo vino d’una azienda vinicola: ma che ad oggi pare l’unico modo per consentire una panoramica delle denominazione e delle annate al maggior numero di persone possibili, e nel minor tempo possibile. 

Chianti Classico: 152 aziende partecipanti, 450 etichette in degustazione (no, non le abbiamo provate tutte) per un territorio di 7200 ettari di vigna da cui sono stati prodotti nel 2011 circa 28 milioni di litri di vino, con un valore della produzione di circa 360 milioni di euro e un fatturato dell’agroalimentare di ben 500 milioni di euro. E, nonostante ci sia un+4% nelle vendite rispetto al 2010 (tutto export, essendo ormai al 78% di quota esportata), permangono le difficoltà a smaltire l’intera produzione di Chianti Classico. Tanto che si vuole riprovare a cambiare il disciplinare di produzione, tentando un nuovo harakiri, curiosamente proprio alla fine del mandato del Presidente del Consorzio Marco Pallanti: c’è già un folto gruppo di produttori che si prepara all’opposizione nelle prossime settimane.

Del resto il Consorzio del Chianti Classico, rappresentando il 90% della dell’intera produzione nella denominazione, è stato il primo a applicare le nuove funzioni di tutela, vigilanza e promozione “erga omnes”: diventando, per legge, custode e gestore della denominazione e del marchio Chianti Classico, che diverranno patrimonio collettivo, obbligando tutte le aziende vinicole che se ne avvalgono a dare il loro contributo. Cioè a pagare il Consorzio anche se non consorziate. Sarà per questo che l’azienda Antinori è appena rientrata nel Consorzio? Non sembrano pochi i 2 milioni di euro all’anno spesi in “comunicazione”

Quanto alle annate: il 2009, lo avevamo già accennato l’anno scorso, è una buona annata, dai vini caldi ma non cotti, ma nemmeno molto complessi.

Fra i migliori Chianti Classico 2009 c’è la Porta di Vertine, che è molto buono, Val delle Corti e Poggerino. Da segnalare poi Lamole di Lamole.

Fra i migliori Chianti Classico Riserva 2009 svetta il Campitello di Monteraponi, un vino di razza e finezza, che riconcilia con la denominazione e ne mostra la potenzialità negletta da non pochi enologi.

Il 2010 invece è stata un’annata con andamento irregolare che ha dato vini davvero interessanti, ricchi di corpo e acidità, non senza complessità. Molti ovviamente non erano ancora né pronti né imbottigliati, così ci contentiamo di segnalare i Chianti Classico di: Castellare di Castellina, tecnico ma centrato, San Giusto a Rentennano, il Chianti Lama della villa di Fattoria di Lamole, Rocca di Castagnoli e Concadoro. Da non dimenticare il Chianti Classico Riserva Poggio delle Rose 2008, che arriva ora in commercio, e il Chianti Classico Millennio 2007 di Castello di Cacchiano.

Da sottolineare i progressi delle aziende di Lamole, area fra le più suggestive e promettenti della denominazione: la finezza dei vini di Lamole ha pochi euguali.

Fuori dell’anteprima, ovviamente non potevamo dimenticare i vini di Montevertine a Radda in Chianti, una delle migliori aziende vinicole d’Italia: il Montevertine 2009 (un Chianti che rifiuta la DOCG) è vino fine e delicato, d’inaspettata freschezza. Il Pergole Torte 2009 è un vino più profondo e sapido, ma anche più giovane e complesso, che mostrerà tutte le sue qualità solo fra qualche tempo. Sono entrambi vini emblematici di stili e caratteristiche della denominazione.

Nobile di Montepulciano: 1300 ettari da cui oltre 7,5 milioni di bottiglie vendute, il 61% di cui all’estero. Il calo delle vendite dell’ultimo anni, da comunicato del Consorzio (che abbisogna di un poco di esegesi), non viene ascritto alla crisi economica ma da “precise esigenze produttive del territorio che, fra 2009 e 2010, ha vissuto una sorta di overbooking dei propri rossi”. E infatti nel 2010 è stato autorizzato l’impianto di 100 nuovi ettari a Nobile. Sarà… il Consorzio ci sembra comunque dinamico nelle sue mille iniziate, forse più dei vini che rappresenta: la tendenza di aver un minor apporto di vitigni complementari, ossia i diversamente nazionali come il Merlot. C’è anche un accenno a fare vini meno “tostati” e tecnici, ma molto timido.

La 2009 è stata, come si diceva per il Chianti, un’annata calda ma buona, con vini in proporzione meno caldi e più complessi dei Chianti. Fra i migliori c’è il Nobile di Montepulciano di Le Berne, in versione moderna e un poco legnosa (sarebbe auspicabile un diverso uso del legno piccolo) ma di bella materia, e il Macchione, anch’esso fatto in legno piccolo, ma che spicca per gli aromi balsamici e mentolati.

I 2008 Nobile Riserva presentati in anteprima non ci sono parsi così rappresentativi.

Purtroppo, i migliori Nobile di Montepulciano li abbiamo assaggiati un po’ di tempo dopo le anteprime. Mi riferisco a Poderi Sanguineto, il cui Rosso di Montepulciano 2009 è uno dei vini più formidabili e bevibili che abbiamo provato in tutto l’anno scorso (oggi si trova il 2010 in commercio, più spigoloso), delizioso anche il Nobile di Montepulciano 2009. C’è poi il Nobile 2009 di Cantine Crociani, specchio della denominazione a un prezzo digeribile, e il Nobile Riserva 2008 di freschezza e carattere. Un ottimo lavoro lo stanno facendo anche i ragazzi del Conventino, che hanno in vendita ancora bottiglie dell’eccellente Nobile di Montepulciano Riserva 2006.

Delle nuove annate di Brunello di Montalcino scriveremo in un prossimo articolo…

Premio: Liebster Blog

May 8, 2012

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Premio: Liebster Blog

Un grazie mille a Steffy per avermi scelta per questo premio! …E mi piace in particolare perché è in tedesco, e significa “Il Blog più carino”!
Devo dire che fare un post dedicato a un premio sembra un po’ troppo un autocompiacimento… ma nonostante ciò, a me piace riceverli, non tanto per il premio in sé ma per quello che secondo me rappresentano. È una pausa dallo sfornare regolare (o irregolare nel mio caso in questo periodo :-( ) di post inerenti al tema del blog, ed è uno scambio di apprezzamento e un aiuto nel farsi conoscere reciproci che sa tanto di umanità.

Quindi ringrazio ancora una volta Steffy e vi invito ad andarla a trovare al suo blog www.steffys.net! Poi, secondo il regolamento, mi accingo a mia volta a premiare 5 blog che hanno meno di 200 followers e ad avvertirli.

Vorrei però aggiungere questo: seguo vari blog, chi più, chi meno, e dal momento che l’andazzo è che ogni tanto arrivano i premi e a volte bisogna continuare a darli, ho deciso di premiare sempre un blog nuovo così tutti ricevono la loro parte, e a chi non è toccato questa volta, prima o poi toccherà!

Ecco i blog:

La campagna appena ieri
Un Truciolo
Le cose che piacciono a me
Mamyslow
Café noir chic

Buona Visione!

Calendario Frutta e Verdura: Maggio

May 8, 2012

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Calendario Frutta e Verdura: Maggio

A maggio, tra asparagi, fagiolini, bietola, e piselli, ci sono tante cose nuove da mangiare! I piselli forse sono ancora un po’ cari ma per il resto si può farne scorta, cuocerli e metterli in freezer. E con il tempo più mite fa piacere mangiare delle insalate miste di lattuga, carote e ravanelli, magari facendole più sostanziose aggiungendo del tonno o del pollo lesso! Comunque qui da noi regnano sovrani gli spinaci, un po’ del nostro orto e un (bel) po’ dall’orto del contadino che abbiamo ricevuto… e lo so che ci sono tantissimi modi, anche molto sofisticati per prepararli, ma noi ce li stiamo mangiando soprattutto ripassati con la cipolla e adagiati sopra una bella bruschetta! Che bonta!


Verdure:

  • Aglio
  • Asparagi
  • Bietole
  • Carote
  • Cipolle
  • Fagiolini
  • Lattuga
  • Piselli
  • Ravanelli
  • Spinaci

Frutta:

  • Arance
  • Fragole
  • Kiwi
Calendario delle semine Maggio

May 6, 2012

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Calendario delle semine Maggio

Maggio, il mese dei fiori e delle rose! Nel nostro giardino-orto, le rose stanno fiorendo in tutto il loro splendore, dando incredibili tocchi di colore tra i terreni coltivati, dove le nostre piantine, piano piano, stanno crescendo… In questo mese possiamo già piantare a dimora un gran numero di semi di verdure e trapiantare le piantine coltivate in vaso nei mesi scorsi! Speriamo però che il tempo si rimetti e che ci sia un po’ più di sole che in aprile!!



Luna crescente

  • Semina all’aperto, a dimora: anguria, basilico, bietola da orto, cardo, carota, cetriolo, coriandolo, fagiolo, fagiolino, fava, melone, peperone, pisello, melanzana, pomodoro, prezzemolo, ramolaccio, ravanello, rucola, scorzonera, zucca e zucchino.
  • All’aperto, in semenzaio: basilico, pomodoro, melanzana e cetriolo.
  • In serra, solo nelle zone più fredde del Centro-Nord: acetosa, basilico, cetriolo, anguria, melanzana, melone, peperone, pomodoro, zucca e zucchino.
  • Trapianti all’aperto, a dimora: anguria, basilico, bietola da orto, cardo, cetriolo coriandolo, fagiolo, fagiolino, fava, melone, peperone, melanzana, pomodoro, ramolaccio, scorzonera, zucca, zucchino, cavolo cappuccio, spinacio perenne, indivia riccia, lattuga, bietola da coste, lattuga a cappuccio, porro, scarola e sedano. 

Luna calante

  • Semine all’aperto, a dimora: agretto, bietola da coste, cipolla rossa e dorata, lattuga da taglio e spinacio.
  • All’aperto in semenzaio: cavolo cappuccio, spinacio perenne, indivia riccia, lattuga, bietola da coste, lattuga a cappuccio, porro, scarola e sedano.
  • In serra, solo nelle zone fredde del Centro-Nord: agretto, bietola da coste, cavolo cappuccio, lattuga e indivia riccia.

May 6, 2012

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laTartara

“Poco ma buono”, che varrebbe anche per qualsiasi governo non più ladro con inumidenti burrasche di piogge reali o bancarie, trova applicazione in una volontaria riduzione dei miei personali consumi di carne e di sale.

E, seppur toscano, è di “piemontese” che da qualche tempo mi inebrio.

Giorni fa, spinto da fami notturne mentre parlavo a un videotelefonocompiuterizzato, mi sono trovato a non poter accendere il fuoco. Ragionavo della giornata con l’altra parte della mia anima, finita dall’altra parte del mondo. Così ho preso una splendida braciola e col mio professionalissimo coltello giapponese ho fatto prima tante striscioline e poi tantissimi minuscoli pezzetti, pregustandomi così una familiarissima e classicissima tartara.

Niente da fare, alle volte i frigoriferi dei cuochi sono disperatamente vuoti. E lì, mentre continuavo a parlare attraverso il computer, ho rivolto lo sguardo alla mia dispensa nella speranza di trovare possibili condimenti. Ed infatti un prezioso aceto balsamico regalatomi dagli organizzatori del Festival della Laicità di Reggio Emilia mi è apparso come sicura salvezza.

Senza voler suscitare scandalo, in intimità vi confesso che, non visto, ne ho mischiato qualche potente goccia con un non niente di una ottima salsa di soia, trovando poi la giusta salatura con un pizzico abbondante di gomasio. Il trito di carni, già a quel punto, era di una svenevolissima bontà. Poi, come dal nulla, mi è apparsa una cipollina piccola e fresca dispersa in una fruttiera che ho prontamente affettato nella totalità delle sue parti bianche e verdi. Un pizzico di peperoncino macinato e una grattugiata di pepe nero, insieme a un non niente di buon olio, mi hanno convinto che, come cuoco, non son da buttare.

May 5, 2012

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Birra, guida Slow Food

Il prossimo 16 maggio sarà disponibile in tutte le librerie la nuova edizione della Guida alle Birre d’Italia edita da Slow Food. La guida, primo ed unico esempio in Italia in materia di birre, ha il pregio di mappare tutto il territorio nazionale dal punto di vista della (micro)produzione brassicola, raccontando le storie, i sogni e i prodotti di centinaia di artigiani, che hanno scelto di produrre birra, in un paese a tradizione viti-vinicola dove anche il sistema fiscale predilige chi produce vino. Un settore, quello della birra artigianale, in continua crescita e che progressivamente registra un miglioramento in termini di qualità, costanza produttiva e di consapevolezza culturale, un settore “in netta crescita” come lo vedono i curatori della guida Luca Giaccone ed Eugenio Signoroni. Luca Giaccone, già curatore delle precedenti edizioni è anche giudice per Unionbirrai, all’European Beer Star e collaboratore dell’associazione inglese per la birra artigianale Camra, mentre Eugenio Signoroni, laureato all’Università di Scienze Gastronomiche, dal 2009 collabora con Slow Food anche per quanto riguarda la guida vini e quella sulle osterie.

Quali sono le novità di questa nuova edizione della guida?

Moltissime. A partire dalla grafica (nuova copertina, progetto grafico interno totalmente ripensato) per arrivare al cambiamento più significativo, che sta nel modo in cui vengono valutate le birre. Non più le stelle, che avevano caratterizzato le precedenti due edizioni, ma tre riconoscimenti attribuiti ai birrifici e tre riconoscimenti attribuiti alle birre; abbiamo premiato i birrifici con la chiocciola, la bottiglia e il fusto. La chiocciola – il simbolo di Slow Food – è stata attribuita a quei birrifici che, producendo una gamma di birre organoletticamente molto alta, ci piacciono particolarmente perché in qualche modo interpretano i valori cari a Slow Food: si tratta di birrifici che hanno attenzione all’impatto ambientale, alla provenienza delle materie prime, alla filiera, birrifici che spesso hanno creato uno stile proprio, inventando filoni birrari molto fertili. La bottiglia è attribuita ai birrifici che offrono una qualità media molto alta e che esprimono il meglio qualitativo in bottiglia. Il fusto è attribuito ai birrifici che hanno qualità media molto alta e che esprimono il meglio alla spina. I riconoscimenti ai birrifici spostano l’attenzione dal singolo prodotto (che è il classico atteggiamento delle guide che attribuiscono giudizi “numerici”) all’azienda nel suo insieme. Siamo infatti convinti che i birrifici, come ogni azienda che opera nel settore alimentare, debba essere considerato nella sua interezza, nella sua complessità. Non ci siamo però voluti sottrarre alla responsabilità di indicare anche le singole birre che più ci convincono. Qui i riconoscimenti utilizzati sono: birra slow, birra quotidiana e grande birra. Le birre slow sono le birre che, oltre a essere organoletticamente molto alte, sanno anche emozionare, perché ci raccontano la storia di un birraio, di un birrificio o di un territorio. Le birre quotidiane sono quelle che, oltre a essere molto buone, sono anche molto equilibrate e non perdono mai di vista la facilità di beva; sono quelle birre che si possono bere in qualsiasi momento della giornata, o che si possono bere a lungo nella serata, perché non ti stufano mai. Le grandi birre, infine, sono le birre organoletticamente molto alte.

Questo nuovo modo di “valutare” i birrifici ci pare necessario per raccontare in modo più adeguato un mondo che è in rapidissimo cambiamento.

Rimane, ovviamente, la base del nostro lavoro, che è la conoscenza del birrificio sul territorio e la visita effettuata da uno dei tanti collaboratori. Riteniamo che solo attraverso l’incontro col birraio e con la visita del birrificio si possa fare un lavoro davvero serio.

La guida riflette il panorama brassicolo nazionale: a che punto è l’Italia dal punto di vista di consapevolezza e mezzi produttivi?

In netto miglioramento. Rispetto alle passate edizioni abbiamo rilevato una qualità media decisamente superiore. Visitando i birrifici ci si rende conto che il grado di preparazione dei birrai è sicuramente cresciuto, così come quello dei produttori di impianti e dei fornitori di materie prime. Rimangono grossi problemi di dimensionamento e di posizionamento nel mercato. I birrifici sono spesso troppo piccoli, le spese sono troppo alte e, anche se il settore “tira”, molti fanno fatica a stare sul mercato; se non si effettua vendita diretta la marginalità è davvero bassa e i volumi troppo piccoli per giustificare i grossi investimenti che potrebbero portare ad un costo-litro più basso. Molti birrifici sono poi di recente apertura, e quindi hanno ancora molti investimenti aperti. 

Sfogliando le pagine della guida ci si rende però conto del divario quantitativo tra i produttori del Nord e quelli del Sud. Quali sono, secondo voi, le ragioni alla base di questo divario?

Sicuramente vi è un aspetto di natura storica. Il fatto che i microbirrifici siano nati, nella seconda metà degli anni ’90, tra Piemonte e Lombardia, ha certamente creato un effetto volano i cui risultati si vedono ancora oggi. Molti birrai hanno aperto spinti dalle esperienze positive dei colleghi, potendo contare su un mercato già più ricettivo. C’è poi anche una differenza comune a tanti altri settori: non solo in quello birrario il Sud ha sempre avuto maggiori difficoltà a fare impresa rispetto al Nord del Paese. Bisogna comunque considerare che sebbene continui a esserci un divario effettivamente visibile già a livello numerico, la qualità delle produzioni del sud Italia è in netta crescita, anche con una costanza difficilmente riscontrabile solo pochi anni fa.

Più di 200 birrifici recensiti e 1000 birre degustate: stando a questi numeri, il settore è in continua crescita. La paura è che si stia inseguendo la moda del momento.

Non c’è dubbio che si stia assistendo ad una “moda” dei birrifici artigianali, ma non crediamo che questo sia un problema, anzi, crediamo che possa offrire grandi opportunità. Certamente i birrifici devono mettere in conto che, passata la moda, si potrebbe registrare una contrazione e devono essere bravi a sviluppare un mercato solido, lavorando bene sulle birre standard, fidelizzando i clienti con la qualità – che deve essere il più possibile costante – e cercando di essere più forti possibili sul territorio.

Un commento conclusivo?

Ci auguriamo che questo nostro lavoro possa essere il giusto compagno di viaggio per un numero sempre maggiore di appassionati, ma ci auguriamo anche che giunga nelle mani di un pubblico più generico, che possa scoprire l’affascinante mondo dei birrifici, un mondo che ci piace particolarmente, con tutte le sue specificità, le sue contraddizioni e la sua “biodiversità”.

di Roberto Erro

April 30, 2012

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Salsa guatemalteca

Ogni sette anni prendo in mano un grande setaccio, come quelli che il cinema ci ha abituato a vedere nelle corse all’oro. Mi fu regalato a ventuno anni da un un Vulcano di luce marina del centro America. Ora ho imparato, scendendo non visto al fiume, ad immergerlo parzialmente, con calma e una decisa attenzione. Sottopongo così tutto il raccolto di questi duemilacinquecentocinquantacinque giorni, al lavaggio delle acque.

Le prime volte non sapevo come e perché usarlo e, tolto il fango e la polvere, raccoglievo di tutto e di più con il rischio di perdere, fra le cianfrusaglie della vita, cose importanti e delicate. Anni fa, fortunatamente, dopo aver incontrato una sciamana che mi rapì portandomi via con una vespa, ho imparato. E dopo aver moltiplicato per otto i sette anni necessari, sono più accorto e, finito di scavare, raccogliere e lavare, poche sono le preziosità della vita che mi trattengo sul cuore. Le poche che rimangono lì, brillano sopra la fitta rete, e io palpito per tutte loro.

Il resto sinceramente lo lascio andar via.

E da quando lo sguardo mi si è rivolto al “ciò che è stato”, penso spesso al futuro con rinnovata passione. Voglio trattenere solo ciò che ha per me un’eco della mia passione.

Prima non era così, perdevo e vincevo persone a cui ora chiedo scusa, sperando nel loro perdono. Perdevo bellissime cose con incosciente serenità. Ma si sa, quando si è giovani si è malati di preoccupante immortalità. Ora finalmente tutto mi è più chiaro, e son guarito dalla maschile stupidità e certo non mi voglio far sorprendere dal tempo che non fu. Giro per strade improvvisamente aperte e cerco chi fu dolce e gentile, chi fu capace di innamorarsi con me delle vita. E non intendo più farne a meno. Se solo fosse un saluto da salvare, è questo che intendo salvare come la cosa più preziosa da ritrovare.

Un amico, Elvis, canadese con una chitarra blues, mi disse intorno a un tavolo: “Ora lo sappiamo, alla nostra età non ci si può perdere. Se ci si ritrova è necessario riconoscersi e non lasciarsi mai più”.

Salsa Guatemalteca di peperoncino e cipolla bianca

Se non avete il loro peperoncino selvaggio, teso con la sua pelle ai suoi due unici semi, piccolo e potentissimo, raccolto ancora verde e pieno di aromi, andrà benissimo quel che avete sotto mano. Raccolto acerbo, sempre verde mi raccomando, prendetelo e tritatelo finemente, amalgamandolo poi in un soffrittino di cipolla più stufato che soffritto per poi conservarlo in barattolini riposti lontano da mani imprudenti. Usatelo in aggiunta al vostro panino preferito o per arricchire peperoni arrostiti, melanzane sott’olio e per misuravi con uova affrittellate che sosterrete “di origine Maya”. Mentre respirerete a bocca aperta per riprendere fiato, ricordatevi che la vita, così, è più bella.

April 28, 2012

Posted by: Gaspare Serra

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FAMIGLIE, “DI FATTO”…

CONDIVERE CASA, AFFETTI, SENTIMENTI…
PERCHE’ NON ANCHE DIRITTI?

Sono in continuo aumento le convivenze “more uxorio”, sia etero che omosessuali.
“Famiglie di fatto” a tutti gli effetti ma che, per lo Stato italiano, semplicemente “non esistono”, sono “invisibili”: individui che, pur condividendo stessa vita, stesso tetto e magari anche dei figli, sono considerati alla stregua di estranei (al massimo, coinquilini!).

Nel miglior dei casi il discrimine tra l’esser riconosciuti come famiglia o l’essere “coppie invisibili” risiede nella libera scelta della coppia etero di non convolare in nozze; nel peggiore, il discrimine sta, invece, nella diversità sessuale della coppia omosex, alla quale la scelta di sposarsi è in ogni caso preclusa.
Non va dimenticato, poi, come per molte coppie la convivenza risulta una scelta obbligata: nel caso di partner proveniente da una precedente esperienza matrimoniale e intenti a costruirsi una nuova vita, gli estenuanti tempi processuali per ottenere una sentenza di divorzio costringono spesso a convivere per anni in attesa dell’ottenimento dello “stato libero”.

FAMIGLIA O “FAMIGLIE”?

Cos’è la “famiglia” oggi?
Il modello familiare stile “Mulino bianco” sembra oramai la foto ingiallita di una società d’altri tempi…

La realtà sociale italiana, difatti, è profondamente mutata, come conferma l’ultima ricerca del Censis (“I valori degli italiani”) dalla quale emergono dati sorprendenti:
- aumentano le coppie di fatto (se ne sono costituite 541mila nel periodo 1998/2009, raggiungendo un totale di “881mila”);
- aumentano le coppie non sposate con figli (nel periodo 2000/2010, ne sono sorte “274 mila”);
- aumentano le famiglie composte da un solo genitore (nello stesso periodo, se ne sono costituite “345mila”);
- aumentano le “famiglie ricostituite”, ovvero formate da partner con un matrimonio alle spalle (“1.070.000”);
- aumentano i componenti delle unioni formatesi al di fuori del matrimonio (le quali, includendo i figli, conterebbero oltre “2,5 milioni” di unità);
- aumentano le coppie omosex (oltre “100 mila”, su una popolazione stimata di circa “5 milioni” di omosessuali);
- aumentano gli italiani che hanno sperimentato almeno una volta nella vita una forma di convivenza libera o informale (“5,9 milioni”);
- aumentano i figli nati al di fuori del matrimonio (dei 500.000 bambini che ogni anno nascono nel nostro Paese, “100.000” appartengono a coppie di fatto, statisticamente più prolifiche di quelle sposate);
- ed aumentano i bambini cresciuti da coppie omosessuali (già oggi, secondo altre ricerche, circa “100 mila”).

A questa emergente realtà fa da contraltare:
- la diminuzione delle unioni matrimoniali (negli ultimi 40 anni, dalle 419.000 del 1972 alle 217.000 del 2010; tra il 2000 e il 2010, i matrimoni sono diminuiti ulteriormente del 23,7 per cento, ovvero di 67.334 unità);
- la diminuzione delle coppie coniugate con figli (nel periodo 2000/2010, “739mila in meno”);
- e la maggiore “instabilità” delle coppie sposate rispetto a quelle di fatto con prole (le statistiche sanciscono che le famiglie di fatto, quando nascono i figli, hanno una tenuta maggiore rispetto a quelle sposate, le quali più facilmente ricorrono a separazioni e divorzi).

Tutto ciò impone alla nostra attenzione -oserei dire, alla nostra “coscienza”- alcuni interrogativi:

1- Ha senso continuare a parlare di “famiglia” nel senso tradizionale del termine o, piuttosto, bisognerebbe parlare di “famiglie”?

2- Ha senso far discendere dal solo vincolo matrimoniale una serie di diritti, benefici, tutele, “privilegi” tassativamente preclusi ad ogni altra forma di stabile convivenza?

3- Fino a che punto la scelta dei genitori di sottrarsi ai doveri (dunque anche ai diritti) coniugali può esser penalizzante per chi è partecipe della loro scelta pur non avendo alcuna voce in capitolo, ovvero i figli?
(ancor oggi il nostro ordinamento prevede un’irragionevole “discriminazione di status” tra figli cd. legittimi e figli naturali!)

4- Se è nel pieno diritto di ogni coppia eterosessuale accedere al matrimonio, perché negare una pari opportunità a quelle coppie che hanno come unico carattere distintivo una diversa sessualità?
Come possono essere le scelte sessuali di una coppia (mere “questioni di letto”) il discrimine tra il poter assurgersi a “famiglia” e l’aver per sempre preclusa tale aspirazione?

COS’È “FAMIGLIA”?

Che cos’è “famiglia” oggi?
Ogni unione fondata sul vincolo formale e civilistico del matrimonio o, piuttosto, ogni legame tra due partner consacrato sull’altare informale dei sentimenti, fondato sul naturale “bisogno di amarsi”, di legarsi stabilmente per progettare una vita comune?

Appare mero buon senso, allora, riconoscere come famiglia “qualsiasi comunità fondata su vincoli affettivi e caratterizzata dal rapporto di convivenza” (come già stabilisce il DPR n. 223del 1989, ma solo ai fini anagrafici).
Famiglia, prescindendo da etichette, formalità e conformismi, non è tanto -o non è solo- ciò che è consacrato su un altare o registrato da un ufficiale di stato civile, bensì ogni unione capace di coniugare insieme “amore” e “responsabilità”: quella responsabilità necessaria per assumersi dei doveri, per crescere insieme, per superare incomprensioni, per affrontare i problemi quotidiani, per condividere con il proprio partner gioie e difficoltà della vita…

Viviamo in una “società multifamiliare”: di questo -prescindendo dai giudizi che ognuno può trarre- possiamo solo farcene una ragione…
Ma la diversità delle forme -per così dire, dei “format”- familiari non rappresenta necessariamente alcuna “degenerazione” dei valori della famiglia quando, alla base della scelta della convivenza, risiede un solido legame affettivo, un rapporto di profondo amore e rispetto reciproco.
La famiglia di fatto, in altri termini, può essere giudicata una famiglia “sui generis” senza per questo dover essere considerata una famiglia “de-genere”!

“LIVE AND LEFT LOVE!”

La libertà sessuale è ancora un “tabù” nel nostro Paese, causa di profonde divisioni politico-ideologiche.
Ma libertà sessuale è semplicemente “libertà di amare” e di comportarsi secondo le proprie inclinazioni.
Tra tutte le libertà individuali, poi, questa è quella più intima e inoffensiva, non potendo mai ledere la pari libertà degli altri.
“Amare” fuori dagli schemi potrà essere peccato per la Chiesa ma non può mai essere né reato (come ancora lo è in molte parti del mondo… in almeno 38 stati africani!) né causa di discriminazione.
In Italia, al contrario, cittadini gay, lesbiche e transgender sono condannati ad una condizione di “minorità di diritti” rispetto ai loro pari europei (basti ricordare l’assenza di norme generali antidiscriminatorie che condannino espressamente l’omofobia…).
Una ragione in più per continuare una battaglia culturale, di civiltà, per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi (quali la libertà, la laicità, i diritti civili) che non riguardano né “gli altri” né “alcuni”, bensì tutti noi.

Leggi anche il dossier: “COPPIE, INVISIBILI”, su:

http://gaspareserra.blogspot.it/2012/04/coppie-invisibili.html

This post was submitted by Gaspare Serra.

April 27, 2012

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erario e giochi d’azzardo

Dal dizionario di italiano Sabatini-Coletti: “gioco d’azzardo: quello in cui si punta del denaro e in cui la vincita o la perdita dipendono solo dal caso”.

Sono quindi giochi d’azzardo il Gratta & Vinci, il Bingo, il Lotto, il Super Enalotto e tutte le lotterie in generale.

Dal sito dell’Aams (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato): “Nei giochi di abilità con vincita in denaro il risultato dipende prevalentemente dall’abilità del giocatore, oltre che da elementi di carattere casuale”.

Secondo l’Aams e la legge italiana il Poker è un gioco di abilità con una componente di alea, che, come la matematica insegna, è prevalente nel breve periodo e sempre meno, fin quasi ad annullarsi, nel lungo.

La percentuale di denaro che viene restituita ai giocatori sotto forma di vincite è di circa il 60% per il Gratta & Vinci e meno del 35% nel Super Enalotto, mentre nel Poker online è mediamente il 95%. Il resto va in parte ai concessionari autorizzati che gestiscono i giochi e in parte allo stato, sotto forma di tasse.

Non vi è alcun limite di spesa per i Gratta & Vinci, volendo se ne possono acquistare anche mille in un giorno e spendere diecimila euro. Al contrario sui siti di Poker online .it, oltre a strumenti di autolimitazione, ci sono limiti precisi sui depositi, sul costo dei tornei e sull’ammontare di denaro che si può giocare sui tavoli di cash game.

La probabilità di centrare un 6 al Super Enalotto è di circa uno su seicentoventidue milioni; secondo Roberto Natalini, un matematico del Cnr, quella che un asteroide nel 2036 colpisca la terra è una su quarantamila. Nel Poker invece non si gioca contro il banco ma contro altri giocatori e tutti hanno le stesse identiche probabilità di vincere.

Allora come mai ultimamente molti si accaniscono contro il Poker, al punto che se ne vorrebbe impedire la pubblicità e pochi si lamentano dei veri giochi d’azzardo legalizzati?

Non sarà che all’erario piace vincere facile?

Pongi-Pongi-Po-Po-Pò!

frattaglia di pollo

April 21, 2012

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frattaglia di pollo

Cercando polli intelligentemente allevati, fatevi, con supplica, vendere i loro colli caduti sotto la mannaia risuonante sul ceppo di una rivoluzione che fu nominata, in altri tempi, del “quinto quarto”, dove il popolo stracolmo di invettiva rispondeva con saggezza alimentare alla miseria. Fame scacciata dunque dal buon senso. Cercate polli con teste, creste e bargigli integri e, se non siete capaci di disossarveli, chiedete al vostro pollaiolo di fiducia di farlo lui con ovvia professionale facilità. Mi raccomando, uscite da quella bottega con scontrino, non abbiate a essere accusati, voi e il botte-gaio, di evasione sullo straordinario utilizzo di frattaglia.

Dopo di ché, preparate una farcia che corrisponda a un cinquanta grammi di un buon magro di manzo scelto macinato ben due volte con macina fina e lavorato poi con un cucchiaio da cucina insieme a dieci grammi di parmigiano più venti grammi di mollica di pane ammorbidita nel latte.

Calcolate di aggiungere un uovo intero per dar futura consistenza. Un non niente di un non niente di noce moscata e una microscopica dose di pepe nero macinato andranno insieme a questa base di impasto, in cui amalgamerete anche un cucchiaino da tè di sedano tritato finemente più un paio di passate di scorza di limone sul lato “mele” della grattugia.

Farcite con un sacchetto da pasticciere il vostro unico collo, se da soli, chiudendolo con un nodo ben fatto di spago da cucina ma senza serrare eccessivamente l’impasto. Raddoppiate le dosi se in due e mettetelo a bollire lentissimamente in una pentolina di acqua garbatamente salata e insaporita con cipolla sedano e carota, un chiodo di garofano se non avete del buon basilico, che eventualmente aggiungerete a un ciuffetto di prezzemolo. Dopo trenta minuti togliete il collo dal brodo per farlo raffreddare e per poi mangiarvelo a fettine di 4 millimetri insieme con una buona maionese tirata su con olio vero e limone (il garbato brodo potrete utilizzarlo per tirar su un risotto burro e parmigiano).

Un altro utilizzo del suddetto collo è di farlo stufare lentamente dentro un ragù di carne, o se volete dentro una semplice pomarola. In entrambe i casi, condirete la vostra pasta, poniamo dei maccheroni, con uno dei due sughi, per poi servire questo piatto, che risulterà unico, affettando il collo per disporlo ‘n coppa alla pasta, sporcandolo dell’untuoso o pomodoroso condimento. Una grattugiata di parmigiano, in questo caso, è d’obbligo.

Se poi siete umbri e vi siete fatti gli gnocchi con le patate di Colfiorito, va da sé che comunque li condirete saranno cosa buona. Ma vi giuro che se proverete a condirli con il ragù di carne, frantumandoci dentro il collo farcito, a ogni forchettata alzerete gli occhi al cielo per universale ringraziamento.

April 14, 2012

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Il grande romanzo di un bracconiere di parole

Se a distanza di quasi un anno dalla sua data di pubblicazione un libro continua a far parlare di sé, se quello stesso libro ti fa sentire l’urgenza di discuterne in pubblico e con i tuoi amici, se ti fa venire voglia di rintracciare all’interno delle sue pagine le assonanze misteriose che lo legano ad altri libri che hai letto in passato, se alla fine ti senti segretamente legato a quel libro come a un amico con cui hai condiviso qualcosa di fondamentale, è evidente che sei incappato in un’opera importante. Sto parlando di un romanzo italiano, Il nome giusto (Ponte alle Grazie), opera prima di Sergio Garufi.

È il romanzo di un invisibile – di questo, in fondo, si tratta – di un uomo morto, sfracellato sull’asfalto della circonvallazione Trionfale, a Roma, di uno spirito che segue in disparte il destino dei libri che gli sono appartenuti in vita, e che sua sorella si è affrettata a vendere in blocco, dopo la morte, a Lino, uno che ha una libreria dell’usato. “Ero legato ai miei libri, è con loro che starò fino alla fine”. Ne spia gli acquirenti, ne misura il grado di affidabilità, li pedina come un padre che scruta in segreto i movimenti dei figli lontano da casa.

Il vagabondare di questo angelo secolare in una Roma estranea e sospesa si intreccia con il ricordo di una vita, l’infanzia alla Edilnord di Milano, i feroci traumi familiari, il fallimento di un’impresa commerciale, gli amori, l’arte, la letteratura (Borges, Céline, Kafka, Leopardi, Wallace) da cui è attratto e alla quale vorrebbe dedicarsi in prima persona, come autore, pur mantenendo per lungo tempo un atteggiamento di riserbo, quasi di pudore (“A volte mi portavo un taccuino, trascrivevo brandelli di conversazione, facevo il bracconiere di parole. Mi sembrava che in quel punto privilegiato la vita opponesse meno resistenza a tradursi in scrittura”). Insomma, un post-vita in cui è completamente assente il senso dell’eternità, e in cui l’infinito è il passato, ciò che la vita è stato con i suoi affluenti di circostanze, di fatti, di persone.

Perché ho amato questo libro? Perché parla della solitudine, del chiodo della colpa, delle enormi tasche in cui stipiamo la vita, perché è scritto con una prosa misurata eppure ricchissima, e nelle sue imperfezioni da mémoire risulta efferatamente sincero. Ma soprattutto perché con la forza di un veggente mi ha parlato di questo: di quando il fumo si dissipa e gli scenari della vita ci appaiono ridotti in tizzoni, e le persone che abbiamo amato e odiato coperte di nerofumo, eppure bellissime, per quanto, ormai, irraggiungibili.

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